Ursus

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Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 10:26

Go ricevudo sto libro sai bel del nostro "monumento" e posterò (con la calma Wink ) qualche capitolo interesante


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La storia

Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 10:50

Tratto dal fascicolo "Il Pontone-Gru Ursus"

La storia di questa singolare quanto utile costruzione nautica-meccanica si intreccia quasi con quella di questo secolo appena trascorso, per quanto riguarda Trieste: iniziato dall'Austria nel 1914 per un progetto originario di gru rotante, il pontone fu in realtà usato durante il primo conflitto come deposito di materiale per sommergibili.

Le vicende belliche del 1° conflitto mondiale avevano comportato, con il sopraggiunto Trattato di Pace, uno sconvolgimento degli stati e dei confini in tutta Europa, inclusa la nostraRegione che aveva visto il subentro dell'amministrazione italiana a quella astroungarica.

Utilizzato dopo la venuta dell'Italia ancora come pontone, appena nel 1925 si pensa di adibirlo alla sua funzione naturale, completandolo con i motori e l'attuale gigantesca gru.

Era necessaria infatti un'enorme potenza di sollevamento per rendere possibile l'allestimento del grande transatlantico "Conte di Savoia". I rotori degli stabilizzatori giroscopici completi di cassa e struttura d'imbrago pesavano circa 150 tonnellate l'uno. Si trattava di issare queste casse ad un'altezza di circa quaranta metri per portarle in corrispondenza di circa quindici metri dalla muratura della nave.

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Il progetto originario

Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 11:19

Da una ricostruzione dei dati in nostro possesso, risulta che già nel 1911 l’allora Stabilimento Tecnico Triestino S.T.T. aveva pensato alla costruzione di un pontone-gru semovente a portale fisso, capace di sollevare fino a 350 tonnellate per un’altezza di 70 metri, rendendo con ciò il Cantiere autonomo per il sollevamento dei cannoni di grosso calibro delle navi da guerra in costruzione, delle caldaie, macchine ecc., che raggiungevano ormai dimensioni sempre più elevate. Infatti il cantiere era costretto ad utilizzare per i sollevamenti i mezzi in dotazione all’Arsenale del Lloyd e di quello del cantiere di Pola.

Il pontone doveva essere costruito con il contributo erogato dal Ministero della Marina Imperiale. Purtroppo la situazione politica del momento stava precipitando verso la guerra, che sarebbe stata dichiarata da lì a poco, il 28 luglio 1914.

I fondi promessi dal Ministero vennero pertanto dirottati per scopi bellici. A quel punto, vista la mole di commesse militari in programma, la direzione dello Stabilimento Tecnico Triestino – Cantiere San Marco, decideva egualmente di procedere con la costruzione, facendo affidamento sulle proprie risorse economiche.

Il pontone veniva pertanto completato per la sola parte dello scafo galleggiante, rimanendo incompleto, privo dei macchinari e delle strutture di sollevamento.

L’impostazione della chiglia avveniva nell’aprile del 1913 ed il successivo 28 gennaio in varo.

Al pontone sarebbe stato più tardi assegnato, a fronte delle dimensioni ed imponenza, il nome “URSUS”, nome che mai più appropriato poteva esser scelto.

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Re: Ursus

Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 11:22


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Re: Ursus

Messaggio Da borin il Mar 4 Gen 2011 - 11:53

per cominciar, una man de antiruzine..
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Nasce “Italia di Navigazione”

Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 13:25

Anche dopo la venuta dell’Italia il pontone continuò ad essere usato come deposito di materiale per sommergibili.

Soltanto nel 1925 si pensò d’adibirlo alla sua funzione naturale, completandolo intanto con i motori; gli stessi poi, che, ancora funzionanti, furono sostituiti nel 1975 con due di peso inferiore.

Sin dal 1926 l’Azienda dei Magazzini Generali (allora Autorità Portuale) aveva considerato la necessità di dotare il porto di Trieste di un mezzo meccanico di sollevamento mobile e galleggiante di grande portata, ad integrazione dei due pontoni-gru galleggianti e della gru a martello dell’ex Arsenale, dimostratesi insufficienti a soddisfare le esigenze del traffico dei colli pesanti.

Inoltre, l’utilizzazione della gru a martello fissa dell’ex Arsenale, di capacità limitata, richiedeva lo spostamento delle navi con l’inconveniente del fondale limitato che non consentiva l’attracco di bastimenti di grande mole.

Le gru galleggianti, disponibili al momento, non superavano la capacità di sollevamento di 40 tonnellate e sbraccio limitato.

Lo sviluppo crescente del traffico di colli sempre più pesanti, aveva evidenziato l’insufficienza delle attrezzature portuali, tanto che i Magazzini Generali, per rispondere alle richieste dell’utenza, ricorrevano spesso al noleggio delle gru galleggianti dei cantieri, mentre il Porto di Trieste, per il sollevamento e il trasferimento dei colli pesanti, nonostante le favorevoli condizioni, non poteva a quel tempo soddisfare le richieste, essendo privo di un mezzo più potente e più adatto al sollevamento dei colli di così grande mole.

Nei tardi anni ’20 Benito Mussolini decise che l’Italia sarebbe stata fra le nazioni leader in tutti i campi: scienza, esercito ed anche in mare.

Sta di fatto che i transatlantici in rotta nel nord Atlantico erano anche la vetrina internazionale delle nazioni che le possedevano. Così anche Mussolini decise che, nella prima volta della sua storia, l’Italia avrebbe avuto una coppia di grandi e prestigiosi transatlantici.

A fronte di questo l’Italia non aveva però una forte compagnia di navigazione sotto la sua bandiera, così Mussolini decise che la NGI – Navigazione Generale Italiana, il Lloyd Adriatico e la Cosulich Line, si sarebbero fuse per dare vita ad una forte compagnia nazionale :l’Italia di Navigazione.

Nel 1927 Mussolini annunciò che l’Italia avrebbe iniziato la costruzione di “due navi per le quali il mondo intero stava aspettando”, più tardi nominate Rex (divenuta la nave più grande, veloce ed elegante dell’Atlantico) e Conte di Savoia (il primo transatlantico ad essere dotato di stabilizzatori antirollio di tipo giroscopico.

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Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 13:28


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Messaggio Da Fabiana il Mar 4 Gen 2011 - 14:10

'Sai, ma pròpio 'sai interesante: grazie Giacomin!

Ciau, sempre con tantisima simpatia, Fabiana.
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La riprogettazione e il completamento

Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 17:43

S’impose, quindi, per i Magazzini Generali, la necessità e la convenienza di dotare anche il Porto di Trieste, di una gru galleggiante con portata di almeno 150 tonnellate, a braccio girevole e di caratteristiche tali da poter corrispondere a qualunque presumibile esigenza di lavoro.

Tra l’altro alla grave crisi del 1929, era subentrata la ripresa dell’economia che aveva favorito l’incremento dei traffici marittimi ed in particolare quelli passeggeri nei viaggi transoceanici. La costruzione di questa gru avrebbe messo i Magazzini Generali in grado di garantire un rapido lavoro sbarco e imbarco e avrebbe consentito altresì l’impiego della stessa per le costruzioni navali nell’interesse dei cantieri, per l’allestimento dei grandi piroscafi in costruzione.

L’introduzione di nuove metodologie nel campo delle costruzioni navali e dei traffici portuali, richiedeva la manipolazione di colli sempre più grandi in dimensione e peso. Si era resa pertanto la necessità di attrezzare il porto con i mezzi di sollevamento adeguati.

Lo scafo dell’Ursus, che giaceva inutilizzato all’interno dell’Arsenale, poteva fare a questo scopo e, nell’agosto del 1930 i Magazzini Generali di Trieste (ente che gestiva il porto) diedero l’incarico per la progettazione e la realizzazione del nuovo URSUS



Il pontone venne rimorchiato a Monfalcone, per gli opportuni lavori di controllo e pulizia della carena, il 19 gennaio 1931, rientrando in cantiere il 2 marzo successivo; nel frattempo l’Officina Ponti a Gru costruiva la gru, il cui grande braccio venne montato il 10 ottobre successivo, dopo il montaggio a terra di una grande intelaiatura.

Il contratto venne assegnato ai Cantieri Riuniti dell’Adriatico C.R.D.A. che completarono il pontone nel dicembre del 1931.

Il progetto prevedeva, per il sollevamento, l’installazione della torre girevole alta settanta metri ed una portata fino a 150tonnellate, un sistema do propulsione diesel – elettrico, interamente progettato e realizzato dalla Fabbrica Macchine S.Andrea, che consentiva al pontone di muovere in forma autonoma.

L’unità ottenuta rappresentava il pontone a gru girevole più potente del Mediterraneo ed uno dei maggiori al mondo.

Presentava inoltre una peculiarità ulteriore:era la prima costruzione del genere progettata e realizzata con tecnologia e materiali completamente italiani.

Sia lo scafo che i motori elettrici, i meccanismi e le carpenterie metalliche furono interamente progettati ed eseguiti dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico.

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Messaggio Da Giacomin il Mar 4 Gen 2011 - 17:45


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Messaggio Da nonapicia il Mer 5 Gen 2011 - 15:25

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Messaggio Da Fabiana il Mer 5 Gen 2011 - 18:25

Scusa Nona Picia se te lo dimando, ma la foto che te gà postado sarìa la foto de la grù "la Mancina" de la quale parlava Giacomin???
Scusa ancora par la dimanda, ma son un fià indrìo co' le carte e ti no' te gà scrito gnente soto la foto.

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Messaggio Da nonapicia il Gio 6 Gen 2011 - 7:55

Xe l'Ursus!No me ricordo cossa che ga scrito Giacomin, guarderò dopo....
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1931: ora poteva compiere il suo servizio.

Messaggio Da Giacomin il Mar 11 Gen 2011 - 17:30

Con 16 uomini di equipaggio più un capo macchinista ed un capo pontone, si garantiva il funzionamento di questo prezioso dinosauro acquatico che a tutta forza poteva viaggiare, in mare calmo, a circa quattro miglia all’ora.

Al suo completamento, nel dicembre 1931 il pontone entrava subito in servizio per l’impiego nell’allestimento del transatlantico passeggeri “CONTE DI SAVOIA” in costruzione presso il Cantiere San Marco.

Il suo apporto, in detta costruzione , è rimasto memorabile e spettacolari le operazioni effettuate, come quelle del posizionamento nello spazio angusto all’interno dello scafo, degli stabilizzatori giroscopici “Sperry” da 150 tonnellate ciascuno, che dovevano venire installati in blocco unico con le proprie casse e strutture.

Si trattava di issare queste casse a un’altezza di circa 40 metri per portarle in corrispondenza di circa 15 metri dalla murata della nave.

Con lo stesso sistema venivano imbarcati anche i due grossi motori di propulsione.

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Il primo comandante si chiamava Camus

Messaggio Da Giacomin il Mar 11 Gen 2011 - 17:46

In seguito incominciarono le innumerevoli avventure del gigante.

Il primo comandante si chiamava Camus, era austriaco di Graz (ricorda così Bruni Godina classe 1910, che entrò a lavorare nell’allora Cantiere San Marco dei fratelli Strudthoff il 2 aprile 1925, quando la costruzione dell’Ursus era ancora in atto; Godina contribuì, in particolare a costruire le ventilazioni dei due motori diesel.)

Le imprese portate a termine dalla snodabilità del suo braccio sono innumerevoli.

Tra le operazioni spettacolari da ricordare, quella avvenuta nel 1932, con il trasporto all’Idroscalo (ora sede della Capitaneria di Porto) della struttura metallica a traliccio del tetto.

La struttura, lunga ben 58 metri, sistemata dall’Ursus sui punti di appoggio, entrava in oscillazione e, forse per la sua leggerezza ed estensione, oppure, come dicono, per un’errore di calcolo dei seggi di appoggio, rovinava al suolo distruggendosi.

L’operazione venne ripetuta l’anno seguente con successo e parte della medesima si trova tuttora visibile sul cielo del piazzale interno.

Il periodo intercorso tra le due guerre, vedeva il pontone occupato tra le costruzioni dei cantieri navali di Trieste e Monfalcone ed il sollevamento e la movimentazione dei grossi carichi sulle navi del porto.

Essenziale fu il suo supporto nella realizzazione delle grandi opere marittime, quali le dighe foranee, a protezione del Porto Nuovo di Trieste.



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Messaggio Da Giacomin il Mar 11 Gen 2011 - 17:58


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Un tentativo di…..furto

Messaggio Da Giacomin il Mar 25 Gen 2011 - 17:13

Curioso quanto avvenuto il 20 maggio 1945; un tentativo di furto da parte delle truppe jugoslave che occupavano Trieste e che tentarono, alla chetichella, di trasferire il pontone nella propria area di giurisdizione; arrivato oramai oltrer Salvare il convoglio fu intercettato da una cannoniera inglese, allertata dal Comando Alleato, che era stato avvisatodal personale del Cantiere e quindi obbligato a tornare a Trieste.

Alcune testimonianze asseriscono che il tentativo di furto fu reiterato il giorno successivo ma, anche questa volta senza successo.
Nonostante tutto ciò, il pontone, come nella prima guerra mondiale, aveva superato indenne anche questo momento travagliato.

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Il dopoguerra e la ricostruzione del porto

Messaggio Da Giacomin il Mer 16 Feb 2011 - 20:31

Il porto di Trieste aveva subito nelle ultime fasi del conflitto massicci bombardamenti aerei che avevano messo a dura prova e distrutto gran parte delle strutture portuali.

La navigazione nel bacino portuale era inoltre resa impraticabile e pericolosa dalla presenza di numerosi relitti, con grandi navi affondate nel vallone di Muggia.

Ancora una volta il contributo dell’Ursus era stato determinante nella pulizia dei fondali e nella rimozione delle grosse reti antisommergibile, poste a chiusura delle vie di accesso al porto, nelle quali erano andate a impigliarsi alcune mine che rappresentavano un pericolo reale per il personale impegnato.

La valle di Muggia era invasa da relitti e la paziente forza dell’Ursus la ripulì pezzo per pezzo.

I palombari selezionavano i relitti in blocchi che a volte raggiungevano peso superiore alle 150 tonnellate consentite; ebbene, il braccio del gigante buono tirava su anche quello.

Tra le altre attività collaterali svolte, il pontone aveva provveduto al trasferimento delle due scale reali della Stazione Marittima al cantiere san Rocco, per evitarne la distruzione durante la guerra.

Determinante è stata l’opera del pontone nella fase postbellica per la ricostruzione ed il riallestimento delle banchine con il posizionamento delle gru distrutte o crollate.

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Messaggio Da Giacomin il Gio 17 Feb 2011 - 8:26




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Messaggio Da egi60dio il Gio 17 Feb 2011 - 19:13

Che sia stada una grua splendida nissun meti in dubbio,che sia stada una tecnologia ingegneristica avanzata gnanca ,ma........muli mii da qualunque parte se la guarda dala riva del mar o dal altipian se sempre un pugno in tun ocio e saria meo meterla in un canton della zona del vecio san Marco,tanto la faria ruzine lo stesso.
ciao

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Messaggio Da margherita il Ven 18 Feb 2011 - 10:00

egi60dio ha scritto:.... da qualunque parte se la guarda dala riva del mar o dal altipian se sempre un pugno in tun ocio e saria meo meterla in un canton della zona del vecio san Marco,tanto la faria ruzine lo stesso.
ciao
Se te savessi quanti che gò sentido dir le stesse parole............ma se vedi che ghe costa meno tignirla
là piuttosto che spostarla a prescinder dal pugno in tutti e due oci.!
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Messaggio Da borin il Ven 18 Feb 2011 - 12:30

Mi diria intanto una man de antiruzine e una de pitura.
po se discuti.
( La Tour Eiffel de Trieste, diseva Rovis..)
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Messaggio Da Giacomin il Ven 18 Feb 2011 - 17:59

borin ha scritto:Mi diria intanto una man de antiruzine e una de pitura.
po se discuti.
( La Tour Eiffel de Trieste, diseva Rovis..)

Concordo

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Messaggio Da margherita il Sab 19 Feb 2011 - 11:00

Mi parto dal presupposto che se se gà intenzion de considerar qualsiasi manufatto
un "monumento" bisognassi manutenzionarlo come minimo e no lassarlo in bando,
certo xe che se dovessi grattar via la ruzzine prima de tutto e dopo pitturarlo
(me sa però che esisti in commercio anche della pittura particolare per cui la
operazione grattamento no occorri e se pol darghe de sora), ovviamente questo
comportassi un notevole costo e un grosso impiego de manodopera......ma con
l'incuria che xe stada dimostrada in parecchie occasioni la "Tour Eiffel" triestina
gò la quasi certezza che resteria solo che un ammasso de ferro ruzzine.
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Messaggio Da Fede il Gio 3 Mar 2011 - 4:36

e intanto ieri el ve xe filado
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