Ultima Frontiera Trieste 1953

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Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Giacomin il Ven 30 Gen 2009 - 11:54



La causa principale della rivolta era il Trattato di pace del 1947 e l'insicurezza della popolazione sul futuro della città e sul possibile passaggio alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, come già era successo a Pola. Un'altra causa della protesta era che il governo alleato guidato da Thomas Willoughby Winterton aveva rimosso il tricolore dal municipio di Trieste per la festa della vittoria del 4 novembre. Inoltre le proteste chiedevano che il Territorio Libero di Trieste passasse all'Italia.
· Francesco Paglia (Trieste 1929), universitario, ex bersagliere della Repubblica Sociale Italiana
· Leonardo "Nardino" Manzi (Fiume 1938), studente, esule fiumano
· Saverio Montano (Bari ....)
· Erminio Bassa (Trieste 1902), portuale
· Antonio Zavadil (Trieste 1889), portuale
· Piero Addobbati
Il giorno dopo si svolsero nella Cattedrale di San Giusto alla presenza di 150.000 triestini i funerali delle sei vittime. Nello stesso tempo si tenne una cerimonia a Roma a Santa Maria degli Angeli con la presenza di tutti i ministri del Governo Pella, il presidente del consiglio Giuseppe Pella chiese ed ottenne scuse ufficiali dagli Alleati, anche se gli americani prendono subito le distanze dagli inglesi e affermano che la polizia era sotto ordine inglese.


Ultima modifica di Giacomin il Lun 27 Lug 2009 - 11:32, modificato 3 volte
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da traiber il Dom 1 Mar 2009 - 19:15


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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Ospite il Lun 13 Lug 2009 - 8:01

Posso dire: "IO C'ERO!"

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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Giacomin il Lun 13 Lug 2009 - 10:38

Anch'io Very Happy Benvenuto Nonno Gino Very Happy Very Happy Very Happy

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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da borin il Lun 13 Lug 2009 - 12:47

anche mi... el dopopranzo stavo tornando a casa con mama e co ierimo in via san Nicolò gavemo sentido sparar.. mi iero curiosa, chissà che no fussi come un western, mama me ga ciapado per man e me ga dito Coremo a casa e semo corse su per via Mazzini fin piazza Goldoni
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Ospite il Lun 13 Lug 2009 - 13:08

Borin scrivi
semo corse su per via Mazzini fin piazza Goldoni

...e chisà che no ve se incrosade là con mia mama che me strassinava a mi de corsa dopo averme tirà fora del cine Alabarda, direti a tuta bira verso via Imbriani zercando de schivar le sparatorie.....







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Messaggio Da bruno il Lun 13 Lug 2009 - 13:39

anche mi iero su e x zo per corso italia schivando le camionete (quele con le redi antisassi) della celere che montava sui marciapiedi...direti.. direti contro i manifestanti...e NON

gavevo 13 ani...
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Ospite il Lun 13 Lug 2009 - 14:38

Very Happy Insoma quel giorno iera un megaraduno dei pisdrulini de sto forum de giovinetti, a quanto par. E senza convocazion!!!

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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da nonapicia il Lun 13 Lug 2009 - 15:09

C'ero anch'io.....iero scola al Dante de pomeriggio quando el preside nega fato ciamar mi e una mia compagna: iera mio papà che ne iera vignudo a cior per via della sparatoria a S.Antonio Novo....Sgambetavimo veloci per via Ghega verso Roian e sentivimo i colpi de pistola o fucil o quel che iera e el casin dela gente che urlava....noi due mule no gavevimo ben realizzà cossa che succedeva e mio papà no parlava forsi per no spaventarne, ma el gaveva una faccia.....
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da guido bighelli il Lun 13 Lug 2009 - 20:19

Posso dir che jero anca mi, e no jero tanto picio, me ricordo che gavevo
13 anni e in quela ocasion mia mama me ga comprà le praghe longhe de veludo, quela ala zuava e i calzetoni, co te corevi, te cascava sempre zò.
Me ricordo che i deseva che al Gen. Winterton, col se ga imbarcà, quasi de scondon per i fati che tuti savemo, i ghe ga fis'cià sonoramente. Ai americani
se ghe coreva drio per saludarli con afeto.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 15 Lug 2009 - 23:27

NONNO GINO ha scritto:Posso dire: "IO C'ERO!"

Benvenudo anca de parte mia NONNO GINO.
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Fabiana il Mer 15 Lug 2009 - 23:30

Anca mi, poso dir che ghe jero, ma - par fortuna - jero cusì picia che no' gò alcun ricordo de 'stò periodo, oltre a quel che gò leto sui libri de storia e no'l me par - opinion personalisima - 'sai edificante.

Ciau, con simpatia, Fabiana.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 15 Lug 2009 - 23:34

aurio1 ha scritto:...e chisà che no ve se incrosade là con mia mama che me strassinava a mi de corsa dopo averme tirà fora del cine Alabarda, direti a tuta bira verso via Imbriani zercando de schivar le sparatorie...

Scusa l'O.T., Aurio,ma el cine Alabarda no'l jera in via Udine?

Ciau, con simpatia, Fabiana.









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Messaggio Da Ospite il Gio 16 Lug 2009 - 7:25

Fabiana ha scritto:Anca mi, poso dir che ghe jero, ma - par fortuna - jero cusì picia che no' gò alcun ricordo de 'stò periodo, oltre a quel che gò leto sui libri de storia e no'l me par - opinion personalisima - 'sai edificante.

Ciau, con simpatia, Fabiana.

Ringrazio sentitamente la signora Fabiana per l'intervento ma molto di più per la simpatia, che ricambio cordialmente.
Avrei alcune foto di personaggi importanti dell'epoca, che vorrei pubblicare per onore della storia, ma non riesco, in fatto di PC mi reputo principiante, se qualcuno volesse aiutarmi, mi contatti : nonno.gino@libero.it.
Laughing Un caro saluto n.g.

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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da sum culex il Ven 17 Lug 2009 - 8:24

Mi quel giorno iero a scola in prima al'Oberdan che gaveva la sucursal in via Mazzini. Iero nel turno pomeridian e nonostante che la prof de francese ne gavessi racomandà de andar driti a casa, mi son andà per via Dante verso piazza S.Antonio. Co son rivà al'incrocio cola via Genova se sentiva zigar e un mucio de gente che coreva alontanandose dela piazza: me son voltà e me son anche mi alontanà de corsa.
ciao
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Messaggio Da Giacomin il Ven 17 Lug 2009 - 11:29

Nonno Gino me ga dà l'incombenza de postar delle sue foto del'epoca fintanto no'l capisi come se fà Very Happy

Allora, la prima la salto perchè purtroppo no se vedi tanto ben e xè quela de: L'omaggio del Presidente della Repubblica al Sacrario dei Caduti di Redipuglia - 4 novembre 1954;

la seconda: il Gen. De Renzi e il Prefetto Palamara all'ingresso delle Truppe italiane nel Territorio Libero di Trieste;

la terza: il prof. Diego De Castro e il Direttore Superiore dell'Amministrazione italiana in seno al G.M.A. avv. Gian Augusto Vitelli;

la quarta: l'avv. Gian Augusto Vitelli e consorte N.D. Rosa Rosi, ospiti del Generale americano nel Castello di Duino.
Come sono in possesso di tali foto?
All'epoca, ero l'autista e guardia del corpo del Prefetto Vitelli, indicato dal quotidiano Primorski Dnevnik di Trieste, come il "carabiniere mimetizzato".
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da borin il Ven 17 Lug 2009 - 11:34

come iera la poesia?

Son finiti i tempi belli
di ..... e di Vitelli
incomincia l'era amara
del prefetto Palamara
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Messaggio Da bruno il Ven 17 Lug 2009 - 21:57

Fabiana ha scritto:
aurio1 ha scritto:...e chisà che no ve se incrosade là con mia mama che me strassinava a mi de corsa dopo averme tirà fora del cine Alabarda, direti a tuta bira verso via Imbriani zercando de schivar le sparatorie...

Scusa l'O.T., Aurio,ma el cine Alabarda no'l jera in via Udine?

Ciau, con simpatia, Fabiana.
**************************

no el iera in largo barriera..eccolo...


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Messaggio Da nonapicia il Sab 18 Lug 2009 - 6:54

Noooooo! In via Udine iera el Belvedere......
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Messaggio Da el gran coboldo il Sab 18 Lug 2009 - 8:19

Fabiana ha scritto:
aurio1 ha scritto:...e chisà che no ve se incrosade là con mia mama che me strassinava a mi de corsa dopo averme tirà fora del cine Alabarda, direti a tuta bira verso via Imbriani zercando de schivar le sparatorie...

Scusa l'O.T., Aurio,ma el cine Alabarda no'l jera in via Udine?

Ciau, con simpatia, Fabiana.

Bondì,gò spetà fin sabato per risponder (sperando che anche qua no se continui con l'O.T.). L'Alabarda iera in Largo Barriera Vecchia 13.
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Messaggio Da Giacomin il Lun 27 Lug 2009 - 11:41

Riporto una ricerca efetuada da Nonno Gino :8):
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PER NON DIMENTICARE
http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Trieste

A Trieste ci furono diverse manifestazioni degli studenti per il ritorno di Trieste all'Italia. Le manifestazioni che ebbero però esiti più terribili furono quelle del 5 e 6 novembre 1953. Il 4 novembre si celebra ogni anno la Festa della vittoria della Prima Guerra Mondiale e si va ufficialmente a rendere omaggio ai caduti nel Sacrario di Redipuglia (GO). Molti Triestini quel giorno del 1953 valicarono il posto di blocco di Duino ed entrarono in territorio italiano per recarsi a Redipuglia. Al rientro, alla sera, cominciarono le prime manifestazioni. Il mattino del 5 novembre il sindaco di Trieste, fece issare sulla torre del Municipio il Tricolore italiano al posto della bandiera rosso-alabardata di Trieste. Un ufficiale inglese vide tutto dall'antistante Palazzo della Prefettura, sede del Governo Militare Alleato e si recò immediatamente dal sindaco, ordinandogli di ammainare subito il Tricolore. Il sindaco si rifiutò di farlo; allora l'ufficiale ordinò ai militari inglesi di effettuare l'operazione. La notizia si sparse rapidamente in tutta Trieste. Gli studenti di tutte le scuole formarono cortei di protesta e molti si recarono in Via XXX Ottobre, accanto alla Chiesa di S. Antonio Taumaturgo, dove c'era la Questura comandata da ufficiali inglesi. La Polizia Civile, agli ordini di tali ufficiali, cominciò con violenza a far sfollare i giovani. Così alcuni ripararono in chiesa, ma furono inseguiti dai poliziotti e bastonati a sangue. La chiesa così era stata violata e doveva essere subito riconsacrata. Il vescovo Mons. Antonio Santin volle procedere in giornata, nel primo pomeriggio. Una marea indescrivibile di gente e di giovani si recarono presso la chiesa. Però dalla Questura inglese cominciarono a partire colpi di fucile e fu ucciso Pietro Addobati. Ciò avveniva il 5 novembre 1953. Il giorno successivo ci fu lo sciopero generale e i Triestini confluirono in massa in Piazza Unità, per manifestare contro il Governo Militare Alleato. Improvvisamente dal balcone del Palazzo del Governo furono sparati ad altezza d'uomo molti colpi di fucile. Sotto quei colpi micidiali perirono altri cinque Triestini: Emilio Bassa, Leonardo (Nardino) Manzi, Saverio Montano, Francesco Paglia, Antonio Zavadil. Fu la rivolta e la situazione divenne incontrollabile. Poco dopo entrarono d'urgenza in Piazza Unità reparti delle truppe americane, che, dopo aver fatto rientrare la polizia civile e gli inglesi, cercarono di pacificare la folla . Furono ascoltati, anche perché gli Americani non si erano sporcati le mani con quei massacri proditori. Tutte le autorità cittadine insorsero contro quel barbaro massacro. Fu chiesto ufficialmente al Governo Militare Alleato di consegnare in caserma la truppa inglese e la polizia civile, soprattutto il giorno del funerale delle vittime. Il servizio d'ordine fu adempiuto soprattutto dai lavoratori portuali.
Quindi, il 2 maggio 1945 giunsero gli Alleati (neozelandesi e britannici), anche se la città rimase sotto controllo jugoslavo fino al 12 giugno; però alcuni uffici di interesse strategico, come le Poste, furono presidiati dai Neozelandesi. Il comando jugoslavo però impose di portare l'orologio del Municipio avanti di un'ora, così Trieste per 40 giorni fu allineata all'ora di Belgrado.
Al quinto giorno di occupazione jugoslava, cinque persone furono uccise dalle truppe titoiste, che aprirono il fuoco su una dimostrazione di piazza in favore del ritorno di Trieste all'Italia.
La situazione che si era venuta a creare non soddisfaceva gli anglo-americani ed il generale Harold Alexander, su indicazione di Winston Churchill, riuscì dopo la firma dell'accordo di Belgrado del 9 giugno 1945 sui nuovi confini, la linea Morgan, ad ottenere il 12 giugno la smobilitazione dell'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia ed il passaggio della città ad un "Governo militare alleato". Il periodo di governo jugoslavo aveva già procurato migliaia di infoibati.
Dopo l'uscita da Trieste delle truppe jugoslave, fu provvisoriamente istituita la British Unites States Zone - Free Territory of Triest (BUSZ-FTT) - Territorio libero di Trieste, Zona Anglo - Americana. Il territorio triestino, conteso dagli occupanti, entrò a far parte nel 1947, sotto l'egida dell'ONU, dell'Allied Military Government - Free Territory of Triest (AMG-FTT), Territorio libero di Trieste- Governo Militare alleato e furono stabilite due zone d'occupazione: la Zona A, sopra citata, occupata dagli alleati e la Zona B nella quale rimasero gli iugoslavi.
Secondo l'ONU doveva sorgere un Territorio Libero di Trieste, comprendente sia la Zona A, sia la Zona B, con un seggio all'ONU. Tuttavia nessuno aveva interesse a istituire tale territorio. Gli Italiani della Zona A, da una parte, volevano ricongiungersi all'Italia. La Jugoslavia, dall'altra, non aveva alcun interesse ad abbandonare la Zona B, soprattutto perché Capodistria poteva diventare il porto della Slovenia, come in effetti divenne. Nella Zona B le case lasciate libere dagli esuli, furono assegnate a popolazioni jugoslave fatte immigrare in Istria.
A Trieste ci furono diverse manifestazioni degli studenti per il ritorno di Trieste all'Italia. Le manifestazioni che ebbero però esiti più terribili furono quelle del 5 e 6 novembre 1953. Il 4 novembre si celebra ogni anno la Festa della vittoria della Prima Guerra Mondiale e si va ufficialmente a rendere omaggio ai caduti nel Sacrario di Redipuglia (GO). Molti Triestini quel giorno del 1953 valicarono il posto di blocco di Duino ed entrarono in territorio italiano per recarsi a Redipuglia. Al rientro, alla sera, cominciarono le prime manifestazioni. Il mattino del 5 novembre il sindaco di Trieste, fece issare sulla torre del Municipio il Tricolore italiano al posto della bandiera rosso-alabardata di Trieste. Un ufficiale inglese vide tutto dall'antistante Palazzo della Prefettura, sede del Governo Militare Alleato e si recò immediatamente dal sindaco, ordinandogli di ammainare subito il Tricolore. Il sindaco si rifiutò di farlo; allora l'ufficiale ordinò ai militari inglesi di effettuare l'operazione. La notizia si sparse rapidamente in tutta Trieste. Gli studenti di tutte le scuole formarono cortei di protesta e molti si recarono in Via XXX Ottobre, accanto alla Chiesa di S. Antonio Taumaturgo, dove c'era la Questura comandata da ufficiali inglesi. La Polizia Civile, agli ordini di tali ufficiali, cominciò con violenza a far sfollare i giovani. Così alcuni ripararono in chiesa, ma furono inseguiti dai poliziotti e bastonati a sangue. La chiesa così era stata violata e doveva essere subito riconsacrata. Il vescovo Mons. Antonio Santin volle procedere in giornata, nel primo pomeriggio. Una marea indescrivibile di gente e di giovani si recarono presso la chiesa. Però dalla Questura inglese cominciarono a partire colpi di fucile e fu ucciso Pietro Addobati. Ciò avveniva il 5 novembre 1953. Il giorno successivo ci fu lo sciopero generale e i Triestini confluirono in massa in Piazza Unità, per manifestare contro il Governo Militare Alleato. Improvvisamente dal balcone del Palazzo del Governo furono sparati ad altezza d'uomo molti colpi di fucile. Sotto quei colpi micidiali perirono altri cinque Triestini: Emilio Bassa, Leonardo (Nardino) Manzi, Saverio Montano, Francesco Paglia, Antonio Zavadil. Fu la rivolta e la situazione divenne incontrollabile. Poco dopo entrarono d'urgenza in Piazza Unità reparti delle truppe americane, che, dopo aver fatto rientrare la polizia civile e gli inglesi, cercarono di pacificare la folla . Furono ascoltati, anche perché gli Americani non si erano sporcati le mani con quei massacri proditori. Tutte le autorità cittadine insorsero contro quel barbaro massacro. Fu chiesto ufficialmente al Governo Militare Alleato di consegnare in caserma la truppa inglese e la polizia civile, soprattutto il giorno del funerale delle vittime. Il servizio d'ordine fu adempiuto soprattutto dai lavoratori portuali.
Cominciarono presto le riunioni ad alto livello per risolvere la questione che ormai era sfociata nel sangue. Però la Jugoslavia non stava a guardare passivamente. Tito fece un discorso provocatorio a Pola (Istria) in cui disse: "Il nostro vogliamo, l'altrui non chiediamo". Quella frase rimise le cose in questione, perché si trattava di determinare che cosa Tito intendeva per "nostro" e per "altrui". La questione si risolse perché le potenze alleate erano stanche di questa situazione. E siccome dopo la rottura con Mosca, la Jugoslavia dipendeva dall'Occidente, tutto si concluse con poche rettifiche di confine.
Così il 5 ottobre 1954 il problema venne definito, spartendo il Territorio Libero di Trieste secondo le due zone già assegnate (con la Jugoslavia che riuscì a modificare leggermente la linea di spartizione tra le due zone a suo vantaggio, annettendo alcuni villaggi del comune di Muggia, abitati in maggioranza da sloveni, ed arrivando così sino ai monti che sovrastano la periferie meridionali della città.)
In tal modo Trieste dovette rinunciare a una provincia sufficientemente estesa quindi si ritrovò stretta in un lembo di terra che ne ridusse le potenzialità economiche. Fu deciso il mantenimento di un porto franco a Trieste e fu imposta la tutela delle minoranze etniche residenti nelle due zone. La polemica storica e politica fu rivolta in particolare contro il Partito Comunista Italiano che, secondo vari storici, ebbe un atteggiamento servile verso Josip Broz Tito e Stalin.[2]
Il passaggio dei poteri dall'amministrazione alleata a quella italiana avvenne il 26 ottobre 1954 e fu celebrato il 4 novembre 1954 con la visita a Trieste del presidente della repubblica italiana Luigi Einaudi: in quell'occasione Trieste fu decorata della medaglia d'oro al valor militare. Nella motivazione di tale medaglia si dichiara: Trieste sottoposta a durissima oppressione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe.[3]






















Quanti ne gavemo lecadi!?

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Messaggio Da Coce il Gio 30 Lug 2009 - 10:02

Parlemo de Ricordi e continuemo a quotar Wickipedia. Mi no voio discuter el 1953 perche' no iero la'e penso che la version dei fati rispecchia la situazion a quel tempo, pero'el periodo 1945- 52 riporta'de Wickipedia no penso che el sia accurado e che el periodo xe riporta'con un bias politico -nazionalista, perche per dir che nissun no voleva el Territorio Libero no xe vero, anzi iera tanti, tanti Triestini che i voleva el Territorio Libero, ma iera quei che gaveva el "Potere" che no lo voleva da ambedue le parti. I Triestini e non solo, i Giuliani in general xe quei che ga paga' e continua a pagar el prezzo de quele nefande decisioni che xe stade fate a quei tempi da quele forze politico-nazionaliste. Go dito questo sempre pensando ai "Mii" ricordi de quei tempi. Ciao Coce Neutral Neutral
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Re: Ultima Frontiera Trieste 1953

Messaggio Da Ospite il Gio 30 Lug 2009 - 22:22

... nella rima, al posto di un nome, sono stati messi i puntini. forse quel nome non era gradito o era illeggibile!? Fracassi fu un ministro (DC) plenipotenziario italiano, incaricato di trattare con gli alleati anglo-americani il passaggio della "Zona A" all'Amministrazione italiana. All'ingresso delle truppe italiane nel Territorio Libero, tutti i funzionari e gli impiegati componenti del G.M.A. (che beneficiavano di stipendi "maggiorati"), dovettero rientrare negli Enti di provenienza, ovviamente con lo stipendio normale. Ecco perchè uscì la rima "Son finiti i tempi belli di (Giuseppe) Fracassi e di (Gian Augusto) Vitelli" Shocked . Per via della decurtazione degli stipendi, seguì la rima "Ora inizia l'era amara del Prefetto Palamara", che fu il primo Commissario Generale del Governo il quale sostituì il "Presidente di Zona" prof. Gioacchino Palutan, che fu inviato a Vicenza come Prefetto. Qesti i personaggi dell'epoca. :(

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Messaggio Da borin il Ven 31 Lug 2009 - 6:06

NONNO GINO ha scritto:... nella rima, al posto di un nome, sono stati messi i puntini. forse quel nome non era gradito o era illeggibile!?
semplicemente non lo ricordavo , perchè citavo a memoria la filastrocca così come l'avevo sentita recitare a voce da papà. Grazie per il completamento.
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