Una storia per immagini

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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 13:49



(Stampa originale, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Nella foto, Andrea Karlin (1910-1919). Come il il suo predecessore, fu conscio della complessità della situazione nazionale triestina, e come lui cercò di evitare il coinvolgimento della Chiesa nelle contese: entrambi non poterono, tuttavia, evitare un atteggiamento lealista nei confronti della Corona.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 14:01



(Foto Carlo Wulz, stampa originale, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

In tanti per la processione

La partecipazione popolare, pur in una città scettica e laica come Trieste, non manca per i grandi eventi religiosi, come la processione del Corpus Domini (nella foto). Tra i simboli religiosi trasportati in processione, il "Cristo dei Calafai", un crocifisso in argento trasportato dai portatori appartenenti ai mestieri legati alla cantieristica, in divisa tradizionale: guanti bianchi, un camice scarlatto stretto in vita da un laccio di cuoio e una mantellina orlata di giallo.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 16:12



(Stampa originale, foto G. Padovan, collezione privata, Trieste)

Nella foto, un Te Deum celebrato dal vescovo Karlin, ultimo vescovo della Trieste asburgica, durante una cerimonia militare. Particolarmente difficile fu la posizione della Chiesa durante la Grande Guerra, stretta tra la fedeltà alla Corona dei vescovi, che dovevano all'Imperatore la loro nomina, gli appelli per la pace del Papa e le diverse opinioni dei fedeli, schierati su campi opposti, specie dopo l'ingresso in guerra dell'Italia. La distanza da parte dei triestini di sentimenti italiani nei confronti di una Chiesa vissuta come "alleata" dell'Impero alimentò un fenomeno di agnosticismo di massa che non fu altro che l'anticipazione di ciò che sarebbe accaduto nella maggioranza delle società europee durante il Novecento.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 16:20



(Diapositiva stereoscopica in bianco e nero, collezione privata, Trieste)

La solidarietà dei frati

Nell'immagine, un'altra cerimonia religiosa dei primi anni del Novecento, con vasta partecipazione popolare, davanti alla chiesa di Sant'Antonio Nuovo.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 16:26



(Cartolina colorata a mano su base fotografica, collezione privata, Trieste)

Nell'immagine, la chiesa di Montuzza vista dai giardini di casa Basevi agli inizi del Novecento.
I frati di Montuzza erano già in attività con la loro benemerita mensa dei poveri, sostenuta da un costume incline alle donazioni e alla carità alle istituzioni laiche e religiose, tradizionalmente diffuso nella società civile triestina sin dai tempi della nascita dell'emporio.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 16:52



Piazzetta Belvedere.



Venditrici ambulanti.

"Viva là e po' bon"

E poi il popolo. Un popolo costretto a vivere in una città sovraffolata dall'incremento demografico, con problemi igienico-sanitari di una crescita frettolosa, che doveva il suo reddito a lavori spesso precari e per lo più poco pagati: eppure un popolo "pien de morbin", con il gusto della vita, del bere (anche troppo, l'alcolismo era già una piaga storica), del cantare. Era una società basata sui sprannomi coloriti, spesso a sfondo etnico o geografico, ma privi di connotati di disprezzo (né avrebbe potuto essere altrimenti, in una città abitata interamente da immigrati vecchi e nuovi). Una società nella quale l'elemento dominante sembra essere quello femminile, non solo perché gli incroci avevano già resa famosa l'avvenenza delle "mule", ma perché le più colorite presenze pubbliche, come quelle delle "sesolote" o delle "venderigole", erano femminili. Il cammino dell'emancipazione le popolane triestine dell'inizio Novecento parevano averlo percorso già tutto, anche se non avevano diritto di voto (ma se è per quello, neppure i loro uomini, se poveri o di recente immigrazione, potevano votare). E d'altronde il compito loro affidato era tutt'altro che facile: mantenere casa e figli con i modesti redditi del tempo, fare frequenti viaggi alla fontana, se l'acqua non era ancora arrivata in casa, e qualche volta buscarle dal marito, il giorno di paga, quando tornava a casa ubriaco. Oppure integrare il reddito domestico con dei piccoli lavori. D'altra parte, in un mondo nel quale le macchine cominciavano appena a fare il loro ingresso, gli uomini per lavorare potevano offrire solo la propria forza fisica: dai lavori nell'edilizia a quelli legati all'attività portuale, erano lunghe ore di fatica. Eppure questo popolo di precari e di ambulanti, di neoimmigrati e di subaffittanti, non mancava di affollare i loggioni e i settori popolari dei teatri, per ritrovarsi poi all'osteria e cantare, magari con lo spartito in mano, il coro di un'opera. Onnipresenti erano le osterie, le cucine popolari, i locali a buon prezzo, dove avveniva il miracolo "fusion" di una cucina che non verrebbe mai premiata da nessuna guida, ma che sapeva mescolare goulasch ungaro-boemo a fusi istriani, "jota" carsolina e fritto di mare adriatico, magnifiche verdure capodistriane e dolci viennesi o carniolini, con l'aggiunta di erbe e spezie che solo le cuoche di una città-emporio potevano conoscere così bene e così a fondo.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 16:57



(Stampa moderna da negativi originali, foto Arturo Giacomelli, collezione privata, Trieste)

Ponterosso, punto d'incontro

Ponterosso era il mercato della città borghese, il punto d'incontro tra le classi. "Venderigole" e fioraie della piazza godevano di una posizione ambita e la fierezza del gruppo di fiorai (nell'immagine) non sorprende.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:03



(Stampa moderna da negativi originali, foto Arturo Giacomelli, collezione privata, Trieste)

Nella foto, un gruppo di ragazzi sulla riva Carciotti appena allargata, forse in attesa di qualche precario ingaggio.
Le scarpe non le hanno tutti, ma il berretto sì, magari tenuto in mano, segno di una "vocazione al decoro" che contraddistingueva anche i ceti più popolari della città.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:16



(Stampa originale, collezione Claudio Ernè, Trieste)

Le mitiche sesolote

Sopra, un'immagine rara (e di straordinaria bellezza) delle "sesolote", lavoratrici portuali capaci di mondare a grande velocità qualunque tipo di merce: caffè, riso, verdure secche. Prendevano il nome dalla paletta che usavano per estrarre dal sacco la merce da mondare, la "sesola": finché Trieste era stata città franca usavano portare la merce a casa, camminando per strada in gruppo, fornendo risposte puntute agli eventuali richiami dei passanti e soprattutto cantando. La bellezza delle loro voci e la precisione di intonazione erano proverbiali, e se lo dicevano a Trieste, dove di musica si intendevano tutti o quasi, doveva essere proprio così.
Con la nascita del porto franco, le "sesolote" trasferirono il loro lavoro nei magazzini portuali; continuavano a cantare, ma potevano sentirle solo i portuali.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:22



(Cartolina originale, archivio Marina Rossi - Sergio Ranchi, Trieste)

Nell'immagine, un altro mestiere popolare inventato, quello delle "portapranzi": cucinavano in casa e poi offrivano il pranzo in cambio di una modesta somma ai lavoratori della Fabbrica Macchine, dell'Arsenale e del Cantiere.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:27



(Cartolina originale, collezione Filip Fischer, Trieste)

Nell'immagine, "el muro dele straze", mercato popolare di vestiti usati all'inizio di via Molino a Vento. Qui i neoimmigrati, con le prime paghe ricevute, venivano ad assumere un aspetto più urbano.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:37



(Stampa originale, collezione privata, Trieste)

Mercati onnipresenti

I mercati di Trieste erano ovunque: in piazza della Legna, che dal 1902 si chiamò piazza Goldoni, e in tante altre parti della città. La vendita di generi alimentari al mercato creava seri problemi di igiene: Trieste era una città polverosa, sia per la presenza costante del vento, sia perché poche strade erano lastricate; i tentativi del Comune di affrontare il problema con innaffiature delle strade portavano sempre a risultati inadeguati, sicché le affezioni gastroenteriche erano frequenti e anche il colera rifaceva di tanto in tanto la sua comparsa.
Nell'immagine si notano i vecchi edifici di Ponte dela Fabra, che nel giro di qualche anno sarebbero stati demoliti e sostituiti.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:42



(Foto Arturo Giacomelli, stampa moderna da negativo originale, collezione privata, Trieste)

Anche sulle Rive si faceva mercato, alimentato dalle venditrici di frutta che arrivavano a Trieste dall'Istria con i vaporetti. Donne e ragazze indossavano per l'occasione il vestito buono e, in presenza del fotografo, "guardavano in macchina" senza imbarazzi, come si può notare dalla foto.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:52



(Cartolina originale, collezione Filip Fischer, Trieste)

Il popolo dell'emigrazione

Un altro popolo, dolente e insieme pieno di speranza, affolla all'inizio del Novecento Trieste: è il popolo degli emigranti, dei poveri di mezza Europa che vanno a cercare fortuna nelle Americhe.
Intercettare il flusso dell'emigrazione è un'altra delle grandi intuizioni dei Cosulich: per riempire la "Martha Washington" fecero edificare una grande pensione che ancora oggi si chiama Casa dell'Emigrante, e che nel corso degli anni è stata ospedale militare, scuola, primo approdo per gli esuli istriani del secondo dopoguerra.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 20 Mag 2010 - 17:55



(Cartolina originale, collezione privata, Trieste)

Terrificante il piano d'imbarco della "Martha Washington" (nell'immagine): 60 passeggeri in prima classe, 120 in seconda, duemila in terza.
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Re: Una storia per immagini

Messaggio Da guido bighelli il Gio 20 Mag 2010 - 21:15

Me go leto tuto istesso anche se go el libro anche mi.
Un bel lavor de ricerca da parte de Fabiana e sopratuto la pazienza de scriver e postar tante foto.
A proposito de foto, le xe tute interesantisime per chi che segui la storia dela nostra zità.
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Messaggio Da guido bighelli il Gio 20 Mag 2010 - 21:46

Fabiana ha scritto:
Mi zonto questo che go trovà dal "Nuovo Litorale" perchè me domandavo 'ndove che podeva eser finida
sta bela statua dei 500 ani de dedizion de Trieste ala Defonta.

http://www.nuovolitorale.org/monumento_dedizione.asp

E qua purtropo vien sempre fora le barbarie che fa la gente, anche verso le opere d'arte, pensando che se pol
scanzelar la memoria storica de una zità, distrugendo i sui simboli...
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Messaggio Da Fabiana il Ven 21 Mag 2010 - 9:16

Grazie infinite par el tuo contributo, come gò zà 'vù ocasion de dir, son contentisima quando qualchidun contribuisi in qualsiasi magnera a quel che meto: riesi tuto 'sai più interesante e più bel!

Grazie ancora Guido, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 10:53



E poi esplose il talento

Le date non mentono. 1898, Italo Svevo scrisse “Senilità”. 1912, Umberto Saba dà
alle stampe “Coi miei occhi”, primo tassello del “Canzoniere”. 1912, esce “Il mio Carso”, straordinaria elegia in prosa di Scipio Slataper. Sempre nel 1912, James Joyce finisce di scrivere “Ritratto dell’artista da giovane” e poi, rinfrancato dalla sicurezza del nuovo lavoro presso la Scuola commerciale superiore Revoltella, dà inizio all’”Ulisse”. 1912 (ancora!), un vociano di Grado, Biagio Marin, pubblica “Fiuri de tapo”. Infine, nel 1923, Italo Svevo (nella foto con la moglie) conclude il romanzo chiave “La coscienza di Zeno”. Qualcosa di strano e memorabile accade a Trieste in quegli anni, come se il talento letterario, in una città che pure ha una storia di dotti un po’ noiosi e poco più, fosse diventato merce disponibile a buon prezzo. Sono stati scritti volumi nel tentativo di spiegare questa esplosione (nella quale è giusto citare anche Carlo e Giani Stuparich, Virgilio Giotti e un cantore del popolo come Adolfo Leghissa).
C'è chi adduce le contaminazioni viennesi: stesse le condizioni, una situazione politica senza sbocchi, un futuro incerto, il furore creativo che si riversa tutto sulle arti. C’è chi identifica la chiave nell’”anima in tormento” per la quale Slataper ringrazia la sua Trieste. C’è chi spiega tutto con l’abitudine triestina di passeggiare borbottando tra sé e sé, e poi è ovvio che arrivato a casa uno si metta a scrivere: critici autorevoli attribuiscono a questa sindrome il monologo interiore di Joyce. C’è chi dà il merito alla grande pentola giuliana, per la quale poteva capitare che un imprenditore con ambizioni di scrittura offrisse da bere all’osteria a un genio irlandese in rotta con la sua patria, dando inizio ad uno dei più clamorosi incroci della storia della letteratura mondiale, e che giovani studenti delle Belle Arti portassero gli ultimi stimoli pittorici da Parigi e da Monaco e che un protagonista dell’avanguardia viennese, Rudolf Kalvach, si facesse ispirare dal porto giuliano per le sue opere più memorabili. O al fatto che a Trieste si respirava in anticipo l’aria dei tempi nuovi, e non è un caso che nel 1910 Marinetti scelga il Teatro Rossetti per la sua prima “Serenata futurista”. Qualunque sia la spiegazione, i primi anni del Novecento portano a Trieste una ventata di creatività originale, fuori dagli schemi e dalle maniere, un colpo di bora che mischia le carte a dispetto dei suoi stessi abitanti, che in qualche caso si faranno convincere dai “foresti” ad amare certe opere e certi quadri e certi fili del pensiero.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 11:09



(Riproduzione moderna di stampa originale, archivio Il Piccolo, Trieste)

In attesa di Zeno

Nella foto, l'immagine "canonica" di Ettore Schmitz - Italo Svevo da giovane: un impiegato di banca ossessionato dalla sicurezza economica dopo il fallimento del padre, che quasi di nascosto scrive e pubblica libri a spese proprie e raccoglie pochissimi consensi. Sposerà l'erede di una delle dinastie industriali della città, Livia Venezian, e diventerà uno degli amministratori della vernice sottomarina Moravia capace, grazie ad una formula segreta, di tenere pulite le chiglie delle navi per mesi. Sarà un buon marito, un buon padre ed un onesto imprenditore, sinché non si farà convincere dal suo amico Joyce a scrivere il suo capolavoro, "La coscienza di Zeno". Joyce lo aiuterà a raggiungere la notorietà, assieme ad un giovane poeta, Eugenio Montale, spesso a Trieste per motivi sentimentali.
Passerà gli ultimi anni a gestire con ironia un'inattesa celebrità, finché un incidente d'auto, apparentemente non grave, ne troncherà la vita nel 1928: anche questo un anticipo sui tempi.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 11:14



(Riproduzione moderna di stampa originale, collezione privata, Milano)

Rainer Maria Rilke, nella foto, non amava frequentare Trieste, ma preferiva starsene nel Castello di Duino, dove nel 1912 fu ospite della principessa Marie Thurn und Taxis-Hohenlohe. Un soggiorno che lasciò il segno, perché le "Elegie duinesi" sono una delle sue opere più famose e citate.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 11:18



(Riproduzione moderna di stampa originale, archivio Il Piccolo, Trieste)

Il peso della guerra

Ancora un'immagine di Svevo con il suo fraterno amico, il pittore Umberto Veruda, uno dei protagonisti della scena triestina nei primi anni del Novecento.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 11:25



(Stampa originale, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Nell'immagine, i fratelli Carlo e Giani Stuparich con la divisa dell'esercito italiano. Come moltissimi giovani intellettuali triestini, allo scoppio della guerra si presentarono volontari per contribuire alla "liberazione" di Trieste. Fu una guerra terribile, che falciò più di una generazione: Carlo, trovatosi circondato dagli austriaci sull'altipiano di Asiago, si tolse la vita per sfuggire alla cattura e alla sicura condanna a morte per tradimento; Giani sopravisse, e passò una vita da insegnante e da scrittore a mettere in guardia i giovani contro i pericoli della guerra.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 11:30



(Stampa originale, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste)

Scipio Slataper, nella foto, era uno dei talenti più fulgidi della sua generazione e ci ha lasciato un numero struggentemente piccolo di scritti. Volontario in Italia, fu colpito dal fuoco austriaco sul Podgora, mentre guidava i suoi uomini all'attacco di una trincea.
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Messaggio Da Fabiana il Sab 22 Mag 2010 - 11:38



(Copia moderna di stampa originale, archivio Il Piccolo, Trieste)

Musica, sempre e dappertutto

Per raccontare la vita musicale a Trieste nei primi anni del Novecento non basterebbe un volume. Un grande pubblico seguiva la musica, e con competenza, perché lo stesso pubblico la musica la studiava, per suonare in piccoli complessi o cantare nei tanti cori o semplicemente per fare musica in casa, visto che radio e dischi erano di là da venire. E tanto pubblico consentiva di far intervenire grandi nomi, da Mahler a Toscanini: in questo clima crebbe il giovane Cesare Barrison, (nella foto), violinista destinato ad una grande carriera nei teatri di tutto il mondo.
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