Una storia per immagini

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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 6:29


(Collezione Filip Fischer, Trieste)

Tra cilindri e divise

Sopra, uno dei viali con le "casette" degli espositori, poco prima del loro completamento.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 6:33


(Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Nella foto, un momento dell'inaugurazione, con grande sfoggio di abiti da cerimonia completi di cappello a cilindro e divise dai bottoni luccicanti delle guardie municipali.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 6:37


(Collezione Filip Fischer, Trieste)


Sopra, l'ingresso allo spazio fieristico, in via Romolo Gessi; la rassegna copriva buona parte dell'area non ancora edificata.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 6:39


(Collezione Filip Fischer, trieste)

In questa foto, uno dei padiglioni minori in via di completamento.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 16:12



I giorni della violenza

La crisi dei partiti tradizionali e l'emergere di due forze di matrice dichiaratamente rivoluzionaria, come i socialisti di tendenza bolscevica e gli aderenti al movimento dei fasci, fanno del periodo 1920-1921 uno dei più travagliati e tumultuosi della storia del Paese. A Trieste questo stato di cose è aggravato sia dall'esistenza di tensioni etniche precedenti, sia dal fatto che l'estremismo politico attira un numero elevato di aderenti: il Fascio triestino di combattimento, fondato il 20 maggio 1919 da circa 200 persone, raccoglie velocemente qualche migliaio di iscritti, che nella primavera del 1921 diventano più di 14.000. L'arrivo, all'inizio del 1920, di Francesco Giunta, un avvocato livornese tra i più capaci sul piano organizzativo e militare, dimostra l'interesse che Mussolini riserva alle terre giuliane: nel dicembre dello stesso 1920 viene fondato il "Popolo di Trieste", in quel momento unico quotidiano fascista locale in Italia: In campo socialista, l'emergere di un nuovo gruppo dirigente di ispirazione leninista, il confluire in campo comunista di gran parte del proletariato di origine slovena creano un bersaglio ideale per la violenza fascista (che tuttavia si scaglia anche contro edifici e simboli del "vecchio" socialismo, come case del popolo e biblioteche). Il risultato è una lunga scia di sangue, perché al posto delle bastonate d'anteguerra ormai ci si confronta a pistolettate e a lanci di bombe a mano. In un clima precario, dominato ancora dalla disoccupazione e dalle difficoltà personali, con scioperi quasi quotidiani, nel quale le forze dell'ordine sono raramente in grado di affrontare con energia i motti di piazza e le violenze, la crisi della politica tradizionale e l'emergere di ideologie violente ed estreme rendono ancora più incerta la vita quotidiana dei cittadini. Si spiega così, almeno in parte, il consenso di cui il fascismo riuscirà a godere una volta salito al potere, dopo la svolta "perbenista" e lo scioglimento delle squadre, come garante di una via d'uscita dagli anni del disordine e della violenza. La resistenza operaia, che si esprime anche attraverso scioperi e una capillare azione di propaganda (nella foto sopra, un comizio comunista davanti al cantiere di Monfalcone), continuerà in maniera sommersa, nonostante il controllo poliziesco e le incriminazioni, anche negli anni del regime fascista, fornendo la base per la nascita di un forte movimento antagonista alla fine della seconda guerra mondiale.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 16:33



(Civico Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez, Trieste)

1920, i moti di San Giacomo

L'episodio più sanguinoso di questa stagione di violenza avviene a Trieste nel settembre del 1920. In tutta Italia sono i giorni dell'occupazione delle fabbriche, con una rivoluzione di ispirazione bolscevica che sembra dietro l'angolo. Nella Venezia Giulia viene indetto uno sciopero generale per il diritto di manifestazione e per l'abolizione del Tribunale di guerra (la regione è ancora sotto amministrazione provvisoria). In una città al buio per la mancata erogazione di gas ed elettricità, polizia, gruppi di manifestanti e squadre fasciste si affrontano a pistolettate. Muore un ragazzo, un operaio sedicenne. L'8 settembre, durante i funerali, avvengono scontri a San Giacomo tra quanti partecipano al corteo funebre, gruppi di fascisti e forze dell'ordine. Il bilancio è di due morti e trenta feriti. Il quartiere insorge, le strade vengono bloccate da barricate, i negozi vengono saccheggiati.
L'assedio dura due giorni: alla fine le truppe abbattono una barricata con tre colpi di cannone ed entrano nel quartiere. Il bilancio è di 10 morti, 70 feriti, oltre 500 arresti. Ai morti sarà concesso solamente un funerale privato, perché le autorità proibiscono cerimonie pubbliche di commemorazione. Nell'immagine qui sopra, una delle barricate di San Giacomo, circondata dai ragazzini del rione.


Ultima modifica di Fabiana il Ven 15 Ott 2010 - 16:05, modificato 1 volta
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Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 16:37



Nell'immagine la prima pagina del "Piccolo" del 9 settembre, dopo la prima sanguinosa giornata di disordini a San Giacomo. Curiosa la proibizione da parte delle autorità dell'impiego dei mezzi di trasporto privati, incluse le biciclette, pena il sequestro del mezzo.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 16:45



(Archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Bare e funerali

La violenza del dopoguerra è contrassegnata da un largo uso delle armi. Morti e feriti rappresentano un bilancio quasi quotidiano. Nella foto, il funerale di una delle prime vittime di questa stagione di violenze, il diciotenne Carlo Pollack, colpito da un proiettile il 4 agosto 1919 durante gli scontri nel centro città tra giovani socialisti e gruppi nazionalisti.
Dopo gli incidenti, questi ultimi assaltano la redazione del quotidiano sloveno "Edinost", la scuola slovena in Acquedotto e le Sedi Riunite delle organizzazioni operaie.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 7 Ott 2010 - 16:56



(Istituto regionale per la Storia del Movimento di Liberazione, Trieste)

Qui sopra un'immagine molto deteriorata, ma anche molto rara: un gruppo di arditi del popolo alla veglia funebre di un loro compagno caduto negli scontri. Gli arditi durante la Grande guerra erano truppe d'élite dell'esercito italiano, spesso capaci, grazie alle tecniche d'infiltrazione e di assalto in piccoli gruppi, di conquistare posizioni imprendibili con le tattiche con venzionali. Dopo la guerra, molti arditi confluirono nelle formazioni dell'estremismo di destra, ma gruppi consistenti aderirono alle organizzazioni di sinistra, formando le squadre di arditi del popolo.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da guido bighelli il Ven 8 Ott 2010 - 9:19

Fabiana ha scritto:
(Collezione Filip Fischer, Trieste)


Sopra, l'ingresso allo spazio fieristico, in via Romolo Gessi; la rassegna copriva buona parte dell'area non ancora edificata.

Forsi Borin me pol aiutar: fin a 20 anni go abitado in via Locchi 11, che po' xe diventà via Bottego 2, vizin de piaza Carlo Alberto e via Romolo Gessi la conossevo 'ssai ben, iera el mio "pascolo" preferì, prima de spostarme in piazal Rosmini. Bon, cucando la foto, no 'rivo capir che case che xe quele rafigurade sul sfondo dela foto. Xe via Gessi o no sta via, xe solo una mia curiosità!
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Sab 16 Ott 2010 - 10:05



(Foto Torresella, collezione privata, Trieste)

Manipoli in piazza

Qui sopra, una cerimonia fascista in piazza a San Giacomo, per la consegna delle fiamme di combattimento alle squadre.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 16 Ott 2010 - 10:09



(Foto Torresella, archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Nell'immagine, scontro tra cavalleggeri e fascisti in Passo di Piazza a fianco delle Prefettura.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 16 Ott 2010 - 10:15



(Istituto Regionale di Storia del Movimento di Liberazione, Trieste)


La guida di Giunta

Sopra (in una foto piuttosto sfocata), una squadra di camice nere con Francesco Giunta (al centro, con l'impermeabile) a Rovigno. Da Trieste le squadre partivano verso località del Carso, dell'Istria e del Monfalconese.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 16 Ott 2010 - 10:18



(Foto Torresella, collezione privata, Trieste)

Nell'immagine, un gruppo di camicie nere a cavallo sulle Rive nel 1922, in un momento in cui il Partito nazionale fascista si andava avvicinando al potere.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 16 Ott 2010 - 10:22



(Biblioteca Nazionale e degli Studi, Trieste)

Qui sopra, in un'altra foto di scarsa qualità, i locali del giornale socialista "Il Lavoratore" dopo la devastazione provocata da un'incursione squadrista.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 5 Apr 2011 - 13:46




La questione slovena


I confini dell'armistizio, poi confermati dai trattati di pace, inclusero in Italia zone nelle quali vi era la presenza di una minoranza slovena e croata, ma anche ampie zone abitate da una popolazione compattamente slava, dalla valle dell'Isonzo al Carso alle zone rurali dell'interno dell'Istria. L'atteggiamento del governo provvisorio fu formalmente rispettoso di istituzioni e struttore societarie delle popolazioni slave, purché si astenessero da attività irredentistiche; ma l'amministrazione operò anche selettivamente l'internamento in altre zone d'Italia di intellettuali e dirigenti sospettati di attività filojugoslava e limitò progressivamente l'uso di lingue diverse dall'italiano nella pubblica amministrazione. La spinta degli ambienti più accesamente nazionalisti puntava tuttavia ad una "italianizzazione" molto più marcata del territorio, sicché nel momento in cui la contesa politica si polarizzò assumendo forme violente le istituzioni slovene, dai centri culturali alle scuole alle aziende, furono tra i primi obiettivi dei tumulti. Episodio-simbolo di questo processo fu, il 13 luglio del 1920, l'incendio del Narodni Dom, il grande edificio nel centro di Trieste che ospitava l'Hotel Balkan e la maggior parte delle istituzioni culturali slovene. Per quanto si trattasse dell'episodio più clamoroso e visibile dell'attività violenta contro le minoranza linguistiche, non fu che uno dei tanti che nei mesi successivi, in modo sempre più frequente via via che il nascente fascismo squadrista si andava organizzando, colpirono case del popolo, teatri, sedi di giornali e di istituzioni. La formazione del governo Mussolini mise in moto un processo anche formale di limitazione della lingua slovena che culminò con la riforma scolastica che prevedeva l'uso della sola lingua italiana nell'insegnamento (nella foto sopra, una classe slovena all'inizio degli anni Venti). Il risultato fu l'esodo oltre confine di un'intera generazione di insegnanti, esponenti politici, professionisti, intellettuali: il secondo impoverimento che la società triestina subì dopo l'esodo degli abitanti di lingua tedesca dopo la Grande guerra. Il processo di italianizzazione forzata mise anche in moto dei meccanismi di resistenza, che si materializzarono in una serie di attentati e di scontri con le forze dell'ordine: nel settembre del 1930 il Tribunale speciale comminò quattro condanne a morte che vennero eseguite da un plotone di camicie nere nel poligono di Basovizza, e una lunga serie di pene detentive.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 11:37



(Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Il simbolo

Nel luglio del 1920 a Spalato un ufficiale e un marinaio di navi militari italiane in visita furono uccisi in scontri con la popolazione locale. L'evento fu utilizzato dall'ala più violenta del movimento nazionalista per attaccare sedi diplomatiche, negozi, aziende che facevano capo alla minoranza slovena. L'episodio più grave fu l'attacco al Narodni Dom, l'edificio-simbolo degli sloveni a Trieste. Secondo la ricostruzione di parte slovena, fu una devastazione effettuata nell'indifferenza delle forze dell'ordine, con i dimostranti che impedirono l'intervento dei vigili del fuoco; i nazionalisti italiani sostennero che la devastazione era stata provocata da spari e lancio di bombe a mano dall'edificio. Un uomo e sua figlia si lanciarono da una finestra per sfuggire alle fiamme e persero la vita.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 11:42



Nell'immagine, la pagina di cronaca del "Piccolo" che racconta la giornata di violenze culminata con l'incendio del Narodni Dom.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 11:51



(Collezione Livio Rugantin, Trieste)

Scheletro vistoso.

Nell'immagine, il Narodni Dom dopo l'incendio. L'immagine è tratta da una cartolina regolarmente spedita da Trieste a Firenze, prova che l'abitudine a "cartolinizzare" ogni tipo di evento continuava anche dopo la guerra.
L'attacco segnò anche il passaggio dell'egemonia nelle fila del nazionalismo più acceso dai gruppi spontanei di arditi al movimento fascista, più organizzato e teterminato; da quel momento in poi sarebbe stato quest'ultimo il protagonista della vita politica cittadina, un dato poi confermato anche dai risultati elettorali delle elezioni politiche.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 11:56



(Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi, Trieste)

Nella foto, l'ingresso del Narodni Dom, commissionato dal progettista dell'edificio, Max Fabiani, al grande artista viennese Koloman Moser e danneggiato in maniera irrimediabile nell'incendio.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 12:05



(Biblioteca Nazionale e degli Studi, Trieste)

Il nome sbagliato

Nella foto, la sede della Jadranska Banka - Banca Adriatica devastata nel corso degli attacchi del luglio 1920.
La banca, che dal 1900 in poi aveva rappresentato il cuore delle iniziative imprenditoriali slave nella zona del Litorale, ebbe una vita sempre più stentata fino alla liquidazione nel periodo 1925-26.
Nello stesso periodo vennero chiuse o assorbite da altre istituzioni la maggior parte delle Casse cooperative facenti capo alla minoranza slovena.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 12:10



(Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi, Trieste)

Qui sopra, il Caffè Commercio, devastato più volte dagli squadristi: alla fine il proprietario dovette accettare di cambiare il nome in Caffè XXX Ottobre.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 12:16



(Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi, Trieste)

Nella foto, un gruppo di insegnanti ed intellettuali sloveni internati a Orgosolo nel 1920.
L'azione di internamento in teoria colpiva gli esponenti accusati di attività antitaliana, ma ebbe l'effetto di privare la comunità slovena di molti personaggi di riferimento.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 6 Apr 2011 - 12:18



La prima pagina del "Piccolo" dedicata alle condanne del Tribunale speciale nel 1930.
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