Opicina

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Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 16:16

Opicina


Tra tutte le frazioni della nostra città, non a torto Opicina può essere considerata oggi quasi come un suo rione, sia per la vicinanza a Trieste, sia perché il notevole sviluppo edilizio, superate le propaggini cittadine al Monte Radio, lambisce ormai le pendici dell'Obelisco. Oltre a ciò questo sobborgo della città, nel corso degli ultimi due secoli, è spesso stato legato intimamente a Trieste, nelle vicende storiche e nello sviluppo urbanistico.
Le origini di Opicina sono tuttora coperte da un velo di incertezza; il villaggio è menzionato a partire dal 1315 quando si parla di una "eclesia saneti bartolomei de obchena", quando cioè l'abitato era già sufficientemente esteso da avere la dignità della presenza di un sacello o di una chiesuola.
Già in epoca romana però, questa zona era conosciuta e percorsa da alcune strade. Agli inizi del '900, nella zona poi denominata "Campo Romano", a ovest del centro abitato, furono rinvenuti alcuni reperti di età romana, possibile indizio di costruzione. Nei giorni 30 e 31 maggio 1901 nel corso di alcuni scavi furono riteovati "innumerevoli pezzi di anfore, vasi e tegole, una fusarola pure di terracotta e qualche pezzo di pietra arenaria squadrata".
Il primo nucleo abitato dovette però sorgere nel XXIII secolo attorno al "lago" Bardina, uno stagno di acqua piovana.
Gli abitanti originari erano Cicci e Morlacchi, popolazioni giunte in queste zone già prima del XIII secolo, dedite alla pastorizia, al taglio della legna ed alla fabbricazione di carbone che veniva poi venduto ai margini della città. La lingua ad essi comune era, in origine, il "romanio" un idioma che a detta del vescovo G.F. Tommasini e di Ireneo della Croce, aveva diverse affinità con la lingua italiana.
A partire dal XIV secolo il nome di Opicina appare sempre più frequentemente nei documenti ufficiali: negli Statuti di Trieste del 1350, in diversi atti notarili, in documenti concernenti la tutela e l'amministrazione delle selve carsiche.
Nel XV secolo il villaggio è ricordato per la tradizionale festa che si svolgeva ogni anno prima della caccia del Carnevale in onore del Capitano della città; i convitati si riunivano all'osteria "la Muschietta" dove il Comune faceva concentrare carne di maiale e di manzo, galline, anatre, capponi e pane.
A Opicina si accede tutt'oggi, provenendo da Trieste, attraverso quattro strade: la Scala Santa, la via Commerciale, la via Bonomea e la strada nuova per Opicina.
Il problema della mancanza di strade e di comunicazioni con l'entroterra fu sempre gravemente sentito dalla città di Trieste. Appena nel XVIII secolo furono costruite nuove strade che contribuirono allo sviluppo del porto e del villaggio carsico. Una strada "reggia" che da Trieste, attraverso Opicina, conduceva verso l'Italia venne costruita nel 1739. Al 1777 risale la strada commerciale. voluta dal Governatore della città Carl von Zinzendorf, che inerpicandosi lungo il colle di Scorcola, raggiunge Opicina; essa rappresentava il primo tronco di una più importante opera viaria diretta verso l'entroterra, completata nel 1780 e conosciuta come "strada per Vienna".
All'eccessiva ripidità della vecchia strada commerciale si pose rimedio nel 1830 con l'apertura della Strada Nuova per Opicina.
L'ingresso della frazione è rappresentato dala zona dell'Obelisco. Qui sono il monumento che dà il nome all'intera zona e l'hotel omonimo. L'"Obelisco" vero e proprio venne eretto a compimento della Strada Nuova per Opicina, aperta il 1° settembre 1830, per la cui inaugurazione la Società di Minerva fece cognare una medaglia in oro, argento e rame. Il monumento reca su due lati altrettante iscrizioni di otto righe ciascuna, che ricordano il compimento della strada durante il regno dell'Imperatore Francesco I essendo governatore della città il principe Alfonso di Porcia. Nei pressi dell'Obelisco, a lato della strada, vi è un cippo che reca il nome del bosco di pini neri che si estende attorno: il bosco Bertoloni (1878, sei ettari e 6.317 metri quadrati) che, assieme ai boschi Tommasini (1868) e Volpi (1862), venne creato alla fine dell'Ottocento quando ebbe inizio il rimboschimento del Carso.


Torno con qualca foto, Fabiana.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 16:38



L'Imperatore Ferdinandi I all'Obelisco il 5 settembre 1844 in una stampa d'epoca.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 16:41



Popolane nella parte più vecchia del centro abitato agli inizi del Novecento.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 16:43



La vecchia stazione di posta, poi albergo Obelisco, verso la metà dell'Ottocento.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 16:46



Il cimitero di guerra austro-ungarico in via dei Salici da una fotografia del 1917.
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Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 16:51



La Strada Nuova per Opicina nella zona dell'Obelisco nei primi anni del secolo.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 12:47

...L'hotel Obelisco, sorto come stazione di cambio dei cavalli lungo la vecchia strada commerciale, è un'ampia costruzione più volte ingrandita nel corso del tempo. La costruzione o una ristrutturazione di esso dovrebbe risalire secondo il Kandler, al 1780 ad opera dell'ing. Humpel. Presso l'ingresso laterale vi è una targa bronzea posta dalla Società di Minerva e dalla Riunione Adriatica di Sicurtà a ricordo del soggiorno, in questo edificio del console inglese R.F. Burton "filologo, esploratore, archeologo" che qui portò a termine la traduzione, dall'arabo, de "Le mille e una notte".
Proseguendo lungo la strada e oltrepassando il quadrivio, si raggiunge il centro dell'abitato. Esso si sviluppa lungo due strade principali: la via Nazionale, che corrisponde all'antica strada per Vienna, e la via di Prosecco che corrisponde all'antica strada per l'Italia.
Presso il Piazzale Monte Re termina il percorso del "tran de Opcina", la linea tranviaria che dal 1902 collega pressoché ininterrottamente la frazione alla città. L'attuale capolinea risale al 1936, quando venne soppresso il tratto che raggiungeva la stazione ferroviaria.
Nel 1937 venne eretto il fabbricato in muratura destinato ad accogliere la biglietteria, l'uffico controllori, la sala d'aspetto con il bar ed edicola per giornali.
Sul Piazzale Monte Re si affaccia l'edificio della scuola elementare, eretta nel 1909 su progetto dell'architetto Gärtner e ristrutturata nel 1934 con l'innalzamento di un piano.
L'istituzione di una scuola pubblica a Opicina risale al 1784; la frequenza era gratuita e nel 1805 venne aperta una scuola civica composta da una sola classe. Nel 1825 venne nominato un maestro secolare, nel 1838 la frequenza divenne obbligatoria e nel 1865 fu formata una seconda classe cui si aggiunge, nel 1877, una terza.
La popolazione del villaggio, infatti, aumentò sensibilmente con la costruzione delle grandi strade: se nel 1782, al primo censimento, Opicina poteva contare 507 abitanti e nel 1808 630; già nel 1845 essi erano divenuti 1378 per salire a 1605 nel 1900 e a 2167 nel 1918.
Sull'area oggi occupata dal giardino de piazzale si estendeva, fino ai primi anni del '900, un laghetto poi prosciugato. L'edificio di fronte al giardino, ristrutturato circa vent'anni fa, ospitò dalla fine dell'Ottocento una trattoria poi scomparsa. Nel giardino, sul retro, vi è ancora oggi una cisterna con la sua vera.
La via Nazionale incrocia, un centinaio di metri più avanti, con la già menzionata via di Prosecco. L'isolato sull'angolo di confluenza tra le due strade venne occupato, fin dal 1780 da una grande stazione di posta, con osteria e stalle annesse. L'osteria, articolata su due piani e dotata di stanze per il pernottamento dei "foresti", è tutt'ora riconoscibile nel primo edificio a destra di via Prosecco, provenendo da Trieste.
Nella corte dell'ampia stazione di posta progettata dal proto alle Regie Fabbriche Carlo Dini venne scavata una grande cisterna la cui vera, sormontata da un'elegante iscrizione, esiste tutt'ora su di un fondo a Gabrovizza. L'iscrizione ricorda l'interessamento del Governatore Zinzendorf per la costruzione della cisterna in soccorso agli abitanti di una zona povera d'acqua: "AqVae InopIa oppressIs sVbVenIt / GVbernator CaroLVsCoMes / a ZInzenDorf". Di fronte a quello che fu l'edificio dell'osteria, sull'altro lato della strada, all'angolo di Via dei Salici - via di Prosecco si erge il monumento commemmorativo del compimento della strada per Vienna.
Eretto nel 1780 e seriamente danneggiato nel 1981 da un'autocorriera che ne frantumò l'iscrizione in marmo nero, il manufatto è stato ricostruito nel 1983 con quasi tutti i pezzi originari ad eccezione dell'iscrizione, che, già gravemente deteriorata a causa degli agenti atmosferici, è stata reincisa su una nuova lastra di marmo. Il testo, di ben diciotto righe, ricorda la costruzione della strada "Zinzendorfia", così intitolata al Governatore della città, regnando gli augusti sovrani Maria Teresa e Giuseppe II, e il grande beneficio arrecato da quest'opera allo sviluppo dei traffici commerciali della città di Trieste.
Dall'altra parte della strada, all'angolo via del Ricreatorio-via Nazionale, c'è l'edificio ora "Prosvetni Dom", eretto nel 1923 a spese di privati cittadini e poi donato alla Lega Nazionale come Ricreatorio comunale intitolato ad Adele ed Amalia Udovicich.
Sempre in via Nazionale, il basso fabbricato contrassegnato dal numero civico 48 costituiva in tempi più antichi gli stallaggi della già ricordata stazione di posta. Più avanti, sull'incrocio con la via di Basovizza sorge pure l'edificio della Scuola Media Statale "Muzio de Tommasini" costruito in epoca moderna.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 14:05



Dettaglio della vera della cisterna con l'iscrizione del 1780 già nella corte della stazione di posta.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 14:08



Il "lago" Bardina, poi prosciugato, in una cartolina del 1912.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 14:12



Il laghetto, poi prosciugato, sull'area del Piazzale Monte Re nei primissimi anni del '900. Sullo sfondo la trattoria "All'Unione" poi "Restaurant Cergulli" e infine trattoria "Alla Cisterna".
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 14:16



L'edificio scolastico (sullo sfondo) non ancora ingrandito attorno agli anni trenta.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 14:21



La stazione ferroviaria di Opicina sulla Ferrovia Transalpina inaugurata nel luglio 1906, da una cartolina spedita in quello stesso mese.
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Messaggio Da Fabiana il Mer 23 Set 2009 - 14:23



La stazione ferroviaria negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, da una fotografia d'epoca.


Ciau, sempre con simpatia, Fabiana.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Set 2009 - 15:27

...Ancora più avanti lungo la via Nazionale, dopo qualche centinaio di metri, v'è il Poligono di tiro, inaugurato il 21 aprile 1934 alla presenza delle massime autorità civili e militari.
La via di Prosecco ha inizio, come precedentemente ricordato, all'incrocio con la via Nazionale e costituisce parte dell'antica strada per l'Italia che, attraverso gli altri villaggi carsici, conduceva nella zona di Gorizia.
Lungo la via di Prosecco correva anche, fino al 1936, il tracciato della linea tramviaria Trieste-Opicina, che più avanti giungeva presso la stazione ferroviaria. Di fronte al numero civico 4 si erge una piccola edicola, eretta nel 1864 per volere di Anton Daneu: "V ČAST NAŠEMU ZVELICARJU/POSTAVIL/ANTON DANEU Qm JURJA 1864".
Una edicola simile esisteva un tempo nel Piazzale Monte Re.
Poco più avanti vi è la principale e più antica chiesa di Opicina, dedicata a San Bartolomeo Apostolo, eretta nel 1805 probabilmente su progetto dell'ing. Giuseppe Colnhuber. Un sacello o una piccola chiesa esisteva già in qiesto sito, come prima ricordato, nel XIV secolo. Nel 1622, con la creazione della parrocchia di Opicina (che comprendeva anche Trebiciano, Banne, Roiano superiore, Contovello, Grignano, Barcola superiore, Santa Croce e Bristie) il primitivo edificio sacro venne ampliato e vi fu posta un'iscrizione, oggi scomparsa, che ricordava i lavori eseguiti sotto il vescovato di Rinaldo Scarlicchio, essendo parroco di Opicina Cristoforo Radoevich: "ANTIST.ET COM. TERG/RENALD.SCARLICH/A. SAL. MDCXXII / PROCVRANTE 7HPX. RADOEVICH. PLEB/".
Alcuni restauri furono effettuati nel 1784 allorché un fulmine, colpendo il campanile, provocò qualche danno. In quel periodo era stata pure costruita una nuova canonica.
In realtà, lo stato della chiesa, a due secoli dalla sua ultima ricostruzione, era a dir il vero miserevole e, oltre a ciò, essa era divenuta troppo angusta per contenere la crescente popolazione del villaggio. Dopo qualche anno di polemiche e reperito il denaro necessario, agli inizi del 1804 iniziarono i lavori di costruzione di una nuova chiesa. Il cimitero, che si estendeva attorno all'edificio sacro, venne trasferito nel sito attuale, sulla via dei Salici, lungo la quale oggi esistono i resti dell'ex cimitero di guerra austro-ungarico e da dove ha inizio la zona di Villa Carsia con la moderna chiesa dedicata a Maria Regina del Mondo.
La prima pietra dell'erigenda chiesa di San Bartolomeo Apostolo venne posta il 3 maggio 1805 alla presenza del Governatore Lovàsz, del Vicario Capitolare, del clero, delle autorità e del popolo. L'edificio sacro venne consacrato nel 1823 dal vescovo Leonardis e sulla facciata venne apposta l'iscrizione tutt'ora esistente.
L'orologio risale al 1819 e all'inteno vennero ospitati due altari risalenti al 1767 e provenienti dalla primitiva chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo in Trieste, demolita nel 1823.
A destra di questa parte della via di Prosecco c'è la zona più antica del centro abitato, sviluppatasi intorno al non più esistente lago Bardina ora coperto e trasformato in piazzale.
Più avanti la via di Prosecco incrocia con la via della Ferrovia, la strada che conduce alla stazione ferroviaria di Opicina dove un tempo giungeva il capolinea del "tran de Opcina".
La stazione sulla linea Lubiana-Trieste venne aperta il 15 dicembre 1864 per iniziativa del nobile Giorgio Franul Weissenthurn e nel 1906, con la costruzione della nuova linea ferroviaria, venne collegata all'omonima stazione della ferrovia Transalpina.
Come accennato, gli abitanti originari di queste zone erano Cicci e Morlacchi; i primi erano dediti alla pastorizia, occupazione che veniva spesso affiancata a quella di ladri di professione e di contrabbandieri di sale quando il commercio di questo venne vietato.
Erano superstiziosi e poco affidabili; il loro abbigliamento, semplice ed adatto alla vita pratica di ogni giorno, era costituito da abiti di lana bianca e di lana scura confezionati a maglia da loro stessi.
La principale differenza tra lo Slavo e il Ciccio consisteva nel carattere; mentre il Ciccio si faceva notare per la straordinaria esuberanza e loquacità, lo Slavo colpiva per il silenzio e per la riservatezza.
Nei giorni di festa gli Slavi facevano sfoggio dei loro pittoreschi e vivaci costumi; di essi troviamo descrizone negli scritti della moglie dell'esploratore Burton che assieme al marito soggiornò all'hotel Obelisco. Durante i festeggiamenti ogni casa del villaggio esponeva drappi colorati e si adornava di fiori. Gli uomini portavano stivaloni, cappello floscio, calzoni rimboccati, giacca di velluto bruno, un orecchino all'orecchio. Le donne avevano un copricapo bianco ornato di merletti come la biancheria, grosse scarpe e attorno alla vita nastri multicolori. Il costume era completato da uno scialle e da fiori ed ornamenti d'oro.
L'aspetto fisico della zona cambiò notevolmente nel corso dei secoli. Sappiamo dai classici latini che nel II secolo a.c. il territorio era ricoperto da lussureggiante vegetazione, esistente ancora nel XIV secolo quando viveva una tradizione legata alla caccia del Carnevale.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Set 2009 - 15:51



La Chiesa parrocchiale prima della costruzione della linea tramviaria, nel 1900 circa; le strade non erano ancora asfaltate.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Set 2009 - 15:57



La fermata del tram davanti alla Chiesa di San Bartolomeo da una cartolina del 1917.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Set 2009 - 15:59



Il Poligono di Tiro nei primi anni dopo l'inaugurazione.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Set 2009 - 16:03



Nella fotografia (1899 circa) si nota, al centro, la vecchai barriera doganale, a sinistra la stele di Zinzendorf e a destra l'edifico doganale.
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Messaggio Da Fabiana il Gio 24 Set 2009 - 16:06



La motrice n. 2 all'Obelisco, attorno al 1903, diretta verso Opicina.
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Messaggio Da nonapicia il Ven 25 Set 2009 - 6:39

Giusto per integrar col moderno, un per de foto de Opicina de ogi.......
El "Parco giochi"


Una caseta de ieri (credo) rinnovada


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Messaggio Da nonapicia il Ven 25 Set 2009 - 6:44





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Messaggio Da nonapicia il Ven 25 Set 2009 - 6:46





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Messaggio Da nonapicia il Ven 25 Set 2009 - 6:51





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Messaggio Da nonapicia il Ven 25 Set 2009 - 6:55



E adesso podè andar là e bever tuti ala nostra salute.....No pago mi...... Twisted Evil
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Messaggio Da Fabiana il Sab 26 Set 2009 - 13:09

Nonapicia te son 'na favola stupenda e unica!!!
Te ringrasio de cuor par integrar co' le tue magnifiche foto atuali 'stò topic.
Te me farìà un piaser groso come 'na casa se te metarìà anca qualca foto rezente de la cesa de San Bartolomeo e dela stele de Zinzendorf, oltra a qualca foto de come che xe ogi l'hotel Obelisco e del capolinia del tran de Opcina: domando tropo?
In ogni caso 'ncora grasie in finite, sempre con tantisima simpatia Fabiana.
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