Le nostre navi - Vele e vapori

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Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Giu 2010 - 16:56

Gò riesumà 'na vecia "Raccolta" de ilustrazioni de navi a vela e de vapori de "Il Piccolo", più che l'ilustrazion in se stesa, xe interesante quel ghe xe scrito drìo de ogniduna, tuti ricordi o anedoti veci riguardanti i natanti in quistion e se no' ve dispiasi ve li propono.
Se no' ve interesa, basta farmelo saver.

Scuminzio con:



La Graziosa



(Quel ghe xe scrito drìo a 'stà ilustrazion mi ve lo riporto cusì come ch'el xe, con erori e tuto. Comunque el scrito el provien de "l'Archivio di Stato, Trieste".)

La più interessante novità che mai v'ho dato, vela dò oggi. È dà qui partito il Patron Ant.° Cossulich dà Lussinpiccolo, dopo la sua partenza dà qui perseguitato da venti contrarj ha consumato diverse Settimane in varj Porti, finalmente favorito dal Tempo la mattina del 27 prossimo Scorso Marzo è arrivato Sotto il Monte S. Angelo vicino Biesti, in quel Giorno dopo aver veduto passare diverse Barche Pescatrici, o sia Paranze, trovandosi sole due miglia lontano da Terra, due di queste virarono improvisamente di Bordo, e gli venero adosso; in ogn'una comparivano soli trè uomini vestiti in Capoti; quando ecco attacatisi à lui sortirono dalle loro Stive trenta e più Turchi dà lui creduti Tripolini, che l'obligarono di porsi in Alto mare, quando Ecco in distanza 15 miglia dà Terra gli dissero, che andarà con Essi in Traccia, dal loro Corsaro per dimostrar à lui i suoi documenti, e la sua chiarezza, Spiegandosi, che Essendo caduta la Repubblica di Venezia siano intencionati, e risoluti di predare tutti quelli Bastimenti, e Barche, che ritrovaranno nell'Adriatico senza Patente, e senza Firmano; appena fattagli qª Dichiaragione è sopragiunta una gagliarda Borascha, dalla quale è nato un grossissimo mare dà Ponente, che hà Sbigotito i Turchi facendoli risolver andar colla Pescaressa cercar il loro Bastimento Corsaro; neppure visitaron le tasche ai Marinari, presero però quanto pane e vino teneva, alcuni capotti, alquanta pagia di Fiume, un anello, due orologj.
Il Padrone Sbigottito dal caso invece di proseguir il Suo viaggio è ritornato à Lusino, donde poi è venuto a Fiume Sabato prossimo scorso col carico di Legname, e col Proprietario di q.° e col Sopracarico.
Egli unito ad Essi ha deposto quanto vi Scrivo, ed inoltre hà denunciato, che dalla Spiaggia di Manfredonia sono state condotte via due Barche, delle quali una Era Cattarina, e tutte due Si ritrovavano all'Ancora avendo à Terra porzione dell'Equipaggio, per l'assenza del quale gli è riuscito tagliar ad Esse la Gomena, e menarla via. Tutto ciò servavi di direzione e, disposto sempre à vostri Comandi riportandomi alla mia sotto li 6 Cor.e. Scritavi vi riverisco. Saverio Summa Campagna.

(pecà che no' xe scrito l'ano de quando xe capitado 'stò fato, e stranisima la magnera de scriver de 'stò "Saverio Summa Campagna".)



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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Giu 2010 - 17:42



Arciduca Ludovico


Il 16 maggio 1837 alle 5 del pomeriggio un piroscafo costruito in Inghilterra, il "Ludovico Arciduca d'Austria", solida nave a ruote di 320 tonn. e 1000 cavalli di forza salpò dal molo San Carlo con 53 passeggeri e a pieno carico per Costantinopoli dove arrivò il 30 maggio, dopo aver sostato nei porti di Ancona, Corfù, Patrasso, Pireo, Syra e Smirne.
Il viaggio durò 14 giorni, per allora un vero record. La tariffa per la I classe era di 125 fiorini, per la II di 85 fiorini.

"Questa bella imbarcazione, nuovissima e di solida costruzione, offre una sistemazione assai comoda per i passeggeri, stanze separate per uomini e donne, come pure stanze comuni per le famiglie. Dispensa e cantina sono ben fornite e per intrattenimento spirituale è a disposizione una piccola ben fornita biblioteca".

"Partito il Ludovico il giorno 10 di novembre del 1837 alle ore 7 pom. da Syra, si trovò nel canale di Scio, verso le ore 3 1/2 della mattina susseguente ed essendo la notte bellissima, splendendo la luna, scoperse alla distanza di circa 4 miglia un battello a vapore che si dirigeva verso Ostro-Libeccio, quando la direzione del Ludovico era verso Greco-Tramontana. Il mare tranquillo, la perfetta calma, lo splendore della luna, concorsero a determinare una parte dei viaggiatori a passeggiare sul ponte ed osservavano essi pure il bastimento a vapore che si avvicinava, drizzando la prora verso il centro del Ludovico.
Il comandante cap. Zencovich, osservando questa manovra, ch'egli tosto giudicò irregolare, prese egli stesso il governo del timone, e fece piegare all'istante il Ludovico a Ponente, per evitare l'urto. Ma il bastimento a vapore che si riconobbe essere il Dante, di ragione della regia impresa francese, usando di tutta la forza delle sue macchine di 160 cavalli urtò con violenza nel fianco destro della poppa del Ludovico e, dopo averlo investito, lungi dal fermare le macchine, continuò con sempre maggior veemenza a danneggiarlo, malgrado le continue grida del capitano, dell'equipaggio e dei passeggeri, i quali ultimi, nel furore della loro indignazione, volevano ricorrere alle armi per vendicarsi dello spavento ricevuto e fu d'uopo tutta la prudenza del cap. Zencovich per riuscire ad acquietarli. Il danno materiale sofferto dal Ludovico, fatto rilevare nelle forme legali da uomini dell'arte, si fa ascendere a più migliaia di fiorini."
(Osservatore Triestino 1837)


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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da guido bighelli il Gio 24 Giu 2010 - 20:32

Sta storia del Arciduca Lodovico podeva finir in una vera tragedia...
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Lun 28 Giu 2010 - 15:06

Par pròpio de sì Guido, ma cosa te disi: devo continuar a "sburtar" (come che te disi ti) 'stà roba o xe mejo de nò?

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da guido bighelli il Lun 28 Giu 2010 - 19:34

Ma, cossa te vol, a mi me piasi tute ste robe, max dela storia de Trieste de
una volta...I altri no saveria dir! Forsi i sa za tuto...
Scrivo e con un ocio cuco la TV. A mi el Brasil me piasi 'ssai e spero che'l vinzi.
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da borin il Lun 28 Giu 2010 - 21:26

mi le go a casa... ma le rivedo volentieri
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Mar 29 Giu 2010 - 14:12

Grazie a tuti e dò, vol dir che continuerò a meterle.

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Messaggio Da Fabiana il Ven 16 Lug 2010 - 16:07



Gita delle LL. MM. a Capodistria


Le LL.MM.II.RR. si sono graziosissimamente degnate di accettare l'offerto omaggio di una Corsa di Piroscafi da qui a Capodistria e ritorno.
Questa avrà luogo nella mattina del giorno di Sabato 7 corrente nel modo seguente:

1. Il Piroscafo "Imperatore" sarà onorato dall'augustissima presenza delle LL.MM.II.RR., e l'imbarco seguirà al Molo S. Carlo.

2. I Piroscafi destinati a farne il corteggio con a bordo i Signori Invitati sono: "Arciduca Giovanni", "Principe Metternich", "Mahmudiè", "Conte Mittrowsky", "Conte Stürmer", "Arciduca Francesco Carlo", "Arciduchessa Sofia", "Arciduca Federico", "Imperatrice".

3. Questi Piroscafi saranno ancorati nella rada e l'imbarco potrà soltanto succedere nei seguenti punti, cioè: alla Sanità, all'imboccatura del Mandracchio sulla Batteria civ., alla bocca del Canal grande, al Molo del Sale.

4.Nei suddetti quattro punti saranno stazionati i battellanti per condurre a bordo i Signori Invitati. Ogni piroscafo ed ogni barca avranno appesi dei palloni di colore simile a quello dei rispettivi viglietti di entrata.

5. I Signori Invitati sono pregati di trovarsi a bordo del Piroscafo per il quale ebbero l'invito, al più tardi sino alle ore 10 a.m., presentando i viglietti di entrata muniti di timbro. Battuta l'ora sopraindicata, un colpo di cannone annunzierà che le scale vanno a levarsi, e nessuno, ancorché munito di viglietto, verrà ulteriormente accettato.

6. Si pregano i Sinori Invitati a non salire nè sul ponte di veduta nè sui cassoni delle ruote, e meno ancora di dirigere delle dimande agli Uffiziali, agli individui della ciurma e specialmente ai timonieri.

7. Dopo che si saranno sbarcate le LL.MM.II.RR. e seguito nel porto di Capodistria, gli altri Piroscafi hanno da ormeggiarsi nei punti prescritti, ed allora soltanto si accosteranno delle barche appositamente a ciò scelte
e noleggiate, portanti bandiere del colore simile a quello dei viglietti, per sbarcare i Signori Invitati e condurli a terra nei punti già fissati.

8. Il primo segnale per l'imbarco a Capodistria verrà dato mediante un colpo di cannone alle ore 2 p.m. Mezzora dopo ne seguirà un secondo ed alle ore 3 il terzo e ultimo, dopo il quale si leveranno tosto le scale e si salperanno le ancore per sortire dal porto.

9. Rientrando in Rada a Trieste ogni Piroscafo riprenderà il posto occupato alla partenza.

10. Gl'I.R. Capitanati del Porto daranno le opportune disposizioni per il mantenimento del buon ordine.

Trieste 5 settembre 1844.


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Messaggio Da Fabiana il Ven 16 Lug 2010 - 16:29



Italia

Ozi domestici

I capitani marittimi Austriaci sono per la maggior parte Dalmati e molti fra questi sono possidenti in Dalmazia, dove lasciano le mogli ed i figli al governo dell'economia domestica e rurale. Era cosa naturale che questi capitani, dopo una lunga e talora pericolosa navigazione, radendo le coste del patrio suolo, andassero a riabracciare le loro famiglie; ma questi dolci amplessi sono così deliziosi per il cuore di un marito, di un padre, che alcune volte qualche capitano ne prolungava l'assaporamnto per il corso di 20 e perfino di 30 giorni, e ad esempio Annibale in Capua, immolava lo scopo della sua missione al lenocinio del piacere, alle gioie domestiche, all'altare dell'amor patrio.
Le lagnanze dei caricatori, degli assicuratori si facevano sentire; l'i.r. Consolato generale Austriaco in Alessandria si impadronì dei Giornali di due capitani, uno dei quali aveva impiegati 52, l'altro 68 giorni per giungere da Trieste in Alessandria, il cui viaggio ordinario non impiega più di 25-30 giorni. I capitani non hanno potuto giustificarsi e l'Agente di Alessandria, in nome dei negozianti di quella piazza, reclamava una providenza contro questi abusi, la impunità dei quali sarebbe divenuta ferace di dannosissime conseguenze.
E di fatti ne soffrirebbero i proprietari dei naviglj, i quali invece di quattro e sei viaggi all'anno, sarebbero ridotti a contentarsi di due o tre; ne soffrirebbero i caricatori, perché il ritardo farebbe mancare lo scopo delle loro speculazioni; la merce spedita od attesa potrebbe trovare ribassato il prezzo che allettò il negoziante a spedirla od ordinarla, ne soffrirebbero gli assicuratori, i quali non potrebbero più calcolare sulla durata del loro rischio.
Tutte queste considerazioni hanno indotta la Direzione del Lloyd Austriaco a stabilire degli Agenti incaricati di osservare e riferire l'arrivo e la partenza di ogni bastimento, il motivo o il pretesto della pioggia e di esortare urbanamente i capitani al proseguimento del loro viaggio.
Cessati gli abusi, la navigazione è sottomessa senza riserva all'impero di Eolo e di Nettuno.

(Annuario Marittimo)


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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Ven 16 Lug 2010 - 16:59



Elena C.

Considerazioni sul marinaio

Un onesto e bravo marinajo, un buon patriota, uno che sente affetto per la propria famiglia, un uomo d'onore finalmente, non potrà mai indursi ad abbandonare il proprio bastimento in paesi stranieri, mentre con ciò rinnega la sua parola, viola la di lui volontaria obligazione, calpesta i sacrosanti vincoli di fede che distinguono una regolata società d'uomini da una confusa e accidentale riunione di bruti.
Il Disertore di un bastimento mercantile commette una colpa per nulla minore del disertore d'armata; sebbene il marinajo non sia vincolato dalla formula del giuramento egli si è dato spontaneamente al servizio del naviglio ed ha sanzionato questo suo impegno dinanzi l'autorità del Capitanato del Porto, rappresentante le leggi marittime.
Nella diserzione il torto è tutto vostro o Marinaj, giacché non è il cattivo trattamento degli Ufficiali o Capitano di bordo, ma una falsa e mal calcolata idea di guadagno che vi fa commettere un'azione così riprovevole. Prima di tutto disertando il vostro proprio bastimento, perdete le paghe che avanzate e il diritto di protezione che in qualsiasi caso potete abbisognare dai Consoli rappresentanti il vostro Governo. Indi dovendovi naturalmente nascondere fino alla partenza del vostro primo naviglio, in questo frattempo vi ricoverate in qualcuno di quegli alloggi di marinaj: luoghi tenuti molte volte da persone di poca o nessuna morale, che vi eccitano ad abbandonare il vostro dovere e vi danno ricetto con la sola vista di guadagnare sopra le vostre future fatiche, considerandovi unicamente come istrumento della loro fortuna.
Ma eccovi imbarcati con una paga la metà o un terzo maggiore di quella che avete nel vostro bastimento nazionale. Passerò in silenzio le difficoltà di questo nuovo garzonato che dovete rinnovare in un naviglio forastiero, composto di persone e voi affatto estranee, di altre abitudini e dal cui Capitano siete considerati nella vostra vera qualità di vagabondo o disertore.
Compito il viaggio vi trovate in un paese lontano senza amici, senza alcuno di quei dolci ed onesti compensi delle privazioni di mare, per cui per lo più vi abbandonate a gozzoviglie e turpi vizi, sciupando miseramente i vostri guadagni.
Poco contento del vostro secondo bastimento cercate nuovamente di imbarcarvi sopra un altro; questo è il circolo continuo in cui consumate i più bei giorni della vostra vita.

(C. Costantini, L'amico del marinaio, 1852)


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Messaggio Da Fabiana il Ven 16 Lug 2010 - 17:24



Calcutta

Viaggio ad Alessandria

Nei primissimi giorni del 1859 partimmo io e i miei amici da Bologna, e fermatici un giorno a Trieste, ci imbarcammo sul battello a vapore "Il Calcutta" della forza di 400 cavalli, col valente capitano Mrak. Viaggiava sul battello fra tanti altri, una compagnia che s'intitolava serica, la quale andava nell'India e nella China a fare incetta di semi di bachi da seta. Imperocchè un nuovo morbo minacciava di distruggere questa industria ed era parso che l'unico rimedio al male fosse quello di rinnovare le sementi del prezioso baco. V'era un professore di numismatica a Lipsia, che andava in cerca di antichità, e due giovani di Vienna, che viaggiavano per diletto, assai profumati e spensierati, e parecchi negozianti. Si fece presto conoscenza, e il mare essendo placidissimo, la conversazione era lieta e frequente.
Il 16 gennaio verso mezzodì eravamo in vista di Alessandria, ma il vento di Borea soffiava sempre così fiero da impedire al pilota alessandrino di uscire dal porto, l'entrata del quale è così difficile per le secche e gli scogli, che occorre un pilota assai pratico.
Così noi stemmo dondolando parecchie ore sul mare aspettando invano, sinché il capitano, stanco, pigliò sopra di sè di entrare senza il pilota paesano, e lo fece con tal maestria e semplicità, che tutti i passeggeri stavano sul ponte, e tutti ammiravamo la sua bravura, e ringraziavano di cuore di averci così bene condotti a terra.
Ma non appena il vapore è fermo ecco salire sulla nave un nugolo di arabi rumorosi e impronti, che vi offrono i loro servizi, e alberghi e boricchi, e quant'altro può occorrere. Sono brutti, sudici, laceri de' panni e molti cogli occhi rossi e cisposi, gesticolano e parlano un arabo così nasale e così fortemente aspirato, che dai miei poveri studi non traggo intelligenza neppure di una sillaba.
Questa scena si rinnovella appena sbarchiamo a terra; quivi la folla dei gesticolanti è ancora maggiore, e il mio servitore ne è così spaventato che mette mano alla sciabola. Così mezzo sospinti e mezzo trascinati, in mezzo alla turba petulante, ci accostiamo alla dogana.

(M. Minghetti, Miei ricordi)


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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Lun 19 Lug 2010 - 14:04



Benaco


Abbordaggio involontario

Verso le ore 3 1/2 del 1° dicembre 1854, lievemente assecondato da un debolissimo vento e col mare in perfetta
calma, il capitano A. mise alle vele il bark prussiano "Caesar", e col medesimo, che era completamente carico di merci, partì dal porto di Trieste dirigendosi alla volta di Amburgo. Circa un'ora e mezzo dopo, e cioè verso le ore 5 ant. mentre non avevasi fatto che appena due miglia di viaggio, in unione alla sua ciurma, la quale si trovava con esso capitano sulla coperta, e nella massima attività reclamata da una fresca partenza, esso scorse da lungi un piroscafo che, proveniente da Venezia, faceva rotta contro il bark.
Veduto per tempo il pericolo di un abbordo, il capitano suddetto subitamente ordinò al timoniere di far piegare il naviglio sulla sinistra, onde lasciar passare liberamente il legno che s'avanzava, e tal manovra fu all'istante eseguita per quanto l'assenza di vento lo permetteva. Contemporaneamente uno dei marinai prese una lanterna accesa, diversa da quella, che come di prescrizione, continuava fin dal momento della partenza ad ardere sul piè della ronda, e la tenne in mostra al piroscafo.
Di mano in mano che pur quest'ultimo s'approssimava tutti gridavano a piena gola. Nulla però valse a sottrarsi all'imminente sciagura. Il piroscafo, che tranne il solo timoniere non avrebbe avuto anima vivente sulla coperta, ad onta delle precauzioni, dei segnali e delle grida, da parte del capitano e della ciurma del "Caesar", incalzò sempre, finché giunto all'abbordo violentemente urtò colla prora nel fianco destro del bark, squarciandolo in direzione obliqua verso poppa e verticale della coperta, per cui si dovette provvedre al sollecito ritorno per evitare la sommersione. Lo stesso piroscafo, che fu riconosciuto pel "Benaco" appartenente al Lloyd austriaco, si prestò a rimorchiare fino dinanzi al porto il detto bark, che da uno schifo pieno di lavoranti fu poi condotto nell'interno ed ivi da ogni parte assicurato. Si dovette scaricare subito una parte delle merci che si trovavano a bordo. Il Tribunale Comm. Mar. condannò il Lloyd austriaco a pagare al proprietario del "Caesar" l'importo di f. 12.000 a titolo di risarcimento danni.

(Raccolta di giudicati del Tribunale Commerciale marittimo in Trieste)
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Messaggio Da Fabiana il Lun 19 Lug 2010 - 14:46



Arciduchessa Carlotta

Articoli cibari uso marina

Sulle navi del Lloyd dopo il caffè nero di prima mattina, veniva servita una prima colazione a base di tè, caffè, latte, uova, burro, prosciutto, salame, frutta e biscotto fino. Il pranzo di mezzogiorno era vario e curato. I passeggeri di terza classe invece avevano lo stesso vitto dell'equipaggio che era "sufficiente e sostanzioso, adattato al modo di vita e agli strapazzi della ciurma", formaggio e biscotto a colazione, zuppa con riso o pasta e lessi a pranzo. Dal 1843 il servizio di cucina, prima gestito direttamente dalla società, venne dato in appalto a condizione che "tutti gli oggetti destinati al consumo a bordo dei piroscafi fossero di ottima qualità, le pietanze preparate con la maggior possibile diligenza, servite abbondantemente e con eleganza". L'appaltatore doveva provvedere al cuoco, al dispensiere, a due "camerotti" che conoscessero l'italiano. Questo personale doveva non andar soggetto al mal di mare ed essere vestito sempre decentemente; in servizio poi era d'obbligo l'uniforme secondo la foggia indicata dalla società. Al personale era vietato "chieder delle mance sotto pena d'immediato licenziamento".

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Negozio V. Stefanutti

Il Negozio suddetto situato in piazza della Borsa con ingresso alla via delle Beccherie, tiene un ricco deposito di qualsiasi genere cibario ad uso di bastimenti di lungo tragitto, come Verdure, Carnami allesse ed arroste, brodi ristretti, latte concentrato, salse d'ogni genere, il tutto a prezzi modicissimi. Tiene pure un gran deposito di Sardine all'olio in scatole.
Ampliati di recente i suoi Magazzini, ne aumentò grandemente la concorrenza, e del pari il suo deposito con li seguenti generi: Coloniali, Riso, Olio d'oliva all'orma ed in bottiglie, Saponi del Levante, Candele Apollo e Belgio, più Formaggi, Grassine, Salumi in grande assortimento.
Tiene altresì deposito di The Chinese, Russo e d'Olanda, Biscottini Inglesi della premiata fabbrica Peck Frean di Londra. Frutta secche ad uso Tavola, cioè Mandorle Princes, Uva di Malaga, Prugne di Bordeaux e Provenza ed altri fanno parte del gran deposito.
Ed in fine Vini e Liquori fini imbottigliati fra' quali non deve passare inosservato il basso prezzo del Vino di Champagne Shillery qualità perfetta a f. 1.15 la Bottiglia, ed il Petit Bordò qualità buona salutare a soldi 50 la Bottiglia.
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Messaggio Da Fabiana il Lun 19 Lug 2010 - 15:40



Mida

Rio Janeiro, li 20 Febbraio 1867

Sig. G. Tarabochia, Trieste
Arrivato felicemente li 9 corr. in questo magnifico Porto e appena il 13 corr. principiai lo scarico, ci volevano tre giorni per la Dogana! A causa di deboli venti il viaggio è stato lunghetto. Sono passato fuori delle Canarie e delle Isole del Capo Verde, giacché ebbi il vento da Ostro allo Scirocco, e ben fresco quando mi trovavo in quei paraggi. Valicai l'Equatore al 27° di Long. Green. senza incontrare che un giorno solo di calma, indi riprese il vento più da Levante, con cui anche entrai all'imboccatura di Rio.
Con tutte le vele sempre fuori in questa eterna estate, dalle 9 miglia che percorreva all'ora, dopo preso tanto sporchezzo il fondo del "Mida", non arrivava a far le 5 miglia, tenendolo sempre allo stesso livello - ma i pidocchi esternamente sono grandi 25 millimetri. La velatura, quella vecchia, sempre fuori, l'alberata e tutto insomma non ha avuto che quel deperimento che nell'estate provano i bastimenti nel nostro buon Mediterraneo. Stagno sempre, per cui spesso aereato coi tubi delle murate. Con tempi bellissimi feci fare viaggiando il flocco nuovo, lo scopamare, la vela di strajo da prova, il contra di maistra e la tenda da puppa. L'indomani della sortita dallo Stretto, cioè il 19 dicembre, la pannola grossa non ha resistito alla grandezza del pesce, ma in seguito sono stati discretamente forniti (Fanfani 5, totani 10, lampughe grandi 7, tonnetti 4, palamide 10, cani 2, lizze 1, tartaruga 1). A breve vi rimetterò la copia della spesa ed il Conto corrente di Cette - per la vostra buona soddisfazione e poi di viaggio in viaggio.
Il nuovo impiego del "Mida" sarà molto difficile combinar da qui; con tutto ciò non voglio ancora perder la speranza che il caffè giunge in maggior copia. Sempre però preferirò se possibile per New York, che sarebbe il meglio che si potrebbe fare per veder sortire qualche lucro del buon "Mida".

Caramente saluto con voi la vostra cara famiglia. L'aff.mo cugino A.D. Vidulich

(da: Lussino nel passato)
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Messaggio Da Fabiana il Lun 19 Lug 2010 - 16:58



Sphinx

Nel 1878-79 migliaia e migliaia di Bulgari e Circassi mussulmani erano venuti a cercare rifugio a Costantinopoli.
La prefettura della città, presa alla sprovvista, non potè fare di meglio che ospitarli nelle moschee, ed in alloggi di fortuna. Ben presto fecero la loro comparsa fra gli emigrati il tifo e il vaiolo e le vittime si contarono a centinaia. Si decise pertanto di sfollare la città inviando gli ammalati negli ospedali di provincia e la gente valida in Siria ed in Asia minore. Nessuna compagnia di navigazione volle però assumersi il gravame del trasporto dei Circassi, gente irrequieta e violenta, e degli ammalati, poiché troppo grande era il rischio di tale impresa. Solo il Lloyd se ne assunse l'incarico e "grazie al coraggio, al sangue freddo, alla moderazione, alla prudenza ed alla sublime devozione dei suoi capitani ed equipaggi, compì la difficile impresa nel modo più onorevole e perfetto". In quell'occasione le navi del Lloyd trasportarono da sole 136.000 persone.
C'era inoltre il pericolo dell'incendio. Lo "Sphinx" bruciò totalmente presso Famagosta (Cipro). L'incendio scoppiò per l'imprudenza delle donne sistemate sotto coperta. V'erano a bordo 1.900 persone. Il fuoco si propagò con grande rapidità e la confusione divenne indescrivibile. I repentini movimenti della folla minacciarono più volte di far capovolgere il battello; i passegeri erano impazziti dal terrore; c'era di che far perdere la testa all'equipaggio meglio agguerito del mondo. Ma nè il capitano Ivancich, comandante dello "Sphinx", nè alcun membro dell'equipaggio perdettero il loro sangue freddo. Le imbarcazioni furono calate in mare dai marinai col revolver in mano, e le operazioni di salvataggio furono così bene organizzate, che dei 1.900 mouhadijrs, non ne perirono che un centinaio. I viaggi coi mouhadijrs Bulgari e Circassi erano tuttavia da considerarsi quali piacevoli escursioni, se confrontati coi trasporti dei malati. Le stive e la coperta erano interamente ingombri di uomini, donne e fanciulli affetti da tifo e da vaiolo. Durante il viaggio gli equipaggi avevano pure il lugubre compito di racchiudere i morti nei sacchi e gettarli in mare (ne morivano per lo meno 35 ogni 24 ore). Gli equipaggi destinati a questi trasporti tanto pericolosi ricevevano, oltre la normale retribuzione, solo una gratifica corrispondente ad un quarto della paga stessa, limitatamente alla durata dei viaggi di tale natura. E questo lavoro tanto rischioso veniva da essi svolto senza lagni, ma con coraggio ed abnegazione.

(Phare du Bosphore)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Lun 19 Lug 2010 - 17:22



Armida

Il capitano di mare

Grave sempre, talvolta delicatissimo incarico è quello del capitano. Esso è il depositario delle sostanze, il custode delle vite altrui, responsabile dinanzi a Dio ed agli uomini delle sue e delle operazioni altrui prima, durante e dopo il viaggio; esso è il duce, il consigliere, il giudice della ciurma, persino il medico, il notaio! Se improvvisi uragani lo balestrino fuorviandolo, se implacabili nemici lo inseguano, se gli vengon meno le provvigioni in mezzo al deserto elemento, che fare senza il soccorso dell'arte, della scienza, dello spirito? Esso prima nei perigli, ultimo nello scampo, sofferente alle sofferenze di tutti, a sè solo abbandonato nelle proprie! Una marineria che non possa vantare capitani intrepidi, sagaci, coscienziosi, esperti, in una parola istruiti, sarà sempre meschina ed impotente a dare aiuto al nazionale commercio perché rifulga di tutto lo splendore.
Ci è molto gradito di vedere moltiplicare le scuole nautiche e tecniche, ma buone istituzioni rimangono inefficaci se vi sono preposti uomini inetti; desideriamo di cuore che l'elemento nautico venga depurato dalle volgari idee onde spesso il capitano è nulla meglio che un semplice traghettante o conduttore di merci: collocato nel suo vero posto crescerà lustro e potenza allo stato che seriamente avrà provveduto alla compiuta sua educazione. Non di raro dal contegno del capitano dipende l'onore del paviglione al cospetto altrui; nè il contegno può essere altrimenti ispirato che da cognizioni scientifiche e da esatte nozioni dei propri diritti e doveri. Forte di queste, il capitano sarà oculato e fedele esecutore dei suoi mandati,rappresentante degli armatori e caricatori, ma altresì del proprio governo in alto mare e in esteri paesi, interprete scrupoloso di questo per procurare ogni possibile miglioria coi suggerimenti della scienza e dell'esperienza, uomo di cuore e di pronto intendimento.
Come altrove anche qui in appositi istituti vedremmo volentieri da fanciulli iniziati gl'individui che vogliono dedicarsi alla vita marinaresca, qualmente svolgesi nei collegi militari e, dopo sostenuto rigoroso esame e sufficiente tirocinio, che non lascino alcun dubbio sulla loro abilità d'intraprendere difficile carriera, decorati del brevetto di capitani.

(Dr. Luigi M.se Gravisi, in Osservatore Triestino)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Mer 21 Lug 2010 - 16:10



Berenice


L'investimento della Berenice

La "Berenice", postale del Lloyd, era partita da Trieste il 19 sc. diretta per Costantinopoli. La notte del 22 navigava all'altezza di Cerigo, nell'arcipelago greco. Era di guardia sul ponte il secondo di bordo. Il mare era calmo, il primo quarto di luna rischiarava la superficie rilucente dell'acqua nella mite notte d'estate. A bordo, oltre all'equipaggio c'erano 70 passegeri. Molti godendo la bella serata erano sopracoperta, Verso l'1 e 1/2 la Guardia segnalò un piroscafo inglese che a tutta macchina veniva sulla loro direzione. Furono subito fatti i segnali onde evitare lo scontro e fargli cambiare direzione. Tutto fu inutile e in men che non si dica, andò con la prua ad urtare la poppa della "Berenice". Fu una scossa terribile che svegliò tutti, e in un istante furono sopracoperta, consci del gravissimo pericolo. Una massa d'acqua con strepito formidabile nella quiete della notte, entrò dalla parte del deposito dei carboni. Si corse alle pompe. Si era in vista dell'isola di Cerigo. Al comandante non rimaneva che una sola via di salvezza, circondato dai passeggeri egli misura con occhio calmo l'immensità del pericolo, non pronunzia una parola e, col sangue freddo degli uomini di mare, fece subito manovrare verso la direzione dell'isola e a tutta macchina, in meno di tre quarti d'ora raggiunse gli scogli a due ore di distanza da Cerigo. Se non si fosse subito presa una determinazione, la nave sarebbe andata a picco. Così incagliandosi in quei bassi fondi si poterono salvare i passeggeri. Quei tre quarti d'ora furono momenti terribili d'agonia. Non c'era più da farsi illusioni, ciascuno comprendeva l'imminenza del pericolo se la nave non avesse fatto in tempo. La via d'acqua si faceva sempre più strada, il pericolo cresceva e i minuti parevano ore. Quel cammino era accompagnato da gridi, da pianti di uomini, donne e fanciulli. Giunti al luogo furono subito gettate le imbarcazioni e così tutti poterono sbarcare sugli scogli.
Intanto il vapore inglese, benché avesse la prua fortemente danneggiata e conoscesse in quali condizioni fosse la "Berenice", continuò la sua rotta verso Malta, come se fosse la cosa più semplice del mondo. Finalmente dopo tre ore d'agonia verso le 4 del mattino, quando l'aurora indorava la volta celeste, il Douro, proveniente da Marsiglia, con grandissima precauzione si avvicinava agli scogli e potè così raccogliere a bordo tutti i passeggeri.

(dall'Osservatore Triestino)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Mer 21 Lug 2010 - 16:30



Pandora

La vita dell'uomo di mare

La vita dell'uomo di mare ha il suo bene e il suo male. Un artigiano che vive in Città è sempre fra persone che conosce, in seno alla propria famiglia, e sovente meglio pagato del marinaio; ma quanti vantaggi di meno ha egli.
L'artigiano deve mantenersi col profitto giornaliero del suo mestiere, il marinaio invece ha il suo soldo franco del vitto ed alloggio.
Quello ha più occasioni di spendere perché è sempre sulla terra, voi passate una parte della vostra vita sul mare ove non avete queste occasioni; egli non sente il piacere di trovarsi fra la società, perché l'abitudine diminuisce ogni piacere; voi sentite che il cuore vi si allarga dopo un lungo viaggio alla vista del porto, dove passerete qualche giorno tranquillo, godendo delle piante, della Campagna, della Città, di tutto insomma che offre la terra.
E quando ritornate in patria quale accoglienza vi attende? Veduti con piacere da tutti, i genitori, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle sono in continua festa nei giorni che passate in mezzo di loro. Poi gli amici, le vecchie conoscenze rinnovate e mille altri piaceri!
D'altronde voi uomini di mare avete più mezzi di potervi istruire e di rendere la vostra società interessante e piacevole.
Conoscete i mari, i paesi che avete visitato, i costumi di differenti popoli, gli elementi pratici di qualche lingua, i pesi, le misure, le monete, le varie produzioni della terra, ed altre cento notizie, che un artigiano non sogna nemmeno. Lessi in proposito nel giornale del Cosmopolita "chi non vide che il proprio paese, non ha svolto che la prima pagina di un libro, di cui il volume è il mondo intiero".
Concludiamo adunque che la vostra carriera non è poi così trista come a prima vista sembrava, e che i mali sono ricompensati da benefici proporzionati; motivo maggiore per ammirare le disposizioni della Divina Provvidenza che compensa i sudori dell'uomo che travaglia onestamente per sè e per la propria famiglia.

(da "L'amico del marinajo" di C. Costantini)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Mer 21 Lug 2010 - 16:58



Poseidon

La partenza di un piroscafo

L'ora prefissa è suonata - la coperta è piena di passeggeri, il vapore freme con un cupo e represso tremito delle caldaje - una colonna di denso fumo s'innalza dal chimney - un fischio acuto e stridente risuona per l'aria, il ponte che serviva di comunicazione fra il piroscafo e la riva è levato - il capitano in posto eminente con la tromba marina alla mano, trasmette qualche ordine al timoniere, agli uomini situati agli ormeggi e al macchinista - le catene cadono cigolando nel mare - le ruote si girano lentamente - il moto è impresso - il piroscafo si distacca dalla riva - si allontana - è partito.
I passeggeri che trovansi comunemente a bordo di un piroscafo, formano un mondo in miniatura, ed è quindi naturale che abbiano unitamente ai bisogni, i pregi e i difetti della società in grande.
Portano seco loro fedelissimamente i costumi, i capricci e le abitudini del loro paese; giacché è ben raro l'incontrare l'uomo veramente cosmopolita, a cui i viaggi abbino fatto perdere l'originalità propria della sua nazione.
Oltre a ciò le varie condizioni sociali sono quasi sempre rappresentate nei viaggi dei piroscafi. L'artista e il commerciante, il sacerdote e il militare, il viaggiatore ricco e blasè che viaggia per stanchezza e noia della vita e il viaggiatore povero che cerca con ansia nuovo cielo e nuova fortuna; l'uomo d'affari e lo sfaccendato, si trovano durante il viaggio in un indispensabile contatto.
Vecchi e giovani, ilari e tristi, timidi e coraggiosi per lo più si accumulano a bordo di un battello a vapore.
Ne nasce quindi uno strano accozzamento d'idee, di favelle, d'esigenze e di sensazioni fra questi esseri tanto differenti che trovansi riuniti nell'angusto spazio della coperta, vedendosi forse per la prima volta nella loro vita.

(da "L'uomo di mare" di C. Costantini)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Mer 21 Lug 2010 - 17:32



Habsburg

Mal di mare

Se volessimo portar giudizio sulla gravezza d'una malattia, prendendo in considerazione le molestie che l'accompagnano, e non il danno che da essa ne risulta, dovremmo porre allora il mal di mare tra quelli che maggiormente affliggon l'umanità.
V'ha taluno che dopo la prima navigazione può impunemente tollerare il mare agitato, altro trovasi invece molestato dal mal di mare ogni qualvolta si abbandona a quell'instabile elemento. Molti individui dovettero cambiare professione per risparmiarsi i crudeli patimenti del mal di mare, rinunziarono altri alla dolcezza di vedere il proprio paese, di abbracciare la famiglia, per non assoggettarsi ai tormenti che altra volta ebbero a soffrire sul mare.
Chi va afflitto di mal di mare, soffre di nausea, vomito, e generale spossatezza, pallido egli ti si presenta, abbattuto, languente ed indifferente affatto a tutto quello che succede a lui d'intorno. Non intendo di esporre le varie teorie colle quali si volle spiegare la comparsa del mal di mare, nè occuparmi di tutti i soccorsi che si dissero atti a prevenirlo. Mi limiterò ai principali.
Consigliano alcuni un sacchetto contenente del zafferano, altri un pezzetto di tela inzuppata nel rum, applicati sullo scrobicolo(?) del cuore. E v'ha chi suggerisce, di tenersi strettamente fasciato il ventre.
Lo sdrajarsi su di un letto in posizione orizzontale garantisce indubitatamente dal mal di mare. Ciò sarà eseguibile in una traversata di breve durata, ma impossibile a farsi in un lungo viaggio. La distrazione e l'esercizio all'aria, questi sono i mezzi che si devono suggerire a chi vuol assuefarsi alla vita sul mare.
Ed a questi soccorsi aggiungasi qualche ristoro, come sarebbe poco brodo con un uovo.
Riceve ogni viaggiatore a bordo i necessari alimenti. È bene però aver seco zucchero, caffè, tè, polvere per la limonata (1 parte di acido tartarico e 16 di zucchero), qualche fiasca di vino generoso, e delle uova fresche.
L'evitare i raffreddamenti, l'usare moderazione nei cibi, ed il movimento all'aria aperta, questi sono i mezzi per garantirsi da malattie durante i lunghi viaggi sul mare.

(da "Igiene navale" di B. Saraval)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Mer 21 Lug 2010 - 17:57



Graf Wurmbrand

L'uniforme

Sua Maestà i. e r. Apostolica con sovrana risoluzione 15 dicembre 1886, si è graziosissimamente degnata di approvare l'introduzione di un abito uniforme semplice (per uso ordinario) per gl'impiegati del servizio esecutivo dell'amministrazione port. sa, nel Litorale austro-illirico e dalmato, e di permettere che il vestito uniforme presente sia pel futuro da mantenersi quale uniforme di gala.
Questa uniforme semplice consiste nel berretto giusta il § 2 della norma pel vestito uniforme del personale di servizio esecutivo dell'amministrazione port. san., approvata con Sovrana risoluzione 6 febbraio 1875, ed in una giubba di panno turchino scuro conforme al taglio della giacchetta, che venne prescritta colla norma per il vestito uniforme del personale navale dell'Ispettorato per la navigazione sul lago di Costanza.
La giubba è da fornirsi di due file di bottoni dorati, sui quali è improntata l'aquila imperiale, ogni fila con cinque bottoni, e dei distintivi giusta il § 3 della norma vigente pel vestito uniforme del personale di servizio esecutivo dell'amministrazione port. san., però colla differenza, che in luogo delle mostre sulle maniche di colore giallo arancio sarà d'applicarsi un semplice filetto di velluto colore giallo arancio alla parte superiore dei distintivi.
Il collare avrà da ogni parte un paroli(?) di velluto colore giallo arancio, con entro un'ancora di metallo dorato.
Sui calzoni di panno turchino scuro, non sarà d'applicarsi il galloncino prescritto per gl'impiegati della VIII classe di rango in sù.
Viene concesso di portare d'estate, in luogo del berretto di panno turchino scuro, un berretto di stoffa bianca.
Si avverte infine che questa uniforme semplice sarà da indossarsi sempre nell'esercizio delle mansioni d'ufficio, tanto interne che esterne.

(dall'Annuario Marittimo del 1888)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Ven 23 Lug 2010 - 11:39



Arciduca Francesco Ferdinando

Vorwaerts!

Onorevoli Signori! Prima di cominciare a presentarVi il resoconto all'anno d'esercizio 1906 ci incombe un doloroso dovere. Il giorno 21 Febbraio di quest'anno il nostro piroscafo "Imperatrix" durante il suo viaggio alla volta di Bombay, naufragò presso l'isola di Candia e 40 persone trovarono la morte nelle onde. Da quando esiste la Società è questo il primo caso in cui in seguito ad un naufragio di un nostro piroscafo si hanno a deplorare vittime umane.
Il fatto più importante nel trascorso anno d'esercizio fu dato dalle trattative per il Contratto.
Nelle acque del Levante insorgono dovunque concorrenze; nei viaggi di ritorno dall'Estremo Oriente si manifestò deficienza di carico, quale conseguenza della guerra russo-giapponese; la deficienza fu però colmata dai maggiori introiti dell'esportazione di zuccheri dalle Indie. Il traffico dell'America Meridionale presenta un maggior prodotto e promette bene in futuro. Di concerto con l'"Adria" abbiamo ampliato il servizio del Brasile.
Abbiamo dato luogo ad un'estensione della sfera d'azione della nostra Agenzia generale di Vienna, che abbraccia i servizi passeggeri e merci. L'attività dell'Arsenale fu soddisfacente.
Fu compiuto il Piroscafo " Vorwaerts" di 8400 tonnellate di portata.
(dal Congresso annuale del Lloyd)

Il 22 settembre 1906, fu varato il Voerwaerts 3°, col nome del motto auspicante del Lloyd.
Ad onta che fosse fatto in forma privatissima, il vasto recinto dell'Arsenale era gremito di pubblico. Alle 11.30 in punto il magnifico battello scese maestosamente fra gli entusiastici evviva dei numerosi operai e del pubblico. Il Vorwaerts che va ad arricchire la flotta lloydiana (il 97°') è lungo 133 metri, largo 16,2. È costruito a tre ponti, una coperta inferiore nei magazzini di prora, un'altra coperta cosiddetta di protezione ed un cassero centrale oltre al ponte di comando.
È allestito anche pel servizio passeggeri e fornito di locali a tale scopo.
Il piroscafo sarà impiegato nella linea Trieste-Kobe.
(dall'Osservatore Triestino)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Ven 23 Lug 2010 - 12:28



Baron Gautsch

Immane catastrofe!

Il 13 agosto 1914, con mare calmo e sole splendente il piroscafo "Baron Gautsch", affondò sulla rotta tra Cattaro e Trieste, nei pressi di Pola. "Per colpa dell'incuria e dell'inavvertenza criminale del 2° ufficiale, il piroscafo aveva deviato dalla propria rotta, entrando in un campo minato". Degli oltre 300 passeggeri imbarcati, circa 130, perlopiù donne e bambini, annegarono. La nave si inclinò sul lato sinistro ed affondò dopo non più di sette minuti dal momento dell'esplosione.
"Ci precipitammo sulla scaletta. Sulla coperta avvolta da un'atmosfera asfissiante, tutti accorrevano, pazzi di terrore. Corremmo verso il bordo, donde la nave faceva acqua sul fianco sinistro, presso il nome. Fu affare di tre minuti: tre minuit spaventosi; la coperta era macchiata di sangue, sparsa di feriti che rantolavano; delle quattro imbarcazioni di salvataggio due erano andate in pezzi, una si capovolse, con tutti quelli che vi si erano rifugiati; noi stretti in quaranta, nell'imbarcazione che ne poteva tener venti, avemmo la fortuna di perdere un momento nello sciogliere le gomene che ci legavano a bordo; questo fece sì che fossimo gettati fuori dal gorgo in cui il piroscafo si inabissò sotto i nostri occhi. Vedemmo in un momento il mare, le cui onde erano annerite dalla nafta, cosparso di naufraghi, di mani e di braccia che si dibattevano a chiedere aiuto, vedemmo accorrere torpediniere dalla riva, poi il gorgo si strinse. Vogammo due ore e giungemmo a terra, dove già attendevano barelle per i salvati, alcuni dei quali erano gravemente feriti".
Così raccontano i superstiti, con una gran tristezza nei chiari occhi che avevano visto il terribile; e chi li ascoltava pensava questa atroce volontà del caso, questo naviglio di donne e bambini, pensava il mare lucido e queto, come raso celeste, e il gorgo, spaventoso imbuto di cristallo azzurro, aperto d'improvviso dalla nave inabissatasi, pensava quei braccini di bimbi sotto il sereno impassibile e tutte quelle madri, morte tenendo per mano le loro creature che credevano di portar con sè per proteggerle da tutti i pericoli e che portavano invece con sè, nel fondo muto delle onde, nell'ombra della morte inaspettata.
(da "Il Piccolo" dell'agosto 1914)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Ven 23 Lug 2010 - 13:28



Wien

Viaggio inaugurale

Dal Molo Sanità è partito in gita di prova e in occasione che si celebra il 75° anno della Società del Lloyd, il nuovo piroscafo sociale "Wien", destinato per la linea celerissima d'Alessandria. Per questa gita di prova il Consiglio di Amministrazione del Lloyd aveva diramato numerosi inviti e difatti quasi duecento persone si portarono a bordo del piroscafo che, favorito da un tempo quanto mai splendido, si recò dapprima a Pola, ove sostò una mezz'ora circa, e quindi a Lussinpiccolo, donde, dopo una fermata di due ore circa, ripartì direttamente per Trieste arrivandovi all'una e un quarto dopo mezza notte.
Oltre agli ospiti di Vienna, cioè il borgomastro Dr. Neumayer e ottantasei consiglieri comunali e magistratuali, si trovavano a bordo tra gli altri Sua Serenità signor Luogotenente principe Hoenlohe, col consigliere aulico conte de Attems, monsignor vescovo Dr. Karlin, il podestà Valerio.
Diversi dei signori invitati erano accompagnati dalle consorti.
L'orchestra della banda dell'i. e r. reggimento di fanteria n. 97 rallegrava con scelti pezzi di musica la traversata.
Alla 1, nello splendido salone del primo posto, venne offerto agli invitati un suntuoso banchetto; il vicepresidente del consiglio di amministrazione del Lloyd, sig. Singer, porse un saluto alle autorità intervenute ed accennò all'importanza dei traffici marittimi, alla politica economica e commerciale al servizio del Mediterraneo del Lloyd, ai moderni e lussuosi piroscafi da questo costruiti per le linee del Levante, rilevando come il "Wien" sia stato costruito con materiale e forze indigene. Il discorso fu interrotto da approvazioni e fu accolto da fragorosi evviva.
A Lussinpiccolo i gitanti vennero accolti dalla banda cittadina appostata sul molo e da una folla di gente; la città per l'occasione era tutta imbandierata. Alla partenza, che seguì alle 6 pom., dalla riva venivano lanciati razzi ed accesi fuochi bengalici. A bordo durante la cena erano stati distribuiti fascicoli ed opuscoli illustrati di "reclame" per le stazioni di cura del Litorale e della Dalmazia.
(dall'"Osservatore Triestino" del 1911)
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Re: Le nostre navi - Vele e vapori

Messaggio Da Fabiana il Ven 23 Lug 2010 - 14:34



Helouan

Helouan

Chi viaggia in mare deve sentire nel corpo e nello spirito che è su un nuovo elemento, deve provare la sensazione rara e dolce di una completa libertà; nell'aria e nella luce deve sentirsi trasportato nello spazio immenso tra il cielo e l'acqua. Il Lloyd Triestino, forte della sua lunga esperienza, ha sempre tenuto conto di questi principi, come ha sempre armonizzato la solida costruzione dei suoi piroscafi con le esigenze dei tempi nuovi e della comodità della folla di viaggiatori di tutte le nazioni. Ecco perché le sue navi, anche quelle meno recenti conservano sempre quell'aria di "nuovo" che le fa essere così piacevoli e ricercate.
La linea rapida per l'Egitto, per citare solo uno dei suoi migliori servizi, di una rigorosa puntualità, che compie l'andata e il ritorno Trieste-Alessandria in 74 ore, compresa una sosta di 3 ore a Brindisi, è celebre da tempo. Su questa linea ora si può viaggiare con due superbi piroscafi il "Vienna" e l'"Helouan", di 9420 tonnellate ciascuno, a bordo dei quali i passeggeri si trovano immediatamente a proprio agio.
Una vasta sala da pranzo che durante il giorno riceve luce da grandi vetrate, è illuminata la sera dalle luci dolcemente schermate di graziosi abat-jour che fanno risplendere le bianche tovaglie, le porcellane, l'argenteria, i cristalli.
Sul ponte si può stare stesi all'aria sulle comode poltrone, leggere i volumi forniti dalla biblioteca di bordo, ammirare lo spettacolo attraente dei paesaggi della costa o del mare che si stende a perdita d'occhio, ci si può assopire in una placida siesta.
A poppa una grande veranda, serra gaia e fiorita, mobili in bambù, è soggiorno delizioso per le ore più calde del giorno o per le sere più fresche.
A bordo un cinema presenta agli ospiti i migliori films e un grammofono offre l'ascolto dei dischi più celebri e più in voga.
Una tavola squisita, un servizio perfetto, una cortesia sincera e cordiale da parte di tutto il personale, lasciano al passeggero un rimpianto del tempo passato a bordo ed un vivo desiderio di ritornarci ancora.
(Sul mare)
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