TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da borin il Gio 6 Mag 2010 - 15:24

Fabiana ha scritto:
La casa domenicale dei Ranfi era sita ove ora sta lo stabile recante il n. 207 di Via S. Sebastiano;

tradizionalmente se considera questa casa in corrispondenza con la casa de Marco Ranfo
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Gio 6 Mag 2010 - 16:08

Tantisime grazie de tuto cuor, borin, par el tuo - come sempre - aprezadisimo contributo.

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Lun 10 Mag 2010 - 16:23

Cenni storici
(quarta parte)

Di questa guerra e pace, oltre agli storici triestini Ireneo, Pietro Coppo, Prospero Petronio, Pietro Kandler ed altri, scrissero pure gli storici veneti Paolo Morosini, Giovanni Battista Contarini ed altri ancora.
In ben triste stato era allora ridotta Trieste, che venne anche travagliata da quelle due terribili calamità che seguivano ordinariamente le aspre guerre di quei tempi: la carestia e la peste.
E quasi ciò non bastasse, per colmo di jattura, insorsero inimicizie, discordie e rancori fra le principali famiglie di allora: si formarono partiti che ebbero poi a trascendere in vendette private a sfogo di ferocissimi odi.
Gli storici non riferiscono chiaramente sulle vere cause che portarono al formarsi di quelle fazioni. Però, da quello che si può verosimilmente congetturare, sembra che il motivo delle discordie si debbano cercare nella pace umiliante conclusa da Trieste con Venezia nel 1463, la quale riuscendo intollerabile, spingeva alcuni a pensieri estremi, mentre chi dissentiva veniva additato quale partigiano della repubblica veneta. Sembrerebbe, d'altra parte, che il partito politico in molti casi non fosse che il pretesto per sfogare profondi rancori non ancora spenti, a causa di antichi torti subiti, quando una quarantina d'anni innanzi il potere del Consiglio era tutto concentrato nella cosidetta "Bailia": magistratura di suprema indipendente autorità, norma della quale pare non fosse stato l'equo ed il giusto.
La guerra civile, la peggiore di tutte, divampò ben presto, ed il saccheggio, gli esili, le scene di morte e di sangue desolarono una volta anche Trieste, che pur aveva tanto bisogno di pace.
Il Kandler, nella sua storia del Consiglio, narra questo lacrimevole episodio della nostra storia, se non con grande chiarezza e imparzialità, certo con splendore d'immagini e grande sfoggio di erudizione. A chiarire un po' quei fatti che gli storici sembrano aver cercato di tenere avvolti in un discreto velo di frasi oscure ed ambigue, deve arguirsi che l'astuta repubblica veneta, avesse già da lungo tempo cercato di farsi degli "aderenti" a Trieste. Certo è che alcuni fatti farebbero supporre che fin dal principio del secolo in cui avvennero quei disordini, si fosse andato formando un partito incline alla repubblica veneta, e già nel 1404 due uomini, Donato Scorpion e Nicolò Uriz furono condannati alla forca e furono impiccati l'uno alla "torre Cucherna" e l'altro a quella "della Cella"*, perché insieme ad altri, che si salvarono fuggendo, avevano tramato di dare Trieste alla formidabile repubblica (almeno così riferisce il Mainati). E, l'ultimo giorno del febbraio 1443, fu impiccato alla "torre della Cella" un certo "Giusto", cancelliere di Trieste perché venne scoperto a tenere una corrispondenza segreta con la repubblica veneta (come si può evincere da frammenti di manoscritti del vescovo Andrea Rapiccio e riportati anch'essi dal Mainati).
Alcuni notabili della città, essendo stati banditi, ripararono a Duino, e di là si rivolsero all'imperatore, il quale mandò a Trieste numerose milizie, comandate da Nicolò Luogar suo capitano di Duino, per rimettervi l'ordine. Questi, entrato di notte a Trieste, arrestò parecchi cittadini che, sotto scorta, furono condotti a Duino e imprigionati nellla torre romana di quel castello. Si vuole che il partito vincitore, sia stato quello che "guastò" anche l'Archivio segreto del Comune e che nell'affare vi avesse mano anche il Luogar medesimo, il quale creato capitano di Trieste il 9 febbraio 1468, mirava a rovesciare le istituzioni triestine ed a mutare l'autorità del Comune con una finta ed estorta abdicazione dei suoi diritti, provocando così una nuova sollevazione e, Nicolò Luogar, colto alla sprovvista dal popolo tumultuante, fu fatto prigioniero con la minaccia d'essere immediatamente impiccato se non avesse restituito le persone imprigionate a Duino. Egli si dovette piegare al volere del popolo per salvarsi la vita e Federico III venuto personalmente a Trieste nel 1470, depose il Luogar che aveva così mal interpretato le sue intenzioni in un momento nel quale più che mai sarebbe stato necessario coltivare la concordia per opporsi con tutte le forze ad un nuovo nemico che stava alle porte**.

(* La "torre Cucherna" si trovava in alto dell'attuale Via Montuzza, nelle vicinanze della casa Regensdorf. Quella "della Cella", verosimilmente si sarebbe dovuta trovare dinnanzi all'attuale rotonda del Castello.)
(**Qualche scrittore male informato vuole che il Luogar, ritornato al castello di Duino, vi venisse qui strozzato. Risulta invece con certezza che egli cessò di vivere di morte naturale mentre si trovava a Trieste, presso suo genero, il capitano Nicolò Rauber.)
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Ven 14 Mag 2010 - 12:08

Cenni storici
(quinta parte)

… Stavano alle porte i turchi; caduto il baluardo di Costantinopoli, essi poterono riversarsi senza altri ostacoli sulle rive del Danubio e sulle spiagge dell’Adriatico. In Dalmazia trovarono accanita resistenza da parte dei veneziani, ma l’onda non si lasciò trattenere e venne ad allagare Trieste, Gorizia ed il Friuli.
Essi spinsero le loro scorrerie devastatrici reiteratamente dal 1469 al 1501. A difesa della città nel 1470 Federico III ordinò la formale costruzione dell’attuale castello.
Nel 1508 i veneziani ordirono un gran colpo, s’impossessarono della Dalmazia, dell’Istria, di Fiume e di Trieste, ma in tale evento la protezione dell’Austria non rimase senza effetto: Trieste venne resa all’Imperatore Massimiliano I.
Da allora essa fu interamente liberata dalla sua dipendenza da Venezia.
Carlo V, accorgendosi di quanta utilità poteva essergli Trieste per la congiunzione dei suoi Stati austriaci con quelli spagnoli, le prestò grande attenzione.
Nel 1520 la dogana venne abolita in virtù di una convenzione stipulata con i vescovi che fino allora ne avevano percepito qualche provento. Nel 1563 venne concluso un trattato di navigazione con i veneziani. Ma a causa del brigantaggio degli Uscocchi* che infestavano l’Istria, si rinnovarono le ostilità con i veneziani che mantenevano la supremazia marittima sull’Adriatico. Il piccolo commercio di Trieste continuò egualmente e nel 1620 il suo piccolo porto (Mandracchio), venne ristabilito.
Però lo stato di floridezza per Trieste non comincia che sotto il regno di Carlo VI; essa ritrovò nel saggio consigliere del monarca, il principe Eugenio di Savoja, un protettore intelligente, il cui genio comprese tutta l’importanza avvenire di questa piazza e riconobbe la posizione rimarchevole ch’essa avrebbe occupato nel commercio mondiale. L’imperatore emanò nel 1717 un’ordinanza con la quale garantiva la libertà di navigazione nell’Adriatico contro ogni rivalità. Venezia protestò, ma s’inchinò. La pace di Passarovitz conclusa con i turchi, le aperse le porte del Levante.
Nel 1719 Trieste e Fiume vennero dichiarati “Porti franchi”, la compagnia orientale ottenne dei privilegi e fu stabilita la formazione di una marina militare. Sui fondi dove oggi si elevano il Tergesteo, il Teatro Comunale e le case vicine, la compagnia orientale stabilì un cantiere e fece costruire dei navigli, il primo dei quali, che venne chiamato “Primogenito”, fece vela verso la Spagna ed il Portogallo con un carico di mercanzie.
Andata a male questa grandiosa impresa, l’imperatore acquistò il cantiere e ne fece un arsenale militare. Venne formata una flotta costruita in parte a Trieste e in parte a Napoli. Si componeva di tre vascelli di linea, di una fregata e di tre galere, della portata complessiva di 500 pezzi di artiglieria e 8.000 uomini di equipaggio. La gelosia delle grandi potenze marittime condusse alla dissoluzione di questa flotta, ed il primo tentativo dell’Austria per la formazione di una forza navale, abortì. Carlo VI accordò nuove franchige al porto di Trieste e la città gli deve molte utili istituzioni. Alla sua venuta a Trieste nel 1727, Venezia inviò degli ambasciatori per scandagliare le intenzioni di questo monarca, che fece loro comprendere chiaramente di essere una sua ferma intenzione il mantenere la preponderanza sul mare Adriatico.
Maria Teresa (1740-1780) continuò l’opera di suo padre, e diede nuove disposizioni che contribuirono con potenza alla propserità del paese e del suo commercio.
La “Camera di Commercio”, la “Borsa”, la “Prima Camera di Sicurtà” richiamano alla memoria i tempi di questa grande imperatrice. Anche le leggi sanitarie sono opera sua.
Tra gli edifici fondati sotto il suo regno, sono degni di menzione: il “Molo San Carlo”, la “Dogana”, il “Canale del Ponte rosso”, il “Palazzo governiale”, il “Molo della Lanterna”, chiamato ancora in suo onore, “Molo Teresiano”; essa ripristinò l’antico acquedotto romano di San Giovanni che alimenta le principali fontane della città. Grazie alle sue sagge misure amministrative, il commercio con il Levante prese nuovo impulso.
I navigli elleni cominciarono a visitare più di frequente il porto di Trieste e molti greci vi presero stabile dimora, dopo che nel 1751 essa accordò loro il libero esercizio del culto e la fondazione di una chiesa.
Mercanti, artisti, operai, ecc., convenuti da tutte le parti d’Europa, venivano a portare a Trieste il frutto della loro industria ed abilità. Quando salì al trono Maria Teresa, Trieste non aveva che 6.000 abitanti, alla sua morte ne contava 17.000, quindi la popolazione era cresciuta di quasi tre volte.
Durante la reggenza di Giuseppe I (1780-1790), le idee di un commercio mondiale fecero di nuovo capolino; si fondò la Compagnia austriaca delle due Indie. I porti di Anversa e di Trieste erano i due punti di concorso stabiliti a base delle sue operazioni. Nel 1782 sette bastimenti si posero in rotta nel medesimo tempo e fondarono delle colonie sulla costa d’Africa e delle Indie, però questa compagnia ebbe poca durata: si sciolse ben presto e le colonie vennero abbandonate.
Il primo viaggio all’incontro con l’America del Nord, fu coronato da miglior successo. Furono allaciate delle relazioni commerciali con la Russia sul mar Nero e sul Mar Bianco.
Le riforme di Giuseppe II promossero considerevolmente il benessere di Trieste. Lo spirito illuminato di questo gran principe, concesse la libertà di culto alla confessione evangelica, permise agli ebrei di abitare fuori dal “Ghetto” e di vestire a loro piacere e non solo, ma di essere anche ammessi ad impieghi della Borsa e del Comune.
Queste misure di tolleranza aumentarono ancora l’affluenza degli stranieri, si costruirono nuove fabbriche, la costruzione navale prese novello slancio. Sul finire di questo secolo pieno di vita, un colpo terribile doveva nondimeno affliggere Trieste e scuotere la sua laboriosa agiatezza.
La sera del 23 marzo 1797, i francesi vittoriosi fecero il loro primo ingresso a Trieste e le imposero una forte contribuzione di guerra, cioè 2.600.000 Lire. Una sorte più funesta era riservata alla sua antica rivale, la repubblica di Venezia con tutti i suoi splendori. Essa cadde il 12 maggio 1797, e la mattina di quel giorno venne inalberato sul palazzo ducale il vessillo tricolore francese. Una parte della sua flotta toccò all’Austria e venne unita alla squadra di Trieste, I francesi rimasero a Trieste, questa prima volta, fino al 23 maggio di quell’anno. Il secondo ingresso dei francesi in Trieste ebbe luogo il 19 novembre 1805. In complesso però l’epoca dal 1797 al 1809 fu favorevole al commercio triestino. Mentre gli altri mari erano teatro di combattimenti e rappresaglie che inceppavano i pacifici navigatori e i mercanti, il porto di Trieste offriva, per la sua neutralità, sicuro asilo alle bandiere di tutti gli stati. La terza occupazione francese avvenne il 19 maggio 1809. Con la pace di Vienna del 14 ottobre 1809, Trieste divenne una provincia di Francia congiuntamente al paese fra Villacco e Budua e fu governata da leggi francesi. Ne seguì, quindi, un periodo di stagnazione e di calamità. La città dovette pagare 50 milioni di Franchi. Lo spirito di speculazione fu paralizzato, il dominio francese incatenava il suo sviluppo, il commercio si arenò. Venne l’anno 1813 e suonò l’ora della sua liberazione.
Un ultimo grido di guerra allarmò ancora i pacifici abitanti del paese, ed il comandante Rabier che difendeva ancora il castello con valore degno di miglior causa, fu costretto a capitolare e sortì con gli onori di guerra l’8 novembre.
Con la partenza dei francesi e la restaurazione del dominio austriaco, Trieste non ritornò più nelle condizioni di prima, poiché divenne centro del litorale, fu aggregata al regno illirico, incorporata all’impero d’Austria, retta non più da patri statuti, ma da leggi comuni alle altre province della corona: così rimase l’imposta sull’industria e sui beni immobili, introdotta dal governo francese. Tolti gli statuti, cadde da sé la rappresentanza municipale di cui la città andò priva fino al 1839.
Gli interessi del Comune vennero affidati in questo frattempo a un preside e a tre assessori, i quali, nominati dal governo e a lui sottoposti, non avevano altra incombenza salvo quella di amministrare i beni del Comune, in quanto ad ogni altra bisogna provvedevano le Autorità imperiali.

(*Uscocchi = croati)








Ultima modifica di Fabiana il Ven 28 Mag 2010 - 10:45, modificato 1 volta
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da guido bighelli il Ven 14 Mag 2010 - 17:11

*Uscocchi = croati)
Forsi più che croati significa "fuggiaschi" "profughi"perchè i iera
scampai dale tere balcaniche soto l'incalzar dei Turchi, 'rivando fin
nel Quarnaro 'ndove che i se ga dedicà ala pirateria, soratuto contro
le navi dela Republica de Venezia, protetti dal Impero Absburgico.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Sab 15 Mag 2010 - 9:29

Grazie par el tuo aprezadisimo contributo Guido: son cusì contenta cò qualchidun zonta informazioni che le xe interesantisime par tuti.

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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Lun 17 Mag 2010 - 18:01

Cenni storici
(sesta e ultima parte)

Nel 1817 una corvetta di guerra viene spedita in Cina per avviare dei rapporti commerciali con quei lontani paesi; a Canton c’è già un console generale d’Austria, la speculazione prende nuovo impulso e fa dei progressi degni di nota. Vengono creati degli stabilimenti di grande importanza sia dal lato commerciale, che da quello dell’istruzione. Viene istituita l’Accademia di Commercio e Nautica. La società del Lloyd si costituisce nel 1833 per iniziativa dei signori barone de Bruck e Bousquet.
In capo a tre anni la navigazione a vapore cominciò a dar segno di vita, ed il 16 maggio 1873 il primo pacchebotto “Arciduca Lodovico” intraprese il primo viaggio per Costantinopoli. In quell’epoca, Trieste vantava costruttori navali di genio, tra cui il professore, della allora eretta Accademia di Commercio e Nautica, Gaspare Tonello, tolto troppo presto alle discipline matematiche e dell’arte navale di cui era valentissimo cultore. La “Lucia” e il “Volta” furono i due primi battelli a vapore costruiti per conto del Governo su disegni di questo celebre costruttore, nello squero “Panfilli”, sul luogo ove oggi si eleva il nuovo edificio del Ginnasio comunale e la chiesa protestante di rito Augustano.
Nel 1839, l’imperatore Ferdinando ristabilì il reggimento municipale. Secondo lo Statuto da lui dato, il Consiglio si componeva di 40 membri e si divideva in maggiore e minore. Il maggiore era formato da 30 membri, mentre il minore da 10. Nel 1848 il Consiglio fu accresciuto di 8 seggi e due anni dopo di altri 6.
Però, alla maggioranza dei cittadini, in gran parte gente nuova, cresciuta ed educata in tempi di sobollimenti politici, poco o nulla interessava di ciò che non aveva diretta relazione con il guadagno e la ricchezza. È da quest’epoca che il commercio di Trieste comincia a rifiorire e vengono riannodate le relazioni interrotte per le guerre napoleoniche.
In quei paesi Trieste andava a sostituire Venezia, alla quale dopo il colpo fatale del 1797 e l’occupazione austriaca del 1815 non fu più possibile rialzare il capo. Le cose procedevano dunque di bene in meglio, ma le arrestò per un breve periodo la sollevazione italiana scoppiata nel 1848. Nel febbraio di quell’anno era pure scoppiata la rivoluzione a Vienna e a Parigi. Il 18 marzo il nuovo governatore di Trieste, Roberto Algravio conte di Salm proclamava la costituzione dal verone della loggia assistito dal vescovo, e venne istituita la guardia nazionale. Nel 1850 Trieste fu dichiarata città vicina all’Impero, i privilegi del porto franco le furono confermati ed ebbe un nuovo Statuto che nel 1884 (l’epoca in cui è stato scritto questo libro, n.p.) era ancora in vigore.
È da quell’epoca che, ritornata la calma e tranquilizzati gli animi scossi ed agitati per gli avvenimenti del 1848, la vita commerciale di Trieste che per breve tempo era stata interrotta, riprende nuovo slancio. Un’attività febbrile s’impossessa di ogni ceto e si fa sentire in tutte le sfere.
S’inizia la costruzione della via ferrata, che pose in comunicazione Trieste con l’interno della Monarchia, la società del Lloyd fa erigere il grandioso Arsenale a Sant’Andrea; il cantiere San Marco, per opera del Comm. Giuseppe Tonello, diviene in breve tempo un bellissimo Arsenale, da cui più tardi verranno varati quei colossi corazzati, che sfideranno il furore degli elementi e degli uomini.
Data da quest’epoca (1850) pure la posizione di Trieste separata e distinta dal litorale e la conferma di proprio Statuto municipale per le cose di reggenza civile.
Si cercano in ogni modo di promuovere utili e decorose opere e istituzioni. S’interra il vecchio Mandracchio e si converte quell’area nell’ameno “square” di Piazza Grande, si rifanno e si restaurano edifici, si abbelliscono, si allargano e si aprono nuove vie, si prolungano i moli San Carlo e Giuseppino, vengono fondati nuovi istituti di beneficenza, cioè l’”Asilo Elisabettiano”, il nuovo “Istituto dei poveri” in Chiadino, l’”Ospitale militare”, ecc. Nel 1857 si pianta il Giardino pubblico al termine di Corsia Stadion. Si creano Musei, tra i quali va annoverato quello di “Massimiliano”, sito al terzo piano dell’edificio scolastico dell’Accademia in piazza Lipsia, auspicato dall’infelice Arciduca Massimiliano, poi imperatore del Messico. Si erge l’elegante teatro “Armonia” in piazza della Legna.
I nostri navigli solcano i mari più lontani ed annodano relazioni con i centri commerciali più remoti. La società del Lloyd ogni giorno più prosperosa inizia nuove linee. Lo scavo del canale di Suez prepara intanto nuove vie alla navigazione: vie più brevi e sicure.
Un decennio ancora ed un nuovo Municipio sorto dal libero voto cittadino, dopo la promulgazione delle nuove leggi costituzionali del 1869 viene a continuare e ad assecondare lo spirito di risveglio e l’intraprendenza cittadina. In questo arco di anni il Municipio di concerto con il Governo esenta dall’”Imposta casatico” per 10 anni le nuove case che si edificheranno, esenzione che viene poi rinnovata per un altro decennio, tutto ciò al fine di promuovere la costruzione di nuovi edifici, e la città si estende sempre più in modo inopinato e straordinario. Vengono eretti quartieri nuovi e dove si ergono nel 1884, 10 o 15 anni prima non c’era che terreno arido e deserto, piani incolti ed abbandonati, quasi per opera di incanto si aprono bellissime vie, lunghe e spaziose, fiancheggiate da superbi palazzi costruiti con tutto il moderno “confort” e seconde ben precise norme d’igiene e di edilizia, titolate da nomi di cittadini che ebbero ad illustrare con l’opera e con l’intelletto questa loro terra natale: Piccolomini, Scussa, Rapicio, Ireneo, Kandler, Giuliani, Piccardi, Argenti, Burlo, ecc. Fra la strada carrozzabile che conduce al Boschetto, oggidì (nel 1884) chiamata Corsia Giulia, e quella superiore pedreste, che venne modificata, fu si può dire creata di sana pianta una città nuovissima una volta coperto il cosidetto “patok”, corso d’acqua scarsa e melmosa, il quale, a causa delle sue esalazioni, rendeva malsano l’abitato adiacente. Un’altra parte di città, creata si può dire nel volgere di qualche anno, sorse in Chiadino, nei pressi dell’Istituto dei poveri, per iniziativa del nostro concittadino signor Carlo Zanetti, al quale si deve l’allargamento delle vie Solitario e Leo. Un altro quartiere sorse pure sull’altipiano di San Giacomo.
La Trieste degli Ireneo, dei Rapicio e degli Scussa nel breve volger di un ventennio si trasformò e s’ingrandì in modo tale, che se i nostri avi potessero sorgere dai loro “avelli”, stenterebbero a riconoscere la loro diletta città in così grande metamorfosi e lavorio di edificazioni dei loro solertissimi nipoti.
Accenneremo per ultimo alla nuova “diga” vicina al così detto “porto nuovo”, fatta costruire dal Governo d’accordo con la “Società delle Ferrovie Meridionali” e ultimata nel 1882, con i circostanti magazzini generali.
Chiudiamo questi cenni sperando che la nostra bella Trieste, questa gemma dell’Adria, abbia sempre più a prosperare e divenga patria grata ai suoi figli e ameno e caro soggiorno al forestiero.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 19 Mag 2010 - 13:21

Secondo Ettore Generini, la Costituzione politica di Trieste, nel 1884 era la seguente:

Trieste è città immediata dell'Impero e forma essa sola una provincia della Corona. Come tale ha un luogotenente, che è incaricato dell'amministrazione civile e militare. Quale città immediata essa ha una rappresentanza comunale composta da 54 consiglieri, di cui 48 eletti da quattro comizi di città e 6 dai sei distretti territoriali. L'elezione si rinnova ogni triennio. Il Magistrato civico, mette in esecuzione i deliberati del Consiglio.
In sessione dietale*, i consiglieri divengono deputati ed il podestà assume il titolo di capitano provinciale. Il capo del Comune viene eletto a maggioranza di voti dal suffragio del Consiglio e la sua elezione deve avere la conferma dell'Imperatore; due vice-presidenti l'assistono nelle sue funzioni.
Dall'anno 1814 il patriziato triestino venne abrogato e stabilita l'eguaglianza dei cittadini.
Il diritto di cittadinanza in seguito a questa abrogazione venne accordato ad un piccolo numero di abitanti e gli altri furono dichiarati "pertinenti".
Trieste, compreso il suo territorio fuori della linea doganale che per conseguenza è "porto franco", è aperta all'importazione di tutte le sue mercanzie, eccetto quelle di regia privativa.

(*sessione dietale = seduta di assemblea politica o parlamentare)
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Messaggio Da Fabiana il Mer 19 Mag 2010 - 13:23

Sempre nel 1884, Ettore Generini, riportava nel seguente modo la

Estensione della città e territorio


Chilometri quadrati.....................93,80
cioè città chilometri quadrati.......18,50
territorio chilometri quadrati........75,30

Le piazze sono in numero di 41.
Le vie nominate nel pomerio sono 286, le androne 48.
Edifizi oltre 6.000.
Sobborghi 11.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 19 Mag 2010 - 13:27

Alcune derivazioni del nome "Trieste"


1 - Nelle più antiche iscrizioni dell'epoca romana si trova "Tergeste" e molto più tardi divenne in uso "Tergestum".
Il latino "Tergestum" potrebbe significare città tre volte trasportata, tre volte riedificata. In base a questa etimologia alcuni storici cercarono la primitiva "Trieste" nelle vicinanza di Servola, sopra il monte detto "Montebello" e nella valle che veniva detta del "Broleto", ai piedi della quale si trova (nel 1884) l'usina comunale del gas.

2 - Il latino "Tergestum" potrebbe derivare dal modo con il quale i romani usavano determinare il circuito delle città che andavano ad erigere: attaccavano un toro ed una vacca all'aratro e il solco da questi lasciato segnava il sito delle sue mura; quando giungevano al luogo destinato ad una porta , trasportavano l'aratro senza farvi alcun segno.
"Qui urben novam condet tauro et vacca aret; ubi araverit, murum faciat ubi portam vultesse aratrum extolat et portet et portam vocet". (Trad. lat. orig. Isid 15, 2).
Trieste significherebbe quindi la città nella periferia delle cui mura venne trasportato "tre volte" l'aratro; che aveva "tre" porte.

3 - "Tergeste", nella lingua dei "Fenici": "Taršiš" (la "š" si pronuncia come la "sc" nella parola "sciame"), che significa "Gioia del viandante, del pellegrino".

4 - "Tergeste" dal tracico: "Taras", città del montone.

5 - "Tergeste" dall'ebraico ed arabo: "Taras", città fortificata.

6 - "Tergeste" dal sanscrito "Taras" - le onde - . In greco antico "Ταταγγα" (talàssa) - il mare: dunque città posta al mare presso le onde.

7 - "Trieste" dal celtico "tre-ais-dae"; da "tre", mercato, borgo, piazza; "ais", acqua; "dae", popolo. Dunque: mercato, borgo, piazza del popolo litorale; del popolo che abita in riva al mare.

8 - "Trieste" dal celtico: "tir-ge-es-te"; da "tir", sito, luogo, località; "ge", abile: "es", propenso, propizio, fatto apposta; "te", spazioso. Dunque sito, luogo spazioso fatto a bella posta per la mercatura.

9 - "Tergeste" dal celtico "tir-hebs"; "tir", sito, luogo, località; "hesb", e genitivo plurale: "delle vie". Città ove mettono capo le vie, cioè le vie di terra e quelle di mare - Vie commerciali. - La voce celtica "tir-hebs" significa pure luogo posto sotto la giogaia, in valle chiusa, ai piedi della collina; in valle che si protende ai piedi del monte.

10 - "Trieste" dal celtico: "tir-ces"; da "tir", luogo, sito, ecc. e "ces", scompartimento, sezione, divisione, parte. Che starebbe a significare la città divisa in tanti scompartimenti, quartieri.

11 - "Trieste", secondo il "D.r Pervanoglù": tri-forme; città triangolare; fabbricata a tre cantoni.

Ed ora un'ultima nota curiosa sul nome "Trieste": e cioè che al femminile viene usato solo circa dal 1850, mentre prima "Trieste" era sempre detta al maschile.

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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 19 Mag 2010 - 13:35

Sempre nel 1884, Ettore Generini descriveva come segue

L'aspetto fisico della città

Trieste giace sull’estremo seno dell’Adriatico alla latitudine geografica boreale 45° 38' 8" ed a 11° 17' ad oriente del meridiano di Parigi. Essa è situata ai piedi degli ultimi scoscendimenti delle Alpi Giulie. Le colline su cui sorge la città sono di arenaria, ma la regione di cui fa parte al monte e alla marina è di natura calcarea e quindi esposta a grandissima siccità. L’arenaria – della quale alcuni gruppi si trovano quasi in isole in mezzo alla calcare – è compatta e permette che sulla sua superficie scorrano ruscelli e piccoli fiumi, mentre la calcare che è tutta bucata e cavernosa assorbe le acque, facendo che queste – come il Timavo superiore o Reka e la Piuka, dopo che hanno corso per qualche tratto in mezzo a terreno arenario, scompaiono nelle caverne del Carso, per ricomparire dopo un giro sotteraneo attraverso aperture naturali o artificiali.
Le antiche sorgenti di Bagnoli (Boliunz), villaggio presso Trieste, escono a cielo aperto attraverso un naturale cunicolo, mentre quelle di Aurisina escono a cielo aperto a causa di un artificiale innalzamento.
Riguardo alle condizioni meteoreologiche bisogna accennare prima di tutto alla “bora”, vento fra Settentrione e Levante che imperversa, alcune volte con molta forza, per più giorni, ma che pur molesto, serve a purificare l’aria.
La bora è originata dalla diversa temperatura fra i bacino transalpino della “Sava” e quello meno freddo dell’Adriatico; incomincia al varco del monte “Re” o “Nanos” ed il suo corso di bufera non oltrepassa i 55 chilometri, al di là è vento comune. Trieste rientra nel raggio di bufera di 55 chilometri, che termina alla punta di Salvore.
La massima temperatura di Trieste è di 33° cent., la minima di 6°, la media annuale è di + 15° cent.
La vegetazione intorno a Trieste è molto varia.
Nel vicino Carso i prodotti sono scarsi per l’aridità del terreno, ma eccellenti sia al monte che al mare, ed i botanici vi raccolgono piante rare in altre contrade. La parte di territorio di Trieste situata al mare ha vegetazione meridionale: la ficaia, l’alloro, il melograno, l’olivo, il cipresso, il corbezzolo e le filiree vi crescono spontanee.
Ottimi sono i vini che produce il territorio di Trieste, fra i quali merita speciale menzione quello di “Prosecco”: il “Pucino” celebrato da Plinio.
In altri tempi il territorio era molto boschivo, per cui vi erano ricche cacciagioni di lepri, fagiani, caprioli, ecc. I boschi del Carso valevano a temperare ed a rendere il clima, per la sua uniformità e mitezza, assai confacente alla pubblica salute, cosicché persone deboli e malaticce riparavano qui per rimettersi o perlomeno per prolungare il loro stato di salute, che di norma era cagionevole.
Prima del secolo XV, non esiteva un Carso, pianoro, deserto e quasi assolutamente infecondo.
La causa principale del rapido disboscamento si deve al nessun riguardo nel taglio degli alberi d’alto fusto, che veniva fatto senza alcuna regola sia dai nemici in tempo di guerra, che per avidità di lucro dei cittadini e terrazzani. Altre cause dipendenti dalle prime, come l'accresciuto caldo estivo, la deficienza di pioggia, il grandissimo freddo invernale, le repentine alterazioni di temperatura ne affrettarono la quasi totale distruzione. A queste cause si potrebbe aggiungerne una forse maggiore: l’indolenza e l’indifferenza di chi reggeva il Comune.
Solo in tempi vicini, sia per impedire un ulteriore disboscamento che per dare origine a nuove piantagioni, vennero presi provvedimenti da parte del Municipio, del Governo, della Società Agraria, nonché da privati cittadini, e si istituì un Consorzio detto d’“Imboschimento del Carso”. E già qua e là, sull’arida rupe che al Rossetti pareva uno smisurato e squallido cippo, su cui “Ferronia”, quando si congedò aveva lasciato scritto in detestabile memoria “Haec Vobis Otia Fecit”, si vede verdeggiare qualche macchia di salutari pini. Fino a tutto l’anno 1880 ne erano stati piantati oltre 150 “jugeri” del terreno più sterile e improduttivo.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da guido bighelli il Gio 20 Mag 2010 - 18:09

Orpo, quanto che te ga scrito: Son restà indrio con ste niuss...
bisogna che legio tuto con calma!
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Ven 21 Mag 2010 - 9:25

Sì, Guido, l'altro ieri gò postà 'sai roba in 'stò forum, 'deso speto la prosima setimana par ficar altre note (par mi interesanti), po' ficarò qualche vecia foto e, finalmente, tornerò con la descrizion e l'origine dei nomi de le vie, sempre alternade a vece foto de Trieste.

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da guido bighelli il Ven 21 Mag 2010 - 9:54

Noi spetemo con fede...
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Ven 21 Mag 2010 - 10:15

Che ti te speti "con fede" son sicura, ma sò che ghe xe anca qualchidun altro - anca se pochi - che ghe intaresa 'stè robe , che a mi le me lasa sempre a boca 'verta e che no' rivo mai "saziarme" de conoserghene sempre de più!

Ancora con tantisima simpatia, fabiana.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 13:20

Idea generale della città

Trieste quantunque antica e che di tempi antichi conservi ancora avanzi, può tuttavia esser considerata come città nuova per la maggior parte dei suoi edifici (n.p.: voglio ricordare che chi afferma ciò, cioè Ettore Generini, lo ha fatto nel lontano 1884), per l’incremento che prese il suo commercio e per l’importanza politico-economica che non data forse da oltre 10 lustri. Fino alla metà del secolo scorso era città murata e aveva sei porte con i seguenti nomi: di “Riborgo”, di “Portizza”, di “Pescheria”, di “Cavana”, di “Donota” e del “Porto”. Subito al di fuori di queste porte vi erano orti, campagne, saline e maremme. Le mura del castello dalla parte settentrionale e occidentale, scendevano giù dal monte fino al lido.
Poche città al pari della "novella" Trieste possono mostrare con certezza di notizie, il modo con il quale si ebbe a formare il materiale loro. Carlo VI, deliberando di seguire i consigli del celebratissimo principe Eugenio, volendo creare un emporio di Trieste (n.p.: emporio = luogo dove confluivano i commerci ed i prodotti di una regione. Antecedentemente l'amporio dell'Adriatico era la città di Venezia), ed assegnare a questo una parte materiale di città, ordinò che del suo Erario si comperassero le saline collocate fuori di “Porta Riborgo”, e interrate, si disponesse il terreno ad aree di edifici, a strade ed a piazze; si concedessero le aree a prezzi mitissimi e gratuitamente ai novelli abitanti.
Ciò avveniva nel 1731; le saline vennero valutate e comperate, l’interramento cominciato con il rovesciarvi il rifiuto di cave di pietra, aperte presso “Riborgo”. L’opera che procedeva lentamente e senza limiti determinati, quanto ad estensione e distribuzione da darsi alla nuova città, fu compiuta da “Maria Teresa”, la quale addottò fra i molti progetti, il piano di distribuzione che, meno poche eccezioni, venne anche eseguito.
Divisa in rettangoli ed a vie ampie sei pertiche (n.p.: pertica = misura agraria romana di dieci piedi; piede che a sua volta è una misura di unità inglese corrispondente a 12 pollici e a un terzo di yard; ed equivalente a cm 30,48; per cui 6 pertiche sono poco meno di 2 metri, e più precisamente cm 182,88), l’asse principale fu il “canal maestro” delle saline, che ampliato e scavato ebbe il nome di “canal grande”, per distinguerlo dall’altro allora esistente, detto “del vino”, che correva dove oggi vi è la “Borsa” e la piazza omonima.
Quell’area, circoscritta e distribuita a città mercantile, chiusa verso la campagna dal torrente, (i cui ponti surrogavano le porte = i ponti erano stati messi al posto delle porte n.p.) ebbe nome proprio e fu intitolato con quello dell’immortale “Maria Teresa”, significando che era tutta opera sua; il nome dura tutt’ora nel sigillo della chiesa della parrocchia di S. Antonio, detto il “nuovo”.
L’impressione che ne riceve il forestiero, specialmente arrivando a Trieste per mare, è alquanto gradevole; i monti che la circondano, i ridenti poggi, i villini di campagna, le bianche palazzine che sorgono sui colli, il faro, la rada irta di alberi dei navigli e di vele, le danno un’aria tutta particolare di gaiezza che non si smentisce, ma anzi si accresce entrando in città.
Le strade sono animatissime, le piazze ingombre, il movimento incessante e il tintinnio della ferrovia a cavalli come l’incrociare delle vetture, sbalordisce il forestiero non avvezzo al trambusto delle grandi città.
La lingua dominante in Trieste è un dialetto italiano, il quale originariamente aveva molte sue proprietà e si scostava alquanto dal dialetto veneto, a cui è andato a poco a poco avvicinandosi, sicché al presente, tranne poche differenze, si può dire sia il medesimo vernacolo veneziano. Nel territorio s’intende sufficientemente il dialetto della città, ma dai villici si parla un dialetto slavo (sloveno), pressappoco come nela Carniola.
Trieste all’epoca romana era sotto la protezione di “Venere”, e quasiché questa divinità, madre d’”Imene” e degli Amori, avesse continuato a tenerla nella sua grazia anche dopo scomparsa dall’olimpo pagano, è al presente ancora città di eccellenza nella quale il sesso gentile è in sensibilissima maggioranza sull’altro, cosidetto forte, distinguendosi pure per certa venustà (n.p.: venustà = grazia) tutta particolare di sembianze e opulenza di forme che non è dell’oggi, ma che sembra peculiare del paese. Già nel 1650 il vescovo “Tommasini” nel descrivere Trieste e i triestini, dice: “Non vi è forestiero che voglia fermarvisi, il quale non trovi occasione di moglie, essendo questa città numerosa di questo sesso e queste sono belle, rosse e bianche, ed esse donne facilmente ingrassano e sono feconde ed oneste*”.
Trieste si divide in due parti. La via del Corso, questa principale arteria, simile alla Via Calzaiuoli di Firenze, divide la città vecchia - a destra - dalla nuova –a sinistra -. Potrebbesi oggigiorno aggiungerne una terza, la “città nuovissima”, cioè quella creata da poco più di un decennio (circa nel 1870) nei dintorni del giardino pubblico.
La città vecchia giace sul dorso e alle falde del monte “Tiber” e presso alle rive del mare sino al molo San Carlo; essa porta in se stessa e in molte delle sue fabbriche l’impronta di una remotissima antichità. Le sue principali contrade sono quelle di “Riborgo”, “Donota”, “Crosada” e “Cavana”, ma tutte sono anguste, erte, tortuose, alcune si riavvolgono nelle più strane direzioni, molte sono inaccessibili alle carrozze e certamente non possono essere gradite all’occhio per la singolare architettura delle case, fra le quali soltanto qua e là si distinguono quelle delle antiche famiglie nobili, con i loro stemmi gentilizi e qualche “leggenda” incisavi.
La città nuova, dall’altra parte, si distingue per le sue vie spaziose, per le sue piazze regolari e per i cospicui edifici.
Politicamente la città è ripartita in dodici distretti, compreso il territorio e cioè cinque distretti urbani della città propriamente detta, cinque esterni per le contrade territoriali e per quelle ville che non giacciono sull’altipiano, e due per queste ultime.
Dodici sono le contrade e dodici le ville territoriali.
Presentemente si stanno facendo degli studi per una maggiore estensione del pomerio (n.p.: pomerio = spazio nel quale non si può edificare; anticamente era collocato sia all’interno che all’esterno delle mura di una città), nel qual caso verranno comprese nei numeri di città, buona parte delle contrade territoriali.
Nei primi anni dell’Ottocento, Trieste contava 1.406 case, 37 androne, 178 vie e 30 piazze.
La città aveva 38.242 abitanti, 3.809 ne avevano le ville territoriali e 3.811 le contrade territoriali, per un totale di 40.862 abitanti.
La superficie totale delle vie lastricate della città è di 300.000 metri quadrati rappresentanti un importo di 2.000.000 di fiorini, quale capitale di prima costruzione. La spesa preventivata per il riattamento del lastrico è di 57.000 fiorini annui. In tutto vi sono, al presente, 245 vie lastricate (n.p.: logicamente, tutto ciò sempre riferito alla fine dell’Ottocento).

* Trieste e i triestini intorno al 1650, descrizione estratte dai manoscritti inediti del vescovo “Tommasini”, con annotazioni del D.r Domenico de Rossetti. Archeografo, vol. I, pag, 231. – Trieste 1839, tip. Marenghin.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 13:47

Movimento della popolazione di Trieste nel Settecento e nell’Ottocento

Nell’anno 1717 Trieste non aveva più di 500 fra case e casupole e circa 4.000 abitanti. Nel 1758 la città vecchia contava 538 case e 5.051 abitanti, mentre la città nuova ne contava 92 di case, e 1.373 abitanti: cioè in tutto Trieste contava 620 case e 6.424 abitanti.
Nell’anno 1777 ne aveva complessivamente 20.000; nell’anno 1804 il numero degli abitanti della città era di 33.242 e quello dei villici 7.620, per un totale di 40.862 abitanti.
Nel 1812, sotto il governo francese, scese a 20.633.
L’anagrafe del 1819 presentava una popolazione di 33.510 abitanti di città, 1.620 case e di 9.577 nel territorio in 1.588 case: coplessivamente 43.087 abitanti, e per conseguenza mostrava un aumento di 1.000 case nel corso di sessant’anni e di 1.225 abitanti in più in confronto alla popolazione del 1804.
Nel 1844, la città – compreso il territorio – aveva una popolazione di 56.000 anime; nel 1845 di 60.000; scemò di qualche migliaio nel 1850 e da quell’anno prese ad aumentare e continua ancora.
Secondo la circoscrizione effettuata nel 1758, Trieste contava il seguente numero di mestieranti:
  • 57 tra fabbri e meccanici;
    91 sarti;
    93 maestri calzolai;
    16 garzoni;
    119 facchini;
    130 domestici in genere;
    512 tra fantesche* e cameriere;
    63 muratori;
    23 macellai;
    79 falegnami:
    403 esercitanti mestieri diversi.


(*fantesca = serva tuttofare)
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Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 14:00

Serie dei sovrani di Trieste

  • 1382 Leopoldo duca d'Austria;
    1386 Alberto III duca d'Austria;
    1406 Ernesto duca d'Austria;
    1424 Federico III imperatore;
    1495 Massimiliano I imperatore;
    1508 Leonardo Loredan doge di Venezia;
    1509 Massimiliano I nuovamente;
    1521 Carlo V imperatore;
    1523 Ferdinando I re dei Romani, poi imperatore;
    1564 Carlo arciduca del ramo di Stiria;
    1589 Ferdinando II imperatore;
    1637 Ferdinando III imperatore;
    1657 Leopoldo I imperatore;
    1705 Giuseppe I imperatore;
    1740 Maria Teresa regina e poi imperatrice;
    1780 Giuseppe II imperatore;
    1790 Leopoldo II imperatore;
    1792 Francesco II imperatore di Germania, poi I d'Austria;
    1809 Napoleone I imperatore dei Francesi;
    1814 Francesco I nuovamente;
    1834 Ferdinando I imperatore;
    1848 Francesco Giuseppe I imperatore



N.P.: leggendo questa lista mi chiedo - pur sapendo di attirarmi le ire di molti - cosa ci facciamo sotto l'Italia.
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Messaggio Da borin il Mer 26 Mag 2010 - 14:38

Fabiana ha scritto:
Serie dei sovrani di Trieste

[list][*]1382 Leopoldo duca d'Austria;



N.P.: leggendo questa lista mi chiedo - pur sapendo di attirarmi le ire di molti - cosa ci facciamo sotto l'Italia.
rispondo brevemente:
1 la storia di Trieste non incomincia nel 1382, ci sono almeno TREDICI SECOLI di storia triestina precedente che il tuo Autore sorvola (e se desideri, ti faccio un elenco altrettanto lungo di sovrani non- Asburgo, dagli imperatori romani a quelli bizantini ai duchi friulani longobardi ai vescovi-conti triestini, più i podestà del libero Comune triestino)
2 chi è felice di sentirsi suddito di un re o di un imperatore, perchè gli piacciono le fiabe "C'era una volta un re.." si lustra gli occhi a leggere quella sfilza di re e imperatori. Chi invece preferisce essere cittadino di uno Stato che elegge i propri governanti ( e Trieste prima del 1382 lo aveva spesso fatto) e che almeno se non sono all'altezza dovrebbe mandarli a casa nelle prossime elezioni è meno felice .
Ovvio che scrivendo il Generini alla fine dell'Ottocento, felicemente regnante Francesco Giuseppe , non poteva che scrivere un tributo al potere costituito. Anzi, scrive nel 1884, cioè due anni dopo che era stato abbondantemente celebrato il quinto centenario della Dedizione. Non leggo da nessuna parte che un secolo prima, nel 1782, la Trieste in piena espansione, del grande porto, avesse sentito il bisogno di celebrare altrettanto.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 14:53

Borin, hai scritto in "lingua" e, per corettezza ti rispondo nello stesso modo.
Io, scrivendo quella nota a piè di pagina, ero ben conscia di incorrere - come già anticipato - nelle ire di molti.
Le lezioni sono sempre gradite, ma permettimi di farti notare che noi, nel 1918, non siamo passati dagli Asburgo a una Repubblica: abbiamo semplicemente cambiato regnante. Su quale fosse il migliore dei due lasciamo alla storia giudicare, e sembra che la storia abbia giudicato bene, preferendo ad un Savoia (con tutto ciò che aveva combinato assieme ai suoi ministri) la Repubblica.

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Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 14:58

Serie dei Capitani, Intendenti e Governatori di Trieste
(dal 1382 in poi)

Capitani in luogo di podestà

  • 1382 Ugone di Duino;
    1383 Popolino di Vertenstein Vicario;
    1395 Rodolfo di Valsa;
    1401 Giacomo de Trapp per la prima volta (I);
    1405 Corrado de Lünz burgravio della Kiama (I);
    1406 Giacomo de Trapp (II)
    1410 Giovanni de Trottenberg;
    1411 Ulrico Senck de Ostrovich;
    1412 Corrado de Lünz (II)
    1420 Pancrazio de Lünz (I);
    1427 Corrado de Lünz (III)
    1429 Giovanni de Velsegger;
    1435 Giovanni Bluscher de Blurshenberg;
    1436 Francesco Strassoldo;
    1439 Giovanni Felsecher;
    1440 Bernardo Taystainer;
    1449 Gaspare di Montefalcone;
    1449 Giovanni Breda;
    1452 Gaspare barone Lamberg;
    1456 Sigismondo Spauer;
    1461 Gaspare Tschernembl
    1464 Lodovico Cosiacher (I);
    1464 Giorgio Herberstein;
    1465 Lodovico Cosiacher (II);
    1466 Alberto Dürer;
    1468 Nicolò Luogar;
    1470 Giorgio di Tschernembl (II);
    1470 Nicolò Rauber;
    1483 Gaspare Rauber (I);
    1486 Baldassare de Dürer (I);
    1490 Simeone Ungerspach;
    1493 Gaspare Rauber (II);
    1497 Baldassare de Dürer (II);
    1499 Erasmo Brasca;
    1501 Giorgio Moyses;
    1508 Francesco Capello (per i veneti);
    1509 Nicolò Rauber
    1521 Giovanni Bartolomeo Riccioni conte della Deciana;
    1524 Nicolò Rauber barone di Plankenstein;
    1537 Leonardo conte di Nogarola;
    1546 Giovanni de Hoyos;
    1559 Antonio barone della Torre e Croce;
    1570 Cristoforo Sigismondo Römer de Marez;
    1576 Vito barone de Dornberg:
    1591 Giorgio conte di Nogarola;
    1610 Ascanio conte Valmarana;
    1623 Francesco Febo conte della Torre;
    1631 Benvenuto barone Petazzi;
    1635 Giovanni Giorgio barone Barbo;
    1637 Giovanni Giorgio barone Herbenstein;
    1652 Grancesco Gaspare de Brenner;
    1659 Nicolò conte Petazzi;
    1665 Giovanni Giacomo barone de Raunicher;
    1666 Carlo conte della Torre Popaita;
    1667 Giovanni Vincenzo barone Coronini;
    1674 Giovanni Filippo Barone Cobenzl;
    1698 Vito conte Strassoldo;
    1707 Marzio conte Strassoldo;
    1723 Andrea barone de Fin, sostituto;
    1736 Francesco conte de Firmian;
    1740 Sigismondo barone de Hohenberg;
    1741 Giovanni Sigifredo conte Herberstein;
    1746 Antonio barone Marenzi, sotituto.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 15:10

Presidenti

  • 1747 Cristoforo barone de Flachenfel;
    1748 Francesco barone Weissenhuten;
    1750 Nicolò conte Hamilton;
    1754 Giovanni Carlo conte de Lichnowsky;
    1765 Enrico conte di Auersberg;
    1773 Adolfo conte de Wagensberg.
    1774 Francesco Adamo conte di Lamberg.
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Messaggio Da borin il Mer 26 Mag 2010 - 15:19

Fabiana ha scritto:
Io, scrivendo quella nota a piè di pagina, ero ben conscia di incorrere - come già anticipato - nelle ire di molti.
Le lezioni sono sempre gradite, ma permettimi di farti notare che noi, nel 1918, non siamo passati dagli Asburgo a una Repubblica: abbiamo semplicemente cambiato regnante. Su quale fosse il migliore dei due lasciamo alla storia giudicare, e sembra che la storia abbia giudicato bene, preferendo ad un Savoia (con tutto ciò che aveva combinato assieme ai suoi ministri) la Repubblica.

.[/justify]
Go scritto in lingua perchè el elenco iera cussì.. ma no xe question de ira, ma solo de conosser la storia no solo nela version celebrativa del Generini o quela opposta che insegnava i nostri manualetti dele elementari. e esser completi nelle notizie.
Per esempio,se contemo i anni, podemo veder che i Savoia ( anzi el solo Vittorio Emanuele III) ga regnado su Trieste del 1918 al 1943, venticinque anni,perchè nel 43 Trieste xe stada annessa amministrativamente al III Reich, po un poco de missiot nel 45 e del 1954 al 2010 xe 56 anni de repubblica, più del doppio dela monarchia italiana. E comunque ricordo che la monarchia italiana iera comunque una monarchia costituzional del 1848, mentre quela austroungarica del 1848 al 1918 ga cambiado parecchie volte de forma, ma una vera costituzion no la gaveva. i gaveva soprattutto alla fin un gran decentramento cole Diete locali, ma a livello general comandava solo che un, che nominava lu i primi ministri come che ghe pareva.. e anche i Governatori e Luogotenenti de Trieste ( che gentilmente te ne ga ricordado per adesso i capitani... e che te basta i nomi per capir quanto triestini, tranne alcuni, che i iera..) iera de nomina del alto.
Per el giudizio della Storia, xe un discorso a doppio taio, perchè la medesima Storia ga decretado la fine dell'Impero Asburgico, che, se se leggi un poco in dettaglio la storia del mese de ottobre 1918, se ga cominciado a disfar de solo prima de esser finido dei trattati de pace ( che ghe ga proibido, fra l'altro, al Austria tedesca restada, de unirse subito cola Germania)
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 15:39

Borin, credime, mi no volevo né vojo discuter de storia - in particolar quela de Trieste - con ti, che senza dubio alcun te ghe ne sà 'sai, ma 'sai più de mi.
Comunque, visto che ogni mente xe un picolo mondo, mi gaverìa preferido viver in t'el picio mondo antico de Trieste asburgica, tuto quà.
Xe lapalisian che ognidun la pol pensar diversamente de mi e dar anca le sue pròpie bone rasoni.

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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Re: TS - descrision ed origine dei nomi de qualchiduna de le sue vie, androne e palazi

Messaggio Da Fabiana il Mer 26 Mag 2010 - 15:41

Governatori

  • 1776 Carlo conte de Zinzendorf e Pottendorf;
    1782 Pompeo conte de Brigido;
    1803 Sigismondo conte de Lovasz;
    1808 Pietro conte de Goess;
    1809 Bernardo barone de Rossetti (I);
    1810 Duca di Ragusa (Marmont);
    1811 Generale conte Bertrand;
    1812 Duca d’Abrantes (Junot);
    1813 Duca d’Otranto (Fouchés);
    1813 Barone Latterman;
    1815 Antonio barone de Rossetti (II);
    1815 Antonio barone de Spiegelfeld (I);
    1817 Carlo conte di Choteck;
    1819 Antonio barone de Spiegelfeld (II);
    1823 Alfonso principe di Porcia;
    1835 Giuseppe de Weingarten;
    1841 Francesco conte di Stadion;
    1847 Roberto Algravio di Salm;
    1848 Francesco conte Gyulai, tenente maresciallo anche comandante militare;
    1849 de Standeisky general maggiore;
    1849 Francesco conte Wimpfen i.r. tenente maresciallo;
    1854 Carlo barone de Mertens;
    1859 Federico barone de Burger;
    1863 Ernesto barone de Kellersperg;
    1867 Edoardo barone de Bach;
    1868 Carlo Moering tenente maresciallo;
    1871 Sisinio barone Petris Cagnodo (I);
    1872 Luigi barone Ceschi di Santa Croce;
    1874 Felice barone Pino de Friedenthal;
    1879 Sisinio barone Petris de Cagnodo (II).
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