Una storia per immagini

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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 14:16



(Stampa originale, collezione privata, Trieste)

Una rara immagine dei giorni di interregno: è il 31 ottobre, e sulla didascalia manoscritta sotto la foto si legge: "Le bandiere dei tiranni vengono abbruciate".
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 14:20



(Stampa originale, archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Nella foto il generale Petitti di Roreto, primo governatore militare della città, assiste a una sfilata; alla sua destra il podestà Valerio.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 14:26



(Stampa originale, collezione privata, Trieste)

Il re e Diaz a Trieste

Il 10 novembre, a sorpresa, arriva a Trieste il re, accompagnato dal generale Diaz. A portarli è il solito Audace.
Nell'immagine vediamo Vittorio Emanuele sul ponte durante il viaggio, vicino alle sovrastrutture della nave ancora coperte da imbottiture protettive.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 14:29



(Servizio fotocinematografico del Reale Esercito, stampa originale, Civico Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez)

Nella foto: il re e Diaz mentre la nave si avvicina al molo.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 14:33



(Servizio cinefotografico del Reale Esercito, stampa originale, Civico Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez, Trieste)

Nell'immagine: gli illustri visitatori rischiano di venir schiacciati dall'entusiasmo della folla sul molo San Carlo, malgrado la presenza del servizio d'ordine militare.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 15:05






(Stampa originale, collezione privata, Trieste)

Arrivano i soldati

Per tutti i primi giorni di novembre continuò l'afflusso via mare dei soldati a Trieste, trasportati da qualunque tipo di imbarcazione fosse disponibile; le truppe che affluivano via terra procedevano invece ad occupare la linea provvisoria di confine, per evitare colpi di mano da parte del Regno degli sloveni, croati e serbi che si andava formando negli stessi giorni. Nell'immagine si vedono due imbarcazioni da trasporto truppe avvicinarsi al molo San Carlo, accompagnate da una piccola cannoniera di scorta, in primo piano.
La necessità di contare su una forte guarnigione era motivata da esigenze di ordine pubblico: già il 5 novembre il governatore ordinò la consegna di tutte le armi in possesso dei cittadini per le ore 18 del giorno seguente, mentre occorreva anche pattugliare la città di notte, durante le ore del coprifuoco che scattava alle ore 22.30.
Restavano complessi i problemi di approvvigionamento, sia per nutrire una popolazione affamata, sia per rifornire il numero crescente dei soldati: comunque la situazione migliorò rapidamente, dopo anni di "carestia di guerra". L'amministrazione militare decise di lasciare in corso la corona austriaca, con un cambio fisso di 40 centesimi di lire per ogni corona; per un primo periodo anche i pagamenti delle amministrazioni pubbliche vennero effettuati con le vecchie corone, mentre vigeva la proibizione di importazione delle banconote dall'Austria e aprivano in città i primi sportelli di banche italiane.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 15:09



(Stampa originale, archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Cavalleggeri sulle Rive

Nella foto: alcuni cavalleggeri passano sulle rive deserte.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 15:12



(Stampa originale, archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Nell'immagine, un fante e un bersagliere osservano un porto semideserto, con una sola nave dipinta nei colori mimetici.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Mar 20 Lug 2010 - 15:17



(Stampa originale, collezione Fulvio Rogantin, Trieste)

Nella foto, un cittadino e alcuni soldati si scaldano al sole in piazza della Borsa, tra i primi manifesti della nuova amministrazione.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 13:55

1918 - 1932

Il periodo dal 1918 al 1932 è quello che va dalla fine della prima guerra mondiale al 1932, una data sotto molti punti di vista arbitraria, scelta in base a due considerazioni: è l'anno in cui si mise in moto il processo di trasformazione urbana del centro di Trieste che ha disegnato la città quale la conosciamo oggi, ed è anche l'anno in cui si conclusero i processi di ristrutturazione che portarono la proprietà delle grandi aziende dalle mani della borghesia imprenditoriale triestina a quelle della nascente industria di Stato.
L'arco temporale comprende il periodo più convulso della storia recente italiana, quello seguito alla Grande guerra, che anche nella Venezia Giulia fu contrassegnato da scontri sanguinosi e da una diffusa atmosfera di violenza, e dalla successiva presa del potere da parte dei fascisti.
Dalla seconda metà degli anni Venti il controllo governativo sui mezzi di comunicazione influenzò anche la documentazione fotografica: la consuetudine era di mostrare una società ordinata, ben funzionante, governata in ogni dettaglio, priva di elementi di dissonanza, e le immagini di questo periodo risentono inevitabilmente, anche nelle fotografie "private", di tale impostazione.
È anche il periodo durante il quale, per effetto del cinema e dell'editoria illustrata, stili di vita e mode cominciarono a diventare globali, sotto la spinta di un mito, quello della modernità, che prometteva una vita migliore e più comoda. Nel mondo del lavoro la promessa era quella di un riscatto dalla fatica fisica grazie all'uso sempre più diffuso delle macchine, un processo simboleggiato dalla lenta scomparsa dei carri a trazione animale e dalla loro sostituzione con camion e trattori.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 14:19






Italia, con leggi austriache

La gioia diffusa per l'arrivo delle truppe italiane e per la fine della prima guerra mondiale non poteva nascondere alla fine del 1918 l'immensità dei problemi che la nuova amministrazione si trovava ad affrontare. Per cominciare, si trattava di amministrare un territorio abbastanza vasto con una forma provvisoria di governo: fino alla stipula dei trattati di pace definitivi non era possibile l'integrazione dei territori nella legislazione e nella struttura di governo italiana. Il generale Carlo Petitti di Roreto, governatore designato dal comando supremo, si trovò ad affrontare problemi immediati di grande portata.
Il primo fu il ristabilimento dell'ordine in un'area nella quale pochi giorni di assenza statale erano bastati a svuotare le prigioni e in cui le armi non mancavano.
Poi si trattava di controllare enormi flussi di uomini: i prigionieri italiani nell'ex Austria-Ungheria ansiosi di tornare a casa, gli smobilitati dell'esercito imperiale originari della Venezia Giulia e dell'Istria, con il rischio che da Est arrivassero propugnatori della rivoluzione bolscevica oppure agitatori del Regno degli slavi del Sud che si andava formando, e che considerava terre irredente molte delle zone occupate dagli italiani.
E infine c'era da fornire cibo, combustibile, servizi basilari ad una popolazione prostrata da mesi di privazioni e dal passaggio della terribile epidemia di febbre spagnola. Petitti di Roreto (nella seconda foto, su un palco a Barcola), un piemontese scelto in virtù delle capacità organizzative dimostrate durante la guerra, tentò l'impresa apparentemente impossibile di amministrare in nome dell'Italia, usando una cornice legale austroungarica.
Cercò di rappresentare un potere garantista, suscitando per questo le proteste degli ambienti dell'estremismo nazionalista, che gli rimproveravano di non perseguire gli austriacanti e di non procedere all'italianizzazione forzata immediata del territorio.
La principale preoccupazione del governatore, fu quella di ricostruire un tessuto economico che aiutasse l'amministrazione ad affrontare il problema della disoccupazione. Un problema reso difficile dal trasferimento a Vienna durante la guerra di uomini e capitali e dall'appartenenza di molte aziende a strutture societarie dell'ex Impero.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 14:26



(Archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Ritorna il sindaco Valerio

Una delle prime decisioni del generale Petitti fu quella di reinsediare l'ultimo sindaco eletto a Trieste, Alfonso Valerio, con la sua giunta.
Il Comune era però afflitto da totale carenza di risorse e anche dalla richiesta, da parte degli esponenti della sinistra, che si arrivasse presto a nuove elezioni.
Nella foto, il sindaco Valerio (al centro) che conversa con il Duca d'Aosta durante una celebrazione.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 14:47



(Collezione privata, Trieste)

Nell'immagine, militari si preparano ad una sfilata sulle Rive. I militari aspiravano ad una rapida smobilitazione, dopo anni di guerra e di lontananza da casa.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 15:21






(Collezione Claudio Ernè, Trieste)

Bersaglieri di corsa

L'arrivo di un reparto di bersaglieri in piazza Grande, che tra poche settimane cambierà nome in piazza Unità.
L'impatto emotivo di questi reparti resterà una costante immutabile per gli italiani di Trieste, nel ricordo dello sbarco dei primi bersaglieri nel novembre del 1918.
L'apparato militare lungo il confine orientale rimase numeroso ed organizzato, in quanto le autorità italiane volevano dissuadere qualunque tentativo di colpo di mano da parte del Regno dei serbi-croati-sloveni. Tra gli ordini diramati dal generale Petitti c'era quello di permettere la libera circolazione dei cittadini dei paesi alleati dell'Italia nella zona amministrata, ma l'ordine escludeva esplicitamente i cittadini del nuovo regno slavo, pur essendo la Serbia tra i paesi che avevano combattuto a fianco delle potenze occidentali.
Lo stato di occupazione militare di molte zone rappresentava anche il tentativo di controllare aree compattamente slovene o croate che erano ricadute sotto il controllo italiano.
Quelli che venivano definiti "agitatori filoslavi" venivano allontanati e internati in zone lontane del Regno d'Italia, anche se il governatore italiano raccomandò più volte che simili provvedimenti venissero presi con prudenza e solo nei confronti di persone provatamente coinvolte in episodi di propaganda.
Al di là della preoccupazione nazionale, tuttavia, il grande timore delle autorità italiane era quello di un estendersi delle tendenze filocomuniste, nel momento in cui, in Germania e in Ungheria, i movimenti bolscevichi stavano dando luogo a moti rivoluzionari e disordini.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 15:55



Nel "disegno", il territorio occupato dagli italiani al momento dell'armistizio di Villagiusti del 1918. Fiume era occupata da un contingente internazionale.
Il tratteggio sottile mostra il confine del 1915. Quello più marcato mostra la linea d'armistizio.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 16:01



(Foto Circovich, archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Nella vecchia caserma

Manifestazioni patriottiche e sfilate furono la costante della vita triestina nei primi anni di unione all'Italia.
Nella foto, una sfilata nel cortile della caserma di via Carducci: sullo sfondo è visibile il tribunale, la cui costruzione è stata interrotta dalla guerra.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 16:04



(Archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Nell'immagine, la signorina Brambilla parla ai soldati, in rappresentanza di un comitato patriottico milanese, il 3 dicembre 1918, nel trigesimo dell'unione di Trieste all'Italia.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 16:11



(Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Il Duca vincitore

Sul piano dell'immagine, ma anche della gerarchia militare, il generale Petitti di Roreto doveva vedersela con il Duca d'Aosta, leggendaria figura di comandante della Terza Armata - che vediamo nella foto ad una sfilata di truppe sulle Rive - il cui prestigio tra le autorità presenti a Trieste era senza uguali.
Petitti riuscì dopo molti sforzi a dipendere solamente dal governo e dal Comando supremo.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 16:14



(Collezione privata, Trieste)

Nell'immagine, una delle numerose cerimonie sul piazzale di San Giusto dopo l'arrivo delle truppe italiane.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 16:17



(Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)


Nella foto, il generale Petitti di Roreto passa in rassegna le truppe davanti al palazzo della Luogotenenza, sede dell'amministrazione militare.
Si nota la presenza del giardino.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 22 Lug 2010 - 16:21



(Collezione Livio Rugantin, Trieste)

Lo stesso giardino che si intravedeva nella foto precedente è scomparso in questa immagine della sfilata di un corteo di carabinieri: nel corso del 1919 l'amministrazione comunale ne decide l'eliminazione, dando alla piazza l'immagine che conosciamo.
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Messaggio Da guido bighelli il Gio 5 Ago 2010 - 13:50

Sempre bele foto interesanti e tante inedite, almeno per mi! Grassie Fabiana per el tuo lavor.
Me piasi riportar sta frase:
E infine c'era da fornire cibo, combustibile, servizi basilari ad una popolazione prostrata da mesi di privazioni e dal passaggio della terribile epidemia di febbre spagnola. Petitti di Roreto (nella seconda foto, su un palco a Barcola), un piemontese scelto in virtù delle capacità organizzative dimostrate durante la guerra, tentò l'impresa apparentemente impossibile di amministrare in nome dell'Italia, usando una cornice legale austroungarica.
In sei righe se disi tuto...e xe sta proprio cussì!
Per la "spagnola" mi go sempre pensà che no fussi altro che la nostra "aviaria" de qualche ano fa ma che a quel epoca no'i se rendeva conto...
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Messaggio Da Fabiana il Mar 17 Ago 2010 - 14:56



Un tessuto da ricostruire

Apparentemente le forze pubbliche triestine si sarebbero dovute inserire senza difficoltà nella nuova cornice italiana, collegandosi alle equivalenti formazioni politiche. In realtà l'arrivo dell'Italia segnò una crisi profonda dei partiti che nel ventennio precedente avevano dominato la scena politica. I liberalnazionali, ottenuto l'obiettivo principale, il ricongiungimento all'Italia, avevano perso l'elemento di maggior coagulo ed erano costretti a confrontarsi con le molte anime interne. In più il movimento liberale, come rappresentanza della borghesia in contrapposizione agli Stati assolutisti, era in crisi in tutta l'Europa per l'impossibilità di adeguarsi alla società di massa. E infine la nomina a senatore di figure di rilievo quali Attilio Hortis, Alfonso Valerio, il fondatore del Piccolo Teodoro Mayer, l'istriano Francesco Salata privava la vita politica locale di molti nomi illustri, difficili da sostituire. Il personaggio che emerse fu Giorgio Pitacco (nell'immagine - in centro - ad una cerimonia), prima sindaco, poi, dopo l'avvento del fascismo, podestà per molti anni. Sull'altro versante della vita politica triestina, la componente socialista non aveva più vita facile. Accusata di essere stata Austriacante dai nazionalisti italiani per il suo atteggiamento collaborativo durante la guerra, vedeva la vecchia leadership messa in discussione dagli esponenti più giovani del partito, attratti dal massimalismo leninista. Espressione di queste tensioni fu la messa in minoranza del leader storico del socialismo triestino, Valentino Pittoni, che finì per trasferirsi a Milano, dove, forte dell'esperienza maturata nelle Cooperative Operaie di Trieste, che rimasero sotto controllo socialista fino al 1925, diventò dirigente della Lega Nazionale delle Cooperative. Si trasferì poi a Vienna per assumere la direzione amministrativa del "Arbaiter Zeitung", dopo l'avvento di Mussolini al governo. La crisi parallela della tradizione socialista e di quella liberale ridusse il ruolo delle forze capaci di moderazione e di mediazione; e aprì la strada all'affermarsi da una parte del nazionalismo estremista, destinato a confluire nel fascismo, e dall'altra a un ribellismo operaio di ispirazione leninista. Così si spiega la violenta radicalizzazione della vita politica a Trieste negli anni 1919 - 1921 e l'adesione al fascismo di molti esponenti di diversa estrazione. Tra le forze che cercarono una via diversa, i mazziniani, pur riuscendo a coniugare sensibilità sociale e amor di patria, ottennero risultati parziali, anche perché osteggiati dalle autorità per la loro pregiudiziale antimonarchica; mentre i popolari di ispirazione cattolica, che pure in Friuli e nell'Isontino suscitarono notevoli consensi, non riuscirono ad ottenere una significativa penetrazione nell'elettorato triestino. Col tempo, la divisione in blocchi contrapposti della società finì per essere letale per le forze moderate e premiò il radicalismo di fascisti e comunisti.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 17 Ago 2010 - 15:06



(Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Eredi di un altro mondo

Attilio Hortis (nella foto, durante la cerimonia per l'annessione all'Italia in piazza Unità) era l'intelletuale storico del movimento liberalnazionale d'anteguerra e l'unica figura dotata di carisma nel dopoguerra.
La sua nomina a senatore e poi a vicepresidente del Senato privò il movimento liberalnazionale di un riferimento sicuro.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 17 Ago 2010 - 15:10



(Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Nell'immagine, Giorgio Pitacco, deputato a Vienna dal 1911 allo scoppio della guerra e sindaco di Trieste dal 1922 dopo un lungo periodo di commissariamento. L'ostilità dei fascisti nei suoi confronti gli precluse la strada alle elezioni al Parlamento.
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