Trieste Variètè.

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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da guido bighelli il Gio 10 Dic 2009 - 20:08

Fabiana riporta:
...ogni mercoledì (chissà perché non un altro giorno), perfino le "serate nere" riservate ai soli uomini, con interventi chirurgici e scenette erotiche in cui, fra le braccia nude e caviglie nudissime, si vede l'orinale sotto il letto...
Quasi come che se vedi 'desso...
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 14:32

Sì Guido,
ma "quasi come che se vedi 'deso" el me par tropo ridutivo, parò te devi ameter che almeno i "orinali" no' se li vedi!
Wink

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 18:12

... E questo, mentre la guerra era lì, e poco dopo doveva essere là là, obbligando il povero Cuttica, e con lui tanti altri, a svestirsi della divisa di scena per indossare quella autentica. Anche se il varietà non è che per l'arma disarmi, inventa il finale patriottico con tricolore e Italia turrita e, per far dimenticare la guerra a chi non la fa e vuole qualche diversivo, prende piede come non mai. O meglio, come può. Trieste, separata dall'Italia e in un'Austria che ha ben altro cui pensare, cerca di fare da sé, con le forze che si trova in casa. E bisogna dirlo, in modo non del tutto spregevole.
L'imperialregio interna o espelle dalla città i "regnicoli", chiama alle armi i triestini della siebundeizig, destinazione Carinzia e Russia, credendo così di fiaccare il loro morbin, ma con modesti risultati. I triestini cantano:

Qua se magna, qua se bevi,
qua se lava la gamela:
zigheremo demoghela
fin che l'ultimo sarà


e fumano zolfo in modo che i polmoni fischino tbc e i gnochi li mandino a casa in licenza illimitata.

Gnanca el can no' la vol portar
sta medaia, sta medaia,
gnanca el mus no' la vol portar
sta bareta de militar.


Altri, invece, come Giulio Camber-Barni, poeta della "Buffa", passano nelle linee italiane. Camber scrive:

Non sono bersagliere
non sono neppure alpin
io sono della buffa
io sono fantaccin.


Bim, bum, bom, al rombo del canon. Fin quando durerà la guerra? Il Papa vuole la pace. L'Imperatore, anche lui la vuole. Mentre i giornali scrivono: la pace non la vogliamo! Chi è che non vuole la pace? Chi è lontano dalla guerra, chi fa nuotare la lingua dentro L'inchiostro, chi dorme bene insieme alle donne che hanno il marito militare.

Dentro la trincea
arrivano i giornali
cosiddetti di propaganda
e poiché non c'è carta
i soldati li prendono
e si puliscono il c**o.


Per i triestini rimasti a casa, poco pane nero col cremòr, simile allo stucco, una lacrima di olio di sesamo e cavoli navoni. Ma in compenso, spettacoli di ogni genere, sale pienisime dappertutto. Films tedeschi col traduttore delle didascalie armato di megafono accanto all'orchestrina, opere, operette, farse tutto da ridere e varietà. Per una di quelle illusioni che possono nascere solo che in tempi di emergenza, i dilettanti sono visti come se fossero dei professionisti, e gli pseudo professionisti come se fossero dei divi. Siamo a Cecchelin? Naturalmente no. Cecchelin in quegli anni faceva il commesso viaggiatore in ferramenta per la ditta Brukenbaker, e girava per i Balcani. A De Rosè, allora? De Rosè era militare in Italia. E allora chi?
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 18:16



Un triestino in divisa militare austriaca (1915).
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 18:21



Anche re e imperatori facevano teatro. Francesco Giuseppe.
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:14

La guerra prima

È l’argent che fa la guerre, o è la guerre che fa l’argent? L'Austria dà l'inizio al gran conflitto pigliandosela con la Serbia - il perché lo si è già visto con il funerale di Francesco Ferdinando per le vie di Trieste - e poiché chi incomincia queste cose va generalmente a finire male, Joyce lascia precipitosamente la città austriaca, non si è mai appurato se facendo un piacere o un dispiacere agli osti di Cittavecchia e alle altre prsone cui deve denaro. Niente di rimesso, in ogni caso, perché poi sarà onore e vanto aver aiutato uno dei più grandi scrittori del secolo.
Papà Cecchelin, "regnicolo", abbandona la montenegrina e 'l mulo Carleto, ignaro del futuro luminoso del suo rampollo, e comunque infischiandosene in nome della libertà. In città, con la guerra, un andirivieni continuo. Tuttavia, alla stazione ferroviaria, più partenze che arrivi. Nel mondo dello spettacolo, febbrilmente si liquida da una parte e si imbastisce dall'altra perché, se non si approfitta dei vuoti che si creano ... Vedi Legge del Parkinson sull'espansione dei gas umani. Il Parkinson è il pensatore più spiritoso del Novecento. Prova ne sia che la sua teoria è ignorata da tutti gli studiosi di problemi sociali ed economici (all'Università non fa materia d'esame) ed è addirittura odiato dai sindacati.
D'altronde, sui palcoscenici niente odore di gas, odore di petrolio. Si riaccendono i lumi della ribalta. E siccome Tita ne dimentica sempre uno, il pubblico grida in coro:

Tita, manca un!

Una volta! Perché allo scoppio della guerra c'è già da tempo in palcoscenico la luce elettrica.
I Cafés-chantants hanno fatto il loro tempo. Chiuso nel 1913 il "Gambrinus", nel 1915 chiude il più famoso "Alle Gatte".

Gavè inteso el demonio sta note
che do gati fazeva sui copi?
I coreva come dò mati
fin che un se gà ribaltà.


La Compagnia a sezioni del Teatro Minimo, via i Bratti "regnicoli", viene sostituita dalla Compagnia di Edmondo Tamburini, con Alfredo Alberti, Mario Verdani, Carlo Fiorello, la Comel, Silvio Mauri, Amelia Collenz e Gino Geri per la sezione di prosa, con Cavallini, la Grisovelli, il Bearzi e la Lidia Savelli per il canto e l'arte varia, e occupa in fretta il locale "Alle Gatte", morto d'inedia. Impresario, Angelo Curiel.
All'Eden, attrazioni come "La sfida fra un cavallo e un ciclista su rulli"; al Famigliare, film e farsa; all'Ideal trionfa "Cabiria". Arriva a Trieste il tango argentino. Il Maxim dedica un fuori programma alla nuova danza: 6 signore e 2 signori illustrano i due modi di ballarlo: uno azzardato e uno castigato. Sempre all'Ideal, "Mondo baldoria" di Aldo Molinari, primo film futurista: musica cabalistica piramidale ultrachilometrica paradossale. Ancora all'Eden, il più ben gestito, follone per il film "La passione di Gesù Cristo", durante il quale il maestro Mueller suona musiche dal "Parsifal", e prima Lina Dolores canta l'Ave Maria di Gounod; all'Edison, "Gli ultimi giorni di Pompei"; al Rossetti, "Saturnino Farandola" della Casa Ambrosio di Torino.
Siamo nel 1915. In Italia si manifesta per le strade a favore dell'entrata in guerra, rivendicate Trieste e Trento che si credono unite da un ponte, e Salandra, piangendo, svolge la sua relazione alla Camera.
All'Eden, film "La cavalcata infernale nella ruota gigantesca" e varietà. L'Edison diventa famoso per il truculento film "Inquisizione spagnola" con intervento in sala della Guardia Medica. All'Alfieri, film e Compagnia La Comica in "Atteone e l'infanticida" di Vitaliani; al Rossetti, Cavallini; all'Eden Cavallini nell'operetta "Sogno di un valzer" con Miriam Tallis e Fiorello. Questo Cavallini, pero! Come poteva essere contemporaneamente al Minimo, al Rossetti e all'Eden?
I dilettanti formano e sciolgono in continuazione Compagnie locali, prendendo dai Ricreatori, dalle Filodrammatiche e dalle Scuole di canto e danza tutti quelli che sanno fare qualcosa o credono di saperlo. Al secchio, infaticabili, impresari come Francesco Mahne, Olimpio Lovrich e Bruno Strehler; sulle scene, frenetici come girini, i Verdani e Fiorello che, nel loro sogno di diventari autori e protagonisti di un teatro Stabile Dialettale e no, moriranno vecchi, dopo due guerre mondiali, fieri del loro sogno e in soddisfatti di non averlo potuto realizzare. Convinti - vecchia storia - di non esserci riusciti perché le autorità cittadine non hanno loro dato una mano. E fra gli altri nel giro? Di statura professionale solo Angelo Calabrese, ribattezzato Carmelo D'Angeli perché gli imperialregi un calabrese, in tempo di guerra con l'Italia, non lo lascerebbero recitare, e in varietà Cavallini, Angelo Capellan, nato dilettante ma con doti tali da riassumere nella propria arte tutti gli ingredienti degli spettacoli finora conosciuti, dall'operetta al circo, dalla prosa al Café-chantant e al... fregolismo.

- Cavallini, Cavallini ci sei? (tre colpi) Fosti il re del trasformismo?
- Sì e no; era più famoso Fregoli, e oggi son più bravi di quello che ero io gli uomini politici (guarda caso, ma certe cose non cambiano proprio mai?).
- Fosti il re dell'operetta?
- Ce n'erano di migliori di me.
- Sapevi pitturare meglio di Fontana?
- Ci voleva poco, per sentirsi al suo confronto un Raffaello.
- Ma allora che cos'eri: rappresentavi il varietà, con la tua arte, della belle-èpoque?
- Ecco, forse... Ricordo che da giovanissimi, io e mio fratello giocavamo fra le casse da morto dell'impresa funebre di nostro padre; Mario suonava il pianoforte e io facevo parlare a cantare Pipetto senza muovere le labbra, perché l'altro mio fratello non si accorgesse che lo facevo io.
- Ventriloquo.
- Mio fratello suonava il piano e io lo accompagnavo con lo xilofono, i bicchieri e il tubaphon.
- Musico.
- Stavamo fra le casse da morto, e nostro fratello Romeo, l'unico di noi tre che si occupasse dell'impresa, sempre vestito di scuro e tetro in viso, portava i clienti in magazzino a scegliere l'articolo. I clienti erano tristi e anche più triste era Romeo all'idea che si accorgessero che lì in mezzo c'era chi si stava divertendo. Io, per tirarmi su di morale a tanto dolore, quando ci lasciavano soli mi vestivo da cliente, uomo o donna che fosse, e imitavo la sua voce e il suo comportamento. Un gioco che mi veniva facile, e per il quale, io e Mario ci facevamo poi di quelle risate! Fiché Romeo un giorno, preoccupato per le sorti dell'impresa, ci disse - Questo non è un posto per voi: non fate che ridere! Cosa volete, mandare in aria la baracca? Andate a divertirvi da qualche altra parte! - Non l'avesse mai detto...


Trasformista, ventriloquo, musico, prestigiatore, illusionista, manipolatore turco, divetta, imitatore, tiratore di precisione, macchiettista, danzatrice spagnola, pittore lampo e di scenari, lanciatore di coltelli e clown, Cavallini, eclettico di genio, raggiunge un livello tale di maestria nei suoi numeri, facendo spettacolo tutto da sé, che ben si può dire che riassume in un finale pirotecnico la belle-époque triestina. Per reazione ai morti di morte naturale, visti dal retrobottega dell'impresa di pompe funebri Capellan, e a qulli - morte atroce e innaturale - voluti dalla guerra. È il primo personaggio di spicco del varietà triestino.
Ecco un suo spettacolo completo, nel 1920:

- Marcia Cavallini;
- Cavallini dicitore;
- Notte d'amore (25 trasformazioni);
- Grande intermezzo;
- Articolo 338 (quartetto comico musicale);
- Orchestra;
- Cavallini musico eccentrico;
- Cavallini macchiettista;
- Cavallini imita Madonna Stonatelli, romanziera;
- Cavallini e l'illusione;
- Galop finale.
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:17



"Tita manca un", attrezzista tuttofare al Verdi e al Rossetti (Trieste, Civico Museo Teatrale "C. Schmidl").
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:21



Edmondo Tamburlini in una foto del 1914 (Trieste, Civico Museo Teatrale "C. Schmidl").
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:23



Cavallini in una fotografia di Braulin, il mago dell'obiettivo psicoanalitico.
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:25



Uno dei repertori di Fregoli.
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:27



Cavallini (Trieste, Civico Museo Teatrale "C. Schmidl").
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:30



Cavallini clown, in uno dei suoi tanti personaggi.
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Messaggio Da Fabiana il Ven 11 Dic 2009 - 20:34



Angelo Calabrese, già Carmelo D'Angeli, in una foto del 1927 (Trieste, Civico Museo Teatrale "C. Schmidl").
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Messaggio Da guido bighelli il Sab 12 Dic 2009 - 18:58

Grassie Fabiana de ste testimonianze.
Mi legio con passion quel che te riporti e trovo sempre interestanti
le storie de sti artisti, nel contesto dei avenimenti europei de quei anni!
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Lun 14 Dic 2009 - 15:06

Bon dopopranzo Guido,
e grazie infinite par tuta la pazienza che te ghe meti par leger tuto quel che scrivo e, naturalmente, par i aprezamenti che i xe sempre gradidi.

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Messaggio Da Fabiana il Lun 14 Dic 2009 - 19:21

Parlando ancora di Cavallini, bisogna anche dire che faceva quasi tutto da sé. Infatti, quando più tardi andrà in tournée, ci andrà con una compagnia di soli quattro elementi: la moglie, che principalmente lo aiutava a vestirsi e svestirsi nelle sue rapidissime trasformazioni, la Tallis, che principalmente si occupava delle musiche, e due tuttofare.
Nella Compagnia di arte varia all'Eden in cui signoreggiava Cavallini - impresario Francesco Mahne, direttore artistico Annio Mariotti, musiche di Mario Capellan (suo fratello) - gli attori erano tutti dilettanti locali. Fra gli altri, per la loro bravura, Dario Rosandri, al secolo Davide Nachson, e Saroclè, al secolo Carlo Serco, l'uno dicitore e ballerino, e l'altro fantasista. La specialità di Saroclè era di ballare, cantare e recitare vestito da donna, e con una tale verosomiglianza (fra l'altro aveva la voce di soprano lirico), da ingannare chi non sapeva ch'era un uomo. Ma lo era, poi? Insomma! In casa vestiva con delle vestagliette che erano un amore, e ideava e confezionava dei modelli d'alta couture, da far invidia alla Coco Chanel. Ci metteva su l'etichetta di Parigi, e tutti pensavano che venissero da lì. Varietà, perché tutto è varietà a questo mondo: c'est la vie.
Nella Compagnia di Mariotti-Cavallini c'era pure la bellisima Miriam Tallis, al secolo Elodia Vollarich, Arturo Bardo, al secolo Dante Amodeo, Lucio Luciani, Pino Nelli, Marco Roberti, Bianca Furani, Mario Verdani e, per finire in bellezza, Carmen Busatto, che cantava nelle operette e faceva i duetti col fratello Carlo. Carmen Busatto, aveva tanta paura del pubblico, che ogni volta bisognava spingerla fuori e, una volta rientrata fra le quinte, per rimettersi si rifocillava come uno scaricatore di porto.

Carlo: Signori amabilissimi
davanti a voi presento
un autentico portento
che vi sbalordirà.
Si tratta di una bambola
di nuova creazione
che a mezzo di meccanica
si muove qua e là
e in modo semplicissimo
chiama mamma e papà.

Carmen: Mamà...

Carlo: Quant'è bella
quant'è cara...

Carmen: Papà...

Carlo: È una vera rarità.

Carmen: La pupa son chiamata
fin dalla prima età
son la pupa idrolatata
da mamma e da papà.


Al Fenice, al Rossetti e all'Eden, folle strabocchevoli. In repertorio, "Il conte di Lussenburgo", "Santarellina", "Il mangiadonne" e "La divorziata", farse come "El primo citadin" e "I pantaloni del medico", romanze, duetti, fantasie e, in finale, sempre Cavallini col suo spettacolo nello spettacolo. Ma non è tutto, a Trieste.
Nel 1916, al Fenice, passa un Circo di lillipuziani. Chissà come avranno fatto a portar via per un giorno il teatro ai frenetici locali. Che li abbiano scambiati per bambini? Fra la compagnia di cui si è parlato, infatti, e in avanspettacolo la Maria Polla che canta "La canzone del salice", Fiorello, al secolo Carlo Metlika, che recita "La contessa villana" con la Lidia Savelli, e ancora la Compagnia di prosa di Tamburlini con la Valdirosa e l'Ariani, non lasciavano libera una tavola di palcoscenico.
Al Famigliare, in Acquedotto, la Grisovelli, il tenore Stradi e il baritono Francesco Collenz - quello con l'occhio di vetro, già solista alla Civica Cappella di San Giusto - cantano il terzetto del primo atto del "Trovatore"; la signora Navarra canta una romanza, e il duo Pillin-Belfiore si esibisce in un duetto comico. Da dove sarà venuta fuori tutta questa gente?
Al Minimo, Fiorello e Amelia Collenz, figlia del baritono di cui sopra, recitano "Il capriccio di un padre", "Adamo ed Eva ai bagni di Montecatini" e "I pellegrini di Marostega". Ma un momento: Fiorello non era al Fenice con la Savelli? Già. Ma o si tratta di omonimia, da escludere, o era effettivamente lì, qui e altrove; perché i nostri, passando da una sala all'altra, da un impresario all'altro, da una formazione all'altra, avevano il dono dell'ubiquità, e al pubblico il fatto di trovarseli fra i piedi ovunque andasse non importava niente, in quanto, come i cavoli navoni, o quelli o niente, bisognava accontentarsi in attesa di poter scegliere fra i bisi de Capodistria e i cavoletti di Bruxelles. Tanto vero che, poiché in questo modo la concorrenza lasciava sempre tutto allo stesso punto, due degli impresari in carica, e cioè Olimpio Lovrich e Bruno Strehler, decisero di formare un'unica Compagnia di Prosa, fondendo quella di Carmelo D'Angeli - ch'era partita recitando al ridotto del Fenice, e ora recitava al Rossetti - con quella di Edmondo Tamburlini che, dopo il Minimo, aveva messo le tende al Fenice. Debutto della Grande Compagnia di Prosa con "Uno degi onesti" di Roberto Bracco. Ma con quale risultato? Si potrebbe credere che messi insieme il D'Angeli, Silvia Comel, Franco Bruni, Amelia Collenz, Anita D'Arno, il Du Ban, Rina Depase, Carlo Caprin, Gino Geri, Alfredo Berti, il Lorenzi, Edmondo Tamburlini e Lidia Savelli, la Grande Compagnia riunisce finalmente intorno a sé la cittadinanza fino a quel momento divisa, e invece così non è. Coi resti si forma una seconda Compagnia, quella di Lucio Luciani che, al Fenice, in coda al film istruttivo "Si faccia luce per il bene dell'umanità", debutta con la commedia "Due uova al tegame"
Ah, basta: Caporetto in palcoscenico!
A Parigi viene fucilata Mata Hari, pessima ballerina e brava spia o... viceversa. Scoppia la rivoluzione in Russia. In Austria, l'anarchico Federico Adler attenta alla vita del Presidente dei ministri Stuergkh.
Al fenice, il film "Il tenente Barth", cui seguono l'imperterrita Maria Polla soprano e Augusto Lambertini tenore. Al Minerva di via Media, film "Amaranta", all'Ideal "Cadde la brina a primavera".
Nasce Enrichetta Vicich, figlia di un suonatore ambulante di chitarra, e Silvia Balbi, al secolo Legisa, Marcella Marcelli, al secolo Maria Tamaro, figlia di un meccanico, debutta all'Alfieri nella Compagnia del napoletano Felicello. Nello stesso anno (1917), Totò debutta al Jovinelli di Roma. Che sia anticipatrice, questa contemporaneità all'insegna di Napoli sull'asse Roma-Trieste?
Siamo ala vigilia del diciotto, e nel diciotto... Nella Sala Umberto di Roma debutta Odoardo Spadaro. Angelo Musco e Antonio Gandusio incominciano a farsi strada. Non sappiamo se per qusto, il governo italiano mette una forte tassa sugli spettacoli che fanno ridere, perché sconvenienti. Il varietà reagisce facendo finire la guerra, e Raffaele Viviani lo abbandona per la prosa. A Trieste, Cavallini dà all'Eden "L'iltimo sogno di Faust", opera fantastica e trasformazioni in un atto e cinque quadri.
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Messaggio Da Fabiana il Lun 14 Dic 2009 - 19:23



Il duo Saroclè-Rosandri nello sketch "I contadini".
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Messaggio Da Fabiana il Lun 14 Dic 2009 - 19:26



Ancora il duo Saroclè-Rosandri nello sketch "L'apache".
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Messaggio Da Fabiana il Lun 14 Dic 2009 - 19:35







Una scrittura teatrale del 1914 per una "generica del coro e ballerina" della Compagnia di operette Ernesto Bassetti.
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Messaggio Da Fabiana il Lun 14 Dic 2009 - 19:39



Nel "trifoglio", l'impresario di prosa Olimpio Lovrich.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 15 Dic 2009 - 19:25

Il dopoguerra primo:

Ta-ta-tata-tara - ta-ta-ta: l'esercito italiano, vittorioso, sbarca a Trieste i bersaglieri. Entusiasmo indescrivibile della popolazione. In testa ai bersaglieri, di corsa, Ugo Ojetti, inviato speciale per la stampa, e Sem Benelli inviato speciale per il teatro di prosa. Non ha rilevanza che scriva i suoi lavori in versi. E per il varietà? Nessuno. Avrebbero potuto mandare Maldacea o Cuttica, tanto per buttare qualche nome, ma Cuttica è morto in guerra, e Maldacea è troppo grasso per fare di corsa le rive.
Nell'entusiasmo quasi generale, una signora di via Udine, con le idee confuse a causa dell'età, sventola dalla finestra la bandiera gialla e nera, e poco ci manca che i nazionalisti dell'ultima ora non la facciano fuori.
Nel 1918, prima dell'arrivo dei "nostri", tutto un susseguirsi di avvenimenti spettacolari: la riscossa del Piave, la rarefazione dei cavoli navoni sul mercato, l'impresa aerea di D'Annunzio su Vienna e... la spagnola.

La spagnola sa amar così
bocca a bocca la notte e il dì.


No no, si tratta della febbre, una febbre che oggi si chiamerebbe russa o asiatica e che a quel tempo fa epidemia, tante vittime, per cui è meglio non scherzare.
Sul fronte del varietà, nell'imminenza dell'arrivo delle nostre truppe, quasi nulla di nuovo: gli artisti locali, a differenza dei navoni, sono sempre in abbondanza sul mercato.
Al Fenice, "prima" del "Barbiere di Siviglia" diretto dal maestro Aristodemo Sillich, con la Maria Bellini, la Dell'Arco, il Lambertini e l'Anselmi; segue il film "Napoleone e Agrippina" e la commedia "Il matrimonio di Alberto" con Lucio Luciani, Mazzuccato, Anita D'Arno, Edmondo Tamburlini e Cassini. Al Famigliare, "I Balbi", marito e moglie, nel duetto comico e trasformazioni "Crispino", Fiorello nella farsa "Una tazza di tè" e la macchietta del "Venditore ambulante". Al Belvedere film, commedia e varietà. Al Volta, "L'anello dei Nibelunghi" con Paul Weneger. All'Eden, "La casta Susanna" con Cleo Ramidi e Marco Roberti. All'Armonia di via della Madonnina, film e varietà.
Insomma, i cavoli nostri. Perciò, quando arrivano i bersaglieri e tutto si ferma per le manifestazioni di giubilo e i passaggi di proprietà, logico il loro disappunto all'inevitabile ritorno dei professionisti di fuori.
Al Rèclam, fil "Le ironie della vita". Si annunzia la riapertura dell'Ideal ribattezzato Italia, e quella del cinema Centrale ribattezzato Roma. Bisogna mettersi à la page. Fiorello e varietà insistono al Famigliare, e il Famigliare chiude.
A Roma, Petrolini, stufo dei varietà come Viviani, mette su Compagnia di prosa.
La Ditta Ervant programma i films di attualità: "L'esercito italiano" della Comerio e le "Nozze d'oro" con Maria Tartaroni e Alberto Capozzi dell'Ambrosio. All'Eden, Carmen Busatto, sulla cresta dell'onda provocata dall'incrociatore Audace, canta "'A canzone e Napoli" e "S. Pietro se ci vede". All'Alfieri, varietà e film "Le pillole di Ercole". All'Armonia, "La gran via", zarzuela del maestro Joaquin Valverde, nata in Spagna e ora in giro per il mondo.

Cavaliere di grazia mi chiamo
effettivamente ognun lo sa
sono l'idol di tutto il paese
e segnato a dito in società.
Non son giovane e vecchio non sono
col frac e col mio lorgnette
non v'ha luogo negar
che gentile non v'è
che compìto sia al par di me.


Non si è ancora detto dell'Armonia di via della Madonnina, ed è forse giunto il momento. Il locale, in sede propria, costruito da certo Vittoro Pollack che voleva inaugurarlo a teatro con la banda dell'87° fanteria austriaco, diretta dal maestro Teply e famosa per i suoi concerti al Casino Schiller, passò di mano a Enrico Woelfler che, da primo cinematografaro di Trieste, pensò bene di adibirlo invece a cinema. Il passaggio avvenne allo scoppio della guerra, quando l'87° fanteria era stato trasferito in Carinzia. Apparentemente quindi destinato ad essere una delle tante sale cinematografiche di Trieste, mentre con la successiva proprietà di Francesco La Diana riprenderà l'avanspettacolo e diventerà con il tempo il teatrino per antonomasia del varietà popolare. Con licenza. Perché in partenza non gli furono da meno, in questo senso, il Regina di Barriera, il Filodrammatico di via degli Artisti, il Popolo, il Mondial ribattezzato Familiare e il Moderno, tutti di S. Giacomo, e soprattutto il suo vicino Teatro Savoia, banco di prova e prima linea di fuoco su cui si formarono non pochi nomi del varietà triestino. Vediamo come.
Il dopoguerra un po' marcia con gli Arditi con cui D'Annunzio fonda la Reggenza del Quarnaro.

Eia, eia, Alalà!

E un po' con le scarpe rotte dei reduci che regolarmente vengono presi per i fondelli quando tentano di raccontare le loro imprese in guerra a chi è rimasto a casa. Ad approfittare della loro delusione è Benito Mussolini, che fonda i Fasci di Combattimento.

Vipera, vipera, sul braccio di colei
che distrusse i sogni miei.
Sembrava un simbolo
l'atroce simbolo
della sua malvagità.


A Trieste, quelli dell'87° reggimento di fanteria austriaco diventano ex-au, zitto e mosca, e quelli che invece hanno disertato per andare a combattere per l'Italia sono accolti come trionfatori a cui si danno medaglie e prebende, senza far caso al fatto che ritornando a casa si portano dietro un bel po' di "regnicoli" non ex, per lo più della bassa, desiderosi di vedere come si sta in una città già dell'imperialregio. E tutti insieme, a guerra finita, con una gran voglia di dimenticare. In platea o in palcoscenico. Eh sì, anche in palcoscenico perché, con la crisi di posti di lavoro che c'è, fare l'attore è un modo per campare come un altro.
Al Rossetti, il professor Ellman esegue dei divertenti giochi di prestigio, strabiliando il pubblico con l'esercizio dell'illusionismo "La cabina diabolica". Domani il professor Ellman riposa, e dopodomani riprogramma tutto di nuovo.
Varietà con Delorme, fenomeno locale, il duetto "vena d'oro", gli eccentrici Stagnitti, Wilter il comicissimo, Ida Neri violinista e la dicitrice Zara Ia.
Sempre al Rossetti, la rivista-varietà di Alberto Colantuoni "Si spieghi con un esempio", con relativo assalto al palcoscenico dei contrari al pattriotismo. Dell'episodio approfittano subito i fascisti.
All'Eden, macchiette e duetti con Cavallini, Pino Nelli, Mila Werner e Saroclè-Rosandri; al Modernissimo, nel Palazzo Diana, film "Le vie della jungla"; al Teatro Savoia...
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Mar 15 Dic 2009 - 19:28



Una delle compagnie di Mario Verdani in scena a Gorizia.
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Mar 15 Dic 2009 - 19:31



Sandro Serafini, poi Novello, nell'imitazione di Harold Lloyd.
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Mar 15 Dic 2009 - 19:33



Marinella in scena.
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Re: Trieste Variètè.

Messaggio Da Fabiana il Mar 15 Dic 2009 - 19:35



Ancora Marinella, poi Nella Mary.
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