Rioni - Scorcola

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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da nonapicia il Sab 19 Set 2009 - 6:24

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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 10:08

Bona zornada borin, te ringrazio par gaverme fato notar l'eror: te gà razon! ghe domando a Giacomi se, par favor, el pol' eliminar el dopion.
Grazie anca par el contributo dele tue bele foto, zerto che la foto dela vila in quistion che gò mi, e che zercarò de meter 'deso - sempre se rivo, parchè la conesion co'l forum in 'sti zorni la me fà bazilar - no' la gà gnente de veder con quela che te gà meso ti.

Sempre con tanta simpatia, Fabiana.


Ultima modifica di Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 10:31, modificato 1 volta
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 10:27

Bona zornada nonapicia, ma cos'te ciacoli monade? Te sa benisimo che a mi me fa solo che un gran piazer se ti o qualsiasi altro, che gà voja de farlo, contribuisi con material pròpio e più moderno 'stò topic, vol dir ch'el xe vardà e che chi che lo varda e a chi che lo varda el ghe piasi e po', no'l xe miga de mia propietà!!!
Grazie de cuor 'ncora par el tuo contributo, le foto sarà anca fate co' 'na machina "vecia" come che te disi ti, ma le xe comunque stupende!!!

Ciau, sempre con tanta simpatia, Fabiana
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 10:35



Eco la foto che gò mi de la villa Psacaropulo de via Commerciale 39.
Ghe dimando scusa a tuti i forumisti par l'eror!

Ciau, sempre con tanta simpatia, Fabiana.
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 12:30

Visto che co' le foto son 'ndada 'sai più 'vanti che con el testo, zerco de recuperar un fià!

...Poco più in giù altri campi e bei filari di viti appartenevano alle famiglie Turk e Bencich. Quest'ultima famiglia possedeva un negozio di verdura nella parte alta di via Coroneo dove vendeva i prodotti cresciuti poco più su, trasportandoli con un carro tirato da una mucca. I Turk gestivano, invece, un'"osmiza" per la degustazione dei vini scorcolani nelle stagioni adatte.
Quasi tutte queste case avevano almeno un pozzo. Così i Rosabianco, i Turk e i Bencich, mentre quattro fontane ("capitei") erano sulla strada, alla stazione di Romagna del tram, allo sbocco di via Scorcola sulla via Romagna, all'incrocio tra le vie Romagna e Montello e sulla curva poco sotto l'accesso alle case Turk e Bencich. In seguito all'aumento dei componenti della famiglia sorsero via via varie case sui campi di loro proprietà.
Poco più sotto si trovavano i campi di villa Hillebrand, che giungevano fino alla via Scorcola, curati da Michele Cesar, detto Micel, che in seguito acquistò le campagne già appartenute a Caucic, sotto le serre del fioraio Pellegreni. Infine emigrò in Australia ma la vecchia casa esiste tutt'ora. Anche Micel portava con il suo carro la verdura in città.
Più giù lungo la via Romagna i ragazzi si fermavano a porgere qualche fiore raccolto nei prati alla statua di San Domenico. La statuetta alta 60 o 70 cm., di gesso dipinto, era riposta in una nicchia ricavata nel muro a sinistra (per chi sale) all'angolo a monte dell'area oggi occupata dallo stabile n. 80. Un portone in legno chiudeva la "corte dei miracoli" o "corte di San Domenico" (oggi via Romagna 82 - 94) circondata da piccole casette con il ballatoio esterno in legno. Durante i lavori di demolizione del muro, diversi anni fa, la statua fu spezzata ed asportata. Solo la testa del fraticello venne recuperata da un abitante della via - discendente di quel Tommaso Musina che fu "Sovrano della Contrada Territoriale di Scorcola" fino al 30 novembre 1816 - e seppur danneggiata, rimane a ricordare la presenza di un santo dal quale molti "Menigo" presero il nome e che spesso si premuravano di riverniciare la nicchia o rinnovarne l'illuminazione. Alle spalle delle casette della "corte di San Domenico" c'era il pozzo più sicuro del rione che, con i suoi quindici metri di profondità, raggiungeva qualche vena, assicurando l'acqua in casi di siccità o difficoltà. Dall'altra parte della strada scendevano le campagne retrostanti la bella e possente villa Lehner, alle cui spalle erano sparse piccole costruzioni destinate ai lavoranti. Curava tali campi la famiglia Bosic, proprietaria di una casetta nell'area fra via Montello e via Romagna. La villa Lehner fu costruita nel 1841 dall'architetto Buttazzoni per Carlo Cristiano Schwachhofer modificando un edificio del 1820. Di fronte, un portale di pietra dava accesso alla villa di Eugenio Garzolini nei cui giardini spiccavano una grande fontana con statua, il portico, le voliere piene di uccelli cinguettanti. Questa villa, che custodiva la preziosa collezione d'arte applicata, ricca di diecine di migliaia di pezzi, parte della quale fu acquistata dallo Stato nel 1939, andò a fuoco una quarantina d'anni fa e di essa rimane solo il portale che chiudeva il portico d'accesso al cortile ed in cui è stato murato uno stemma già facente parte delle collezioni.
Poco prima del maestoso ingresso basso della villa Lehner, con scalinata in bianco calcare ornata di vasi con fiori scolpiti, al posto delle attuali case, al numero 40 - 42 (di via Romagna) vi era un grande cortile in terra battuta e le stalle per una trentina di cavalli. Carri sparsi un po' ovunque caratterizzavano la proprietà "de la rossa", nota con questo appellativo forse per il colore dei capelli di qualche donna abitante il luogo. Anche qui vi era un bel portone. Ogni mattina, di buon'ora, i carradori raggiungevano "la rossa" da San Giovanni, San Giacomo e da altri luoghi e, preparato il carro, scendevano al porto per i lavori della giornata. Qui giungevano anche carri provenienti dal Carso e dalla Ciceria che smistavano il loro carico per la distribuzione in città. La parte bassa della via Romagna, aveva sulla sinistra il bel portone con due leoni della villa Ofelia, di proprietà delle famiglie Tassini-Jeroniti. All'interno della stessa era stato costruito un teatrino in cui gli ospiti e i familiari si dilettavano a recitare. Sullo spazio antistante crescevano rigogliosi ippocastani con i rami protesi fino a terra. Dai muretti che delimitavano il terrapieno si dominavano le campagne più basse, quasi fino all'attuale via Fabio Severo.
Poco più giù (all'attuale n. 38) sorgevano la villa Bensi (del 1830) e la villa Erica, mentre le pendici della collina sovrastante facevano parte della proprietà degli Ara e dei Weiss. Quest'ultima villa venne ristrutturata una cinquantina d'anni fa (via Romagna 44) mentre il bell'edificio degli Ara fu abbattuto subito dopo (via Romagna 34). Da allora quasi tutti gli edifici originari ed i loro parchi stanno cambiando volto, facendo spazio a moderni condomini, posteggi, viuzze d'accesso.
La Veduta romana, sotto la quale si allineano oggi i distributori di benzina, si affacciava allora al muro della caserma, e le ragazzine si fermavano a seguire le marce e le esercitazioni dei militari.
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 12:36



Frammento della statua devozionale di San Domenico, già in via Romagna n. 82 - 84.
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Sab 19 Set 2009 - 12:40



Villa Ara in via Monte Cengio; vi abitò per qualche tempo Italo Svevo, ospite di C. Ara.

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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Lun 21 Set 2009 - 15:28

Proseguo co' la storia del rion de Scorcola.

La romantica via di Romagna inizia con un sipario di edifici i quali occultano completamente una villa la cui presenza è rilevata solamente, al di sopra di un “passo” pedonale al n. 10 e carraio al n. 16, dalla scritta “Villa Ermione”. Eretta dal figlio di Ottavio Fontana, Carlo, probabilmente nel secondo decennio dell’ottocento, in uno stile neoclassico in cui le influenze eclettiche incidono pesantemente, fu la dimora di uno tra i più benemeriti imprenditori dell’Emporio Triestino. Laureatosi in farmacia e chimica a Pavia, fu titolare della farmacia all’Ammazzone Trionfante che poi alienò per entrare nel commercio dei tabacchi, impresa che si rivelò lucrosa oltre ogni dire. Divenne anche armatore e abbellì Trieste con l’erezione di molti stabili tra cui quello di piazza Cavana, contribuì alla costruzione del tempio di S. Antonio Taumaturgo e alla pubblicazione delle “Croniche” del Mainati, sovvenzionò anche gli esperimenti sull’elica di Giuseppe Ressel.
La sua collezione di medaglie e monete antiche raggiunse i 40.000 pezzi e su di queste pubblicò diversi studi. Morì nel 1832, a cinquantotto anni d’età. Il figlio Carlo Antonio che emulò il padre per quanto riguarda la capacità negli affari, fu particolarmente interessato nell’industria molitoria.
Aiutò l’Orlandini a fondare “La Favilla” accollandosi tutti i passivi e fu uno dei tre soci che demolirono la Dogana Vecchia ed eressero il Tergesteo.
Direttore del Teatro Comunale, fu un dei dieci fondatori proprietari del teatro Armonia e azionista del Politema.
Anche lui armatore, aumentò ulteriormente la superba collezione del padre di monete e medaglie, vendendola però in un secondo tempo, disgustato dai furti di cui era stato vittima da parte di un dilettante al quale ne aveva liberamente concesso lo studio. Morì a settantasette anni d’età nel 1886.
Entusiasta di ogni innovazione, introdusse la fotografia a Trieste e fu proprio dalla villa Ermione che il 21 novembre 1839 una lastra sensibile fu impressionata per la prima volta con un panorama di Trieste. Nel 1971 in questa villa fu ospite lo scrittore francese Paul Morand, imparentato con l’ultima proprietaria Maria Federica de Helmreichen, che, .chiamandola “villa Persefone” ne parlò nel suo libro “Les Venises”.
Nel parco è ancora esistente una bella statua bronzea appoggiata ad un supporto di marmo davanti ad una fontana posta di faccia alla villa.
Alcuni pozzi profondi anche quindici metri ed un’interessantissima cisterna di forma quadrata con un ballatoio ricavato da una lastra di arenaria ed una carrucola da pozzo per il recupero dell’acqua sono attualmente conservati nel parco stesso. Anche tale villa è stata ristrutturata, ospitando gli uffici edili di un’impresa cittadadina. Gli ultimi orti situati tra il parco e le case, dominanti l’ex piazza Caserma, sono ormai condannati.
Nell’ultimo periodo bellico il colle di Scorcola ha risentito della vicinanza del Tribunale, in particolare durante l’occupazione tedesca della città, che requisendo interi edifici nella zona creò quel comando militare che prese il nome di “Kleine Berlin”.
Le case di piazza Oberdan, il Tribunale ed anche le ville Ara e Weiss ospitavano uffici e comandi tedeschi. La zona era considerata della massima importanza e lo testimonia l’esistenza dei bunker che si ricordano molto vasti e che, stando a certe voci, erano addirittura comunicanti tra loro formando un reticolo che rendeva possibile un’eventuale fuga.
All’inizio di via Fabio Severo si aprono ancora oggi alcuni ingressi di gallerie dinnanzi ai quali si distinguono i resti degli sbarramenti di cemento, spessi alcuni metri, che li proteggevano. Tali gallerie sono oggi adibite ad autorimesse o depositi, sono parzialmente chiuse ma esistono notizie su una loro prosecuzione nell’interno del colle; pare fossero le vie accesso ad un ampio autoparco sotterraneo.
Un’imponente bunker iniziava a metà della rampa di via Romagna sottostante l’attuale numero civico 32 e collegava la zona del Tribunale alla villa Ara. Resti di quella fortificazione sono tuttora conservati nel giardino di via Romagna 34 e sono probabilmente in comunicazione con la presa d’aria affiorante nel giardino del condominio di via Romagna 28 e 44, dove si ricorda anche l’esistenza di un accesso con gradini.


Torno tra poco co' le ultime foto.
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Lun 21 Set 2009 - 16:25

Eco le ultime foto:



Un romantico scorcio di antiche abitazioni ora in corso di ristrutturazione. (via Romagna n. 27)
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Lun 21 Set 2009 - 16:40



Sempre in via Romagna (n. 27-29) un antico portale superstite.
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Lun 21 Set 2009 - 16:49

Eco l'ultima foto, xe una foto che in t'un contesto (antichi mestieri) diverso e tirada zò de un'altra parte, gò zà meso in forum.



Una carro della ditta Cimadori nell'antica piazza Foraggi, approssimativamente l'odierno Foro Ulpiano. Sulla pendice del colle si scorge "Veduta Romana" e, più sopra al centro, villa Ara.
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Re: Rioni - Scorcola

Messaggio Da Fabiana il Mar 22 Set 2009 - 12:25

Eco l'ultimo toco dela storia del rion de Scorcola:

…Dall’altro lato del colle esiste un grosso blocco di cemento nell’area retrostante il palazzo Ralli (realizzato dall’architetto Giuseppe Baldini nel 1851).
Un altro bunker partiva dal fondo del viottolo posto nella parte inferiore della proprietà Garzolini, e sbucava nella via Scorcola.
Una breve galleria si apriva proprio a monte della stazione del tram di Vetta di Scorcola, nei pressi del castelletto.
Nella parte inferiore del colle si sono succedute scoperte che avvalorerebbero le voci di un ampio collegamento sotteraneo. Durante lo scavo delle fondamenta della scuola A. Volta (via Monte Grappa) pare si siano raggiunte gallerie sotteranee e che sia stato rinvenuto un fucile tedesco. Durante la costruzione della nuova scuola per geometri nel marzo 1981, è stato ritrovato, in mezzo al boschetto a monte di via Cantù, un blocco di cemento a forma di ogiva rovesciato sul fianco. Sotto ad esso uno stretto pertugio in cemento armato con scala fissa in ferro scendeva in un ampio ambiente sotterraneo distribuito addirittura su tre livelli. Purtroppo anche questo sotterraneo è stato mascherato facendo forse perdere una preziosa occasione per appurare la verità.
Risulta che all’arrivo degli alleati, i soldati tedeschi si rifugiarono nei sotterranei e cantando e ballando si fecero sentire per giorni dagli avversari… soprastanti, dimostrando così la loro certezza di avere una via di scampo.
Iniziò proprio nel dopoguerra quella metamorfosi del colle che continua tutt’ora con l’eliminazione degli edifici più vecchi, l’interramento dei pozzi, la chiusura di antichi portali, l’erezione di muri in cemento, l’asfaltatura delle vie e l’apertura di nuovi collegamenti, una volta insperati, tra Scorcola e Romagna.
Venne tracciata l’ampia via Cantù, che doveva raggiungere la via Commerciale, ma l’opera si arrestò dinnanzi al rifiuto dei privati di lasciare abbattere alcuni importanti edifici nella zona dominante Roiano. Molti orti sparirono sotto l’asfalto. E’ piuttosto recente l’apertura di un collegamento tra le vie Artemidoro e la parte inferiore di Scorcola, evitando così parte della rampa di scalette preesistenti.
Fino a non molto tempo fa un carro trainato da un cavallo passa regolarmente a prelevare la segatura in una falegnameria di via Fabio Severo 143, ricordando così i tempi non tanto lontani in cui non esisteva il frastuono delle macchine, ed il colle particolarmente verde era considerato “il più bel colle della città”.
Quel colle sta svelando solo ora i suoi segreti geologici; nel 1978 sono state rinvenute nella cava di villa Giulia un centinaio di mpronte di meduse fossili risalenti a 50 milioni d’anni fa. Tante tracce misteriose solcano la roccia ed a saperle leggere si può ricostruire il clima e l’ambiente di un passato così lontano, quando Scorcola era una frana di fango in un mare caldo e le Alpi incominciavano a sorgere in seguito al movimento dei continenti. Da quelle rocce sgorgò una fonte ritenuta benefica, “l’acqua Ustia”, menzionata persino nei provvedimenti teresiani del 29 novembre 1749 a favore della città e che vive ancora nel ricordo degli abitanti, ma ormai mascherata dalle nuove costruzioni. Si conserva il ricordo dell’asilo tedesco sorto a Trieste nei primi anni Cinquanta per volontà del rettore della comunità tedesca, Johannes Diettrich.
Grazie al suo interessamento potè disporre di una bellissima proprietà, divisa in ampi pastini, a cui si accedeva sia dalla via Romagna (n. 52) che da via Scorcola (n. 3). Ogni terrazzamento aveva il suo soprannome: il più alto era “Romagna”, con i suoi lillà, gli iris e qualche albero da frutto, che poi fu affiancato da un campo di bocce. Più sotto, la presenza di un pozzo accanto ad un enorme gelso bianco, dava il nome al luogo. Da esso si scendeva al “tennis” per una ripida scala di arenaria chiusa tra due muri. Il campo da tennis era munito di illuminazione, dominato da maestosi pioppi, e l’ingresso in selciato romano, aveva un noce ed un cachi piantati simmetricamente. Una scaletta curva scende ancor oggi alla costruzione, restaurata, che ospitava ogni anno una quarantina di bambini. L’indimenticabile Schwester Mathilde, una suora tedesca che affiancava padre Diettrich nella conduzione della Comunità, accudiva a tutti i piccoli con il solo aiuto di una giovane maestrina.
Davanti all’asilo vi era una robusta intelaiatura metallica per gli attrezzi ginnici, una vasca in cemento adibita al “gioco della sabbia” e tante piante e fiori, fonte inesauribile per ornare in ogni stagione l’altare della chiesa di via Giustinelli.
Ora tutto è scomparso: il pozzo è coperto da alcuni metri di terra, nei pastini appiattiti una casa rivestita di piastrelle verdi fa rimpiangere le cascate di edera ed il variare di colori con il succedersi delle stagioni.
Scorcola, testimone di antiche battaglie e recenti guerre ha visto mutare purtroppo sempre più rapidamente e radicalmente il suo aspetto, facendo cadere in oblio una storia vecchia di secoli. Sarebbe molto opportuno risistemare la statua di San Domenico in un angolo della “corte dei miracoli”, sull’antica strada della Stranga per poter perpetuare un altro frammento di storia cittadina.
Ruggero Calligaris.


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